Politica
È guerra sul Tribunale: il Comitato chiede un faccia a faccia pubblico
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13 Jul 2026 21:58
Massimiliano Cavallo
Contributor
Bassanonet.it
Pubblicato il 03 lug 2026
Visto 20.431 volte
La risoluzione presentata in Consiglio regionale del Veneto da Jacopo Maltauro (Forza Italia) riaccende il confronto sull’ipotesi di un nuovo presidio giudiziario nella Pedemontana.
Il provvedimento chiede che ogni eventuale riorganizzazione della geografia giudiziaria sia preceduta da una verifica tecnica su organici, carichi di lavoro e impatto sugli uffici esistenti.
Nel confronto emerso a Palazzo Ferro Fini emergono da un lato le istanze legate all’ipotesi di nuovi presidi giudiziari sul territorio, dall’altro le preoccupazioni espresse dall’avvocatura in relazione alle criticità di organico nei tribunali di Vicenza e Padova e al possibile impatto sugli uffici esistenti.
Il consigliere di Forza Italia Jacopo Maltauro.
La risoluzione n. 27 – intitolata “Rafforzamento dei presidi giudiziari del Veneto e tutela dell’efficienza del servizio giustizia nella provincia di Vicenza” – è stata presentata a Venezia nella sede del Consiglio regionale. Alla presentazione hanno partecipato, oltre a Maltauro, Alessandro Moscatelli (Ordine degli avvocati di Vicenza), Francesco Rossi (Ordine degli avvocati di Padova) e Gaetano Crisafi (Comitato per una Giustizia di Qualità di Vicenza), insieme ai consiglieri regionali Mirko Patron (Forza Italia), Nicolò Maria Rocco (Riformisti Veneti in Azione), Morena Martini (Stefani Presidente) ed Eric Pasqualon (Unione di Centro).
Nel suo intervento, Maltauro ha sottolineato come il dibattito sulla giustizia nel territorio sia ormai esteso a sindaci e categorie professionali, evidenziando che la Regione, pur non avendo competenza diretta in materia, deve farsi interprete delle esigenze locali. Precisando che la risoluzione «non è contro nessuno», il consigliere di Forza Italia ha indicato la necessità di subordinare qualsiasi nuovo intervento alla sostenibilità complessiva del sistema, con particolare attenzione agli effetti sugli organici già in sofferenza.
Secondo i dati richiamati nel corso del confronto, la scopertura del personale negli uffici giudiziari si attesta in Veneto su una media del 40%: il Tribunale di Vicenza supera questa già critica soglia regionale, mentre quello di Padova registra una carenza strutturale di circa il 30%.
Sul fronte dell’avvocatura, Moscatelli ha evidenziato come, a fronte di una situazione migliorata per l'organico dei magistrati, siano le carenze del personale di cancelleria a incidere direttamente sulla funzionalità del servizio, sostenendo che la qualità delle decisioni e la tenuta organizzativa debbano prevalere sulla sola logica della prossimità territoriale.
Francesco Rossi (Padova) ha posto l'accento sulla natura strutturale delle scoperture. Secondo l'esponente dell'avvocatura patavina, l’eventuale apertura di nuovi uffici rischierebbe di tradursi, in assenza di stanziamenti mirati, in una semplice ridistribuzione del personale, senza alcun beneficio per il sistema.
A questo si aggiungono le perplessità di Crisafi, che ha sollevato interrogativi sulla provenienza e sulla formazione del personale eventualmente destinato a un ottavo tribunale o a una seconda corte d'appello, sottolineando il peso dell’esperienza maturata negli uffici già strutturati.
Il confronto politico e istituzionale resta aperto. La partita si muove lungo una linea di faglia ormai classica: da un lato la pressione di una parte del territorio che reclama la prossimità geografica del servizio; dall’altro il realismo dell’avvocatura, che difende la centralizzazione come unica via per garantire la specializzazione dei magistrati e la qualità delle decisioni, mettendo in guardia dal rischio di creare nuove strutture destinate a rimanere prive di risorse efficaci.
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