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Massimiliano Cavallo
Contributor
Bassanonet.it
Pubblicato il 17 giu 2026
Visto 331 volte
Un minatore coperto di fango che emerge da una montagna di uomini. Una colonna di profughi che attraversa l'orizzonte. Un branco di elefanti che avanza nella polvere africana.
Per milioni di persone il Novecento e l'inizio del nuovo secolo hanno il volto delle fotografie di Sebastião Salgado. Immagini che non si limitano a documentare la realtà, ma la restituiscono in tutta la sua forza, trasformando la cronaca in patrimonio visivo del nostro tempo.
A poco più di un anno dalla scomparsa del fotografo brasiliano, avvenuta nel maggio 2025, Bassano del Grappa si prepara a rendergli omaggio con una grande retrospettiva che ne ripercorrerà l'intera parabola artistica.
Sebastião Salgado (1944 – 2025) è stato uno dei più importanti fotoreporter e fotografi documentaristi dei secoli XX e XXI.
Dal 24 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 il Museo Civico ospiterà oltre 160 fotografie provenienti dai progetti che hanno segnato cinquant'anni di attività, in quella che viene annunciata come la prima mostra italiana capace di offrire una lettura completa del suo lavoro.
Non si tratta soltanto di un'esposizione fotografica. È piuttosto un attraversamento della storia contemporanea osservata attraverso l'obiettivo di uno dei suoi più autorevoli testimoni. Economista di formazione, brasiliano di nascita e cittadino del mondo per vocazione, Salgado ha percorso decine di Paesi documentando guerre, carestie, migrazioni, lavoro e trasformazioni sociali. Il suo bianco e nero monumentale è diventato una cifra stilistica riconoscibile ovunque, capace di fondere rigore documentario e intensità estetica.
Chi visiterà la mostra bassanese si troverà davanti alle immagini che hanno consacrato il fotografo sulla scena internazionale. Ci saranno gli scatti realizzati nelle regioni più povere dell'America Latina, quelli dedicati alla tragedia della siccità nel Sahel africano e soprattutto le fotografie della miniera di Serra Pelada, in Brasile, forse il lavoro che più di ogni altro ha contribuito a costruire il mito di Salgado. Migliaia di uomini arrampicati lungo pareti di terra, trasformati in una sorta di formicaio umano, raccontano ancora oggi la durezza del lavoro e la ricerca ossessiva della ricchezza meglio di qualsiasi trattato economico.
Una parte significativa del percorso sarà dedicata anche a Workers, il progetto che negli anni Novanta immortalò le ultime grandi forme di lavoro manuale prima che globalizzazione e automazione ne modificassero profondamente il volto. Seguono le immagini degli esodi, dei campi profughi e delle popolazioni costrette ad abbandonare la propria terra, temi che hanno attraversato per decenni la ricerca dell'autore.
La retrospettiva assume inevitabilmente anche il valore di un bilancio artistico. Per la prima volta il pubblico italiano potrà osservare in un unico percorso l'evoluzione completa dello sguardo di Salgado, seguendo il passaggio dal fotografo impegnato a raccontare le ferite dell'umanità all'autore che negli ultimi anni della sua carriera ha posto al centro delle proprie riflessioni la tutela dell'ambiente e il rapporto tra uomo e natura.
La portata dell'iniziativa è stata evidenziata anche dall'assessore alla Cultura di Bassano del Grappa, Giada Pontarollo, che nelle riflessioni dedicate alla mostra ha sottolineato il carattere eccezionale dell'operazione culturale. Dalle sue considerazioni emerge come il pubblico italiano abbia finora conosciuto l'opera di Salgado soprattutto attraverso esposizioni dedicate a singoli progetti, mentre la retrospettiva bassanese consentirà per la prima volta di coglierne l'evoluzione complessiva, dal grande reportage sociale degli esordi fino alla svolta ambientale degli anni più recenti. Una lettura unitaria che, nelle intenzioni dell'amministrazione comunale, contribuisce a consolidare il ruolo di Bassano quale centro di produzione culturale capace di sviluppare progetti originali di respiro internazionale.
Eppure limitarsi a definire Salgado un fotografo sociale sarebbe riduttivo. Dopo aver trascorso gran parte della propria vita a documentare conflitti, povertà e migrazioni, il fotografo intraprese infatti una nuova direzione. Un cambiamento maturato anche grazie all'impegno ambientale condiviso con la moglie Lélia Wanick Salgado, compagna di vita e collaboratrice fondamentale di tutti i suoi progetti.
Da quella svolta nacque Genesis, il lavoro monumentale che occupò oltre sette anni di viaggi e spedizioni. Un'opera che cercava luoghi ancora intatti, territori sfuggiti all'intervento umano, paesaggi capaci di raccontare ciò che il pianeta era stato prima dell'industrializzazione. È proprio a questo progetto che la mostra dedica l'intera seconda sezione, quasi a suggerire una lettura complessiva dell'opera dell'artista: prima la denuncia delle ferite inflitte dall'uomo, poi la ricerca di ciò che merita ancora di essere protetto.
La retrospettiva arriva in un momento particolare per Bassano del Grappa, impegnata nel percorso di candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029 e protagonista di una stagione che guarda sempre più ai grandi nomi della scena internazionale. Negli ultimi anni il Museo Civico ha consolidato una programmazione dedicata alla fotografia d'autore, ospitando mostre dedicate a Ruth Orkin, Dorothea Lange e Brassaï. L'arrivo di Salgado rappresenta oggi un ulteriore passo in questa direzione.
Il progetto nasce dalla collaborazione con la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, una delle più importanti istituzioni europee dedicate all'immagine contemporanea. Il rapporto tra la MEP e Salgado risale agli anni Ottanta e si è consolidato nel tempo fino a trasformarsi in una delle collaborazioni più significative della carriera del fotografo. Nel 2018 lo stesso autore e Lélia Wanick Salgado decisero di donare all'istituzione francese 105 opere, contribuendo a creare uno dei più importanti nuclei collezionistici dedicati al loro lavoro.
Ad accompagnare la mostra ci saranno attività didattiche, incontri e appuntamenti di approfondimento. Tra questi anche due proiezioni del documentario Il sale della terra, realizzato da Wim Wenders insieme a Juliano Ribeiro Salgado e dedicato alla vita del fotografo.
Il primo appuntamento è in programma il 21 giugno 2026 al Giardino Parolini nell'ambito di Operaestate Festival Veneto, che proporrà il film come anteprima cinematografica della propria stagione culturale. Una seconda proiezione è prevista invece in autunno al Metropolis Cinemas di Bassano del Grappa.
Alla fine del percorso resta forse la lezione più importante lasciata da Sebastião Salgado. Le sue fotografie non chiedono soltanto di essere osservate. Chiedono di fermarsi, di guardare più a lungo, di riconoscere nell'altro — che sia un minatore, un migrante o un abitante dell'Amazzonia — una parte della stessa storia umana. È questa capacità di trasformare l'immagine in coscienza civile, e la bellezza in strumento di riflessione, che continua a rendere il suo lavoro necessario anche oggi, dopo la sua scomparsa.
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