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Pubblicato il 30 giu 2026
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Il confronto sul Tribunale della Pedemontana arriva a Roma e va oltre il testo della riforma: la vera posta in gioco riguarda anche la rappresentanza delle diverse posizioni territoriali nel dibattito parlamentare. Secondo il Comitato per il Tribunale della Pedemontana, il dibattito rischia di non rappresentare tutte le posizioni presenti sul territorio se in Commissione verranno ascoltate soltanto alcune delle realtà coinvolte.
Al centro della discussione c’è la richiesta avanzata dal deputato vicentino Erik Pretto di audire i sindaci dell’Alto Vicentino che hanno espresso perplessità sulla riorganizzazione dell’assetto giudiziario locale. Una scelta che porta il confronto direttamente in Parlamento e si inserisce nel dibattito sulla ridefinizione del futuro circondario giudiziario della Pedemontana.
Sul fronte opposto si colloca il Comitato per il Tribunale della Pedemontana, che chiede un confronto esteso a tutte le componenti territoriali, comprese amministrazioni favorevoli, categorie economiche e professioni, per evitare una rappresentazione “selettiva” del territorio coinvolto.
L’avvocato Antonio Mauro, membro storico del Comitato per il Tribunale della Pedemontana.
In questo contesto interviene l’avvocato Antonio Mauro, membro storico del Comitato per il Tribunale della Pedemontana, che sostiene l’impianto della riforma e invita a non impostare il dibattito come una contrapposizione tra Vicenza e Bassano.
Avvocato Mauro, la richiesta del deputato Erik Pretto di audire i sindaci dell’Alto Vicentino in Commissione Giustizia porta la questione sul piano parlamentare. Qual è la sua posizione?
«Ben venga la richiesta dell’on. Erik Pretto di audire in Commissione Giustizia i sindaci dell’Alto Vicentino. Il confronto istituzionale è sempre utile, soprattutto su un tema rilevante come la nuova geografia giudiziaria. Ma l’ascolto deve essere completo, non selettivo. Se vengono ascoltati i sindaci che esprimono perplessità, devono essere ascoltati anche i sindaci favorevoli, il Comitato per il Tribunale della Pedemontana, le categorie economiche, il mondo delle imprese, dell’artigianato, del commercio, delle professioni e tutti quei soggetti che da anni sostengono la necessità di un presidio giudiziario per la Pedemontana. Non può passare l’idea che una parte del territorio parli a nome di tutto il territorio. Né può passare una rappresentazione imprecisa del disegno di legge».
Tra i timori sollevati c’è quello che l’istituzione del nuovo Tribunale possa comportare uno svuotamento del Tribunale di Vicenza. Cosa prevede in concreto il disegno di legge?
«Il disegno di legge non apre un Tribunale scaricando automaticamente sul Tribunale di Vicenza il costo della nuova sede. Prevede invece un percorso preciso: entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge il Ministro della Giustizia, sentito il CSM, dovrà determinare la dotazione organica dei nuovi uffici e le variazioni necessarie per gli uffici interessati dalla modifica del circondario; nei successivi 90 giorni il CSM dovrà procedere alla nomina dei vertici, cioè del Presidente del Tribunale e del Procuratore della Repubblica. Non solo. Il testo prevede anche un incremento del ruolo organico: 7 magistrati in più e 25 unità di personale amministrativo, articolate in 14 funzionari e 11 assistenti, oltre alle coperture per l’avvio e il funzionamento della nuova sede».
Dunque non si tratterebbe di un semplice trasferimento di personale da un ufficio all’altro?
«Continuare a rappresentare il progetto come una semplice sottrazione di personale da Vicenza a Bassano significa non leggere il disegno di legge o, comunque, darne una lettura parziale. Ma proprio per questo la battaglia corretta non è contro il Tribunale della Pedemontana. La battaglia corretta consiste nel pretendere che il nuovo assetto giudiziario nasca con organici adeguati, risorse proprie e senza depauperare gli uffici esistenti. La questione vera è ottenere che il Governo attui integralmente ciò che ha scritto: più organici, coperture adeguate e nessun impoverimento degli uffici esistenti».
Gli uffici giudiziari di Vicenza segnalano già oggi una situazione di forte sofferenza. Come si inserisce questo elemento nella riforma?
«Affermare che, a seguito della modifica del circondario, dovranno essere valutati gli organici del Tribunale di Vicenza non significa dire che Bassano debba nascere svuotando Vicenza. Significa, più semplicemente, che il nuovo assetto dovrà essere costruito sulla base dei carichi effettivi, della popolazione servita, delle pendenze, dei flussi e delle esigenze reali di ciascun ufficio. Se Vicenza è oggi in sofferenza, quella sofferenza va affrontata. Se mancano magistrati e personale amministrativo, bisogna chiederli. Se gli uffici giudiziari veneti lavorano sotto organico, bisogna rafforzarli. Ma questa non è una ragione per negare alla Pedemontana un presidio giudiziario adeguato. È, al contrario, la ragione per pretendere più risorse per l’intero sistema della giustizia veneta».
Alcuni critici definiscono il nuovo presidio un “tribunalino”. È una definizione che trova riscontro nei numeri?
«Il disegno di legge non istituisce un “tribunalino”. Prevede un Tribunale ordinario con relativa Procura della Repubblica, destinato a servire un territorio interprovinciale oggi distribuito tra Vicenza, Padova e Treviso. Si tratta di un bacino di oltre 500.000 abitanti e circa 100.000 imprese e attività economiche: un territorio produttivo, commerciale, artigianale e professionale che non può essere liquidato con formule riduttive o caricaturali. Definire “tribunalino” un presidio giudiziario destinato a un territorio di questa consistenza non è una valutazione critica: è una rappresentazione riduttiva e non fedele alla reale portata del disegno di legge».
Qual è, secondo lei, il cambiamento del territorio che giustifica l’istituzione del Tribunale della Pedemontana?
«Il vero tema non è aprire un palazzo in più. Il vero tema è riconoscere che la Pedemontana veneta è ormai un territorio reale, con una propria identità economica, sociale, infrastrutturale e produttiva, ulteriormente rafforzata dalla Superstrada Pedemontana. Un territorio che cresce ha bisogno di funzioni pubbliche adeguate. La giustizia è una di queste. Per questo non ha senso impostare il dibattito come “Vicenza contro Bassano”. La contrapposizione tra territori è sbagliata e indebolisce tutti. La questione vera è un’altra: il Veneto ha bisogno di una giustizia più forte, meglio distribuita, più vicina ai cittadini e alle imprese, e dotata di risorse adeguate».
C’è chi sostiene che bloccare il progetto in questa fase sia una scelta di prudenza, vista la scarsità di risorse. Che cosa risponde?
«Se il problema sono gli organici, la risposta non è dire no al Tribunale della Pedemontana. La risposta è pretendere più organici per Vicenza e organici adeguati per Bassano. Opporsi al nuovo Tribunale in nome della carenza di risorse significa accettare la logica della scarsità: pochi magistrati, poco personale, uffici sovraccarichi e territori lontani dai servizi. Noi rifiutiamo questa logica. La Pedemontana non chiede di togliere giustizia ad altri territori. Chiede che il Parlamento riconosca un territorio che esiste già e che ha diritto a un presidio giudiziario proporzionato alla propria consistenza».
Su quali basi dovrebbe muoversi il Parlamento nel prosieguo dell’iter alla Camera?
«Il confronto deve avvenire sul testo del disegno di legge, non su slogan. Si può essere favorevoli o contrari, ma non si può rappresentare il Tribunale della Pedemontana come un ufficio minore, simbolico o privo di reale consistenza. La battaglia corretta è “più risorse per la giustizia veneta”. Fare leva sulla carenza di organico per negare il Tribunale della Pedemontana significa spostare il problema, non risolverlo. Noi dobbiamo rovesciare quella logica. La carenza di organico non può diventare l’argomento per lasciare la Pedemontana senza presidio giudiziario. Deve diventare, al contrario, la ragione per chiedere al Governo e al Parlamento un investimento serio sulla giustizia veneta: più personale dove manca, organici adeguati per il nuovo Tribunale e nessun impoverimento degli uffici esistenti».
Il Comitato parla spesso di un riequilibrio complessivo della giustizia veneta. È questa la chiave di lettura del progetto?
«Il Veneto non ha bisogno di scegliere quale territorio debba restare scoperto. Ha bisogno di un sistema giudiziario più forte, più razionale e più aderente alla realtà economica e sociale che si è formata negli ultimi anni. Il Tribunale della Pedemontana deve nascere bene: non sottraendo risorse in modo meccanico, ma dentro un progetto di riequilibrio e potenziamento complessivo della giustizia veneta. Prima di affermare che il progetto “taglia in due” l’Alto Vicentino o indebolisce automaticamente Vicenza, occorre leggere il testo. Per questo il Parlamento ascolti tutti. Ascolti l’Alto Vicentino. Ascolti Bassano. Ascolti i Comuni favorevoli e quelli contrari. Ascolti le imprese, le professioni, i cittadini e il Comitato. Ma decida sulla base del testo reale del disegno di legge, non sulla base di formule allarmistiche o di letture parziali. La strada ha unito il territorio. Ora la giustizia deve riconoscerlo».
Le sorprende che alcune critiche arrivino dalla stessa area politica che sostiene il Governo?
«Colpisce che certe obiezioni provengano non dall’opposizione, ma da chi è stato eletto nell’area politica che sostiene il Governo promotore del disegno di legge, salvo poi collocarsi nel Gruppo Misto».
La discussione sul Tribunale della Pedemontana supera ormai i confini di una singola città. Il Comitato per il Tribunale della Pedemontana porta avanti da anni una battaglia pubblica a sostegno del progetto, affiancato da amministratori locali, rappresentanti delle professioni e realtà economiche favorevoli all’iniziativa. Resta ora il compito più delicato: trovare un equilibrio capace di rafforzare l’intero sistema della giustizia veneta, riconoscendo le esigenze di un territorio che negli ultimi decenni ha assunto una propria identità economica e infrastrutturale, senza trasformare il confronto in una competizione tra comunità vicine.
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