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Elvio Rotondo
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Bassanonet.it
Azerbaijan partner strategico della Russia
La Russia condivide un confine con l'Azerbaigian, vitale corridoio commerciale nord-sud verso il Golfo Persico, potenzialmente vantaggioso per aggirare le sanzioni occidentali dopo l’invasione dell'Ucraina
Pubblicato il 11 nov 2023
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Nel febbraio 2022, prima dell’attacco russo all’Ucraina, il presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente azero, Ilham Aliyev, hanno firmato un accordo politico-militare, a seguito del quale Aliyev ha dichiarato che il patto “porta le relazioni tra i due paesi al livello di alleanza”. Alcuni mesi dopo, l’Azerbaijan avrebbe firmato anche un accordo di condivisione dell’intelligence con la Russia. Le esportazioni di prodotti azeri in Russia sono state pari a 864 milioni di dollari nei primi nove mesi di quest'anno (con un aumento del 37,7% rispetto all'anno precedente), mentre le importazioni dalla Russia sono aumentate del 18,8%, raggiungendo i 2,27 miliardi di dollari.
Gli interessi della Russia sembrano sempre più allineati con quelli dell'Azerbaigian rispetto a quelli con l’Armenia. A seguito della conquista del Nagorno Karabakh da parte dell’Azerbaigian, l’Armenia ha lamentato il non rispetto degli obblighi da parte dei peacekeeper russi nel presidiare il corridoio di Lachin, contenere i soldati di Baku ed evitare la debacle degli armeni, alleati dei russi nell’ambito del CSTO. Il corridoio di Lachin è un’autostrada di 5 km che collega l'Armenia al Nagorno Karabakh, Il blocco di questo passaggio da parte azera, già prima dell’attacco, metteva in enorme difficoltà gli abitanti dell’enclave.
Sembra che Mosca fosse stata, già nei giorni precedenti all’azione di Baku, a conoscenza delle reali intenzioni dell’Azerbaigian grazie alle sue ampie capacità di raccolta di informazioni nel Caucaso meridionale. La sua efficienza nel monitorare le comunicazioni militari e civili, i movimenti di truppe e materiali e i preparativi per le operazioni offensive nella regione è praticamente indiscussa.
Bandiera dell'Azerbaigian a Baku, capitale dell'Azerbaigian.
Il Nagorno-Karabakh, regione montuosa contesa, situata nel Caucaso meridionale, è stata l'epicentro di conflitti su larga scala e di scontri intermittenti tra Armenia e Azerbaigian per oltre tre decenni. Durante la dominazione sovietica, il Nagorno-Karabakh aveva lo status di regione autonoma all'interno della Repubblica dell'Azerbaigian.
Dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, l'Armenia dipende in larga misura dalla Russia. È membro dei blocchi militari ed economici regionali guidati dalla Russia - l'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) e l'Unione Economica Eurasiatica (EAEU). Ospita una grande base militare russa a Gyumri e diverse altre installazioni militari russe più piccole.
L'Azerbaigian, che non fa parte dell'Alleanza (CSTO) è molto più ricco, militarmente più forte dell'Armenia e offre un mercato più grande per i beni russi, in particolare per le armi.
La Russia, secondo le stime del SIPRI, nel decennio 2011-20 è stata il principale esportatore di armi importanti sia in Armenia che in Azerbaigian. Ha fornito la maggior parte delle armi dell'Armenia e circa i due terzi di quelle dell'Azerbaigian, nonostante la Russia agisca come principale mediatore nel conflitto tra i due Paesi.
Israele, Bielorussia e Turchia sono stati, rispettivamente, il secondo, il terzo e il quarto fornitore di armi principali all'Azerbaigian nel periodo 2011-20. Le forniture russe all'Azerbaigian comprendevano veicoli blindati, sistemi di difesa aerea, elicotteri da trasporto e da combattimento, artiglieria, lanciarazzi multipli e carri armati.
Nel 2020 l'Azerbaigian avrebbe speso 2,2 miliardi di dollari in armi, contro i 634 milioni dell'Armenia.
Petrolio, gas naturale prodotti agricoli contribuiscono alla crescita economica dell’Azerbaijan. Il paese si trova a cavallo di strade e linee ferroviarie vitali per il commercio russo con l'Iran e la Turchia.
La Russia, infatti, condivide un confine con l'Azerbaigian, un vitale corridoio commerciale nord-sud verso il Golfo Persico, giudicato necessario a causa delle sanzioni occidentali dopo l'invasione dell'Ucraina.
Russia e Iran hanno concordato di completare una ferrovia che collegherebbe la Russia al Golfo Persico attraverso l’Azerbaijgian.
I presidenti di Russia e Iran, Vladimir Putin e Ibrahim Raisi, hanno firmato il 17 maggio un accordo per la costruzione di una sezione di 170 chilometri della ferrovia nel nord dell'Iran, da Astara, al confine con l'Azerbaigian, alla città di Rasht. Il completamento è previsto per il 2028 - la tratta consentirà un trasporto ferroviario ininterrotto lungo quello che è noto come Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INTSC), che mira a collegare la Russia all'Oceano Indiano.
La ferrovia è un progetto di lunga data. Nel 2016 l'Azerbaigian aveva accettato di finanziare parzialmente (insieme all'Iran) la costruzione della sezione Astara-Rasht. Nel 2018, però, Baku aveva abbandonato l'accordo a causa delle sanzioni occidentali contro l'Iran. Ma il corridoio è diventato necessario in seguito all'invasione dell'Ucraina e ai conseguenti tentativi economici occidentali di isolare economicamente la Russia.
Il collegamento ferroviario espanderebbe così le vie di comunicazioni per lo scambio commerciale dei due Paesi colpiti dalle sanzioni internazionali.
Putin ha dichiarato che la ferrovia - che avrà un ramo centrale lungo il Mar Caspio - contribuirà a collegare i porti russi sul Mar Baltico con quelli iraniani nell'Oceano Indiano e nel Golfo, rafforzando il commercio globale per entrambi i paesi.
La guerra in Ucraina ha portato la cooperazione russo-iraniana a livelli senza precedenti in ambito militare, economico e politico. Secondo quanto riportato dalla CNN il regime iraniano aveva investito nel miglioramento del porto russo di Astrakhan prima della guerra, per rafforzare le sue opzioni di trasporto verso l'Europa attraverso una rotta che potesse aggirare le sanzioni. L'Iran sta anche aiutando la Russia nel suo progetto pluriennale di dragaggio del fiume Volga, che consentirebbe di consegnare le merci più pesanti al porto di Astrakhan e al Mar Nero e oltre, utilizzando il canale Volga-Don.
Inoltre, si ha notizia che alcune navi battenti bandiera russa e iraniana camufferebbero le rotte di navigazione nel Mar Caspio per evitare controlli, una mossa che secondo gli esperti potrebbe essere legata al commercio di armi. I dati di tracciamento mostrano che le navi nella regione diventerebbero sempre più "invisibili", vicino ai porti iraniani di Amirabad e Anzali e al porto russo di Astrakhan e al fiume Volga.
Da registrare, inoltre, il ruolo dell’Iran come mediatore regionale. Il 23 ottobre 2023, Teheran ha ospitato un importante evento diplomatico che ha coinvolto i ministri degli Esteri di Armenia, Azerbaigian, Turchia, Russia e Iran con lo scopo di contribuire al processo di pace in corso tra Armenia e Azerbaigian.
L’Azerbaigian avrebbe iniziato una serie di abili manovre nella nuova realtà creata dalla guerra Russia-Ucraina. Ha sostenuto l'integrità territoriale dell'Ucraina e vi ha inviato aiuti umanitari fornendo cure mediche critiche e riabilitazione psico-sociale ai bambini ucraini colpiti dalla guerra.
Allo stesso tempo ha aiutato i paesi occidentali ad affrancarsi dalla dipendenza dalla Russia, anche attraverso la fornitura di gas naturale, e ha aiutato Mosca a uscire dal conseguente isolamento.
Malgrado la diversificazione decisa dall’EU sull’approvvigionamento di gas dalla Russia, per Mosca il nuovo gasdotto azero TAP rappresenta più un'opportunità che una minaccia. La più grande società petrolifera privata russa, Lukoil, possiede attualmente il 20% del più grande giacimento di gas dell'Azerbaigian, Shah Deniz, e quote del gasdotto. Anche l'Iran è un importante azionista dei giacimenti di gas.
Teoricamente, il progetto di prestigio dell'UE sarebbe diventato un modo per le due potenze, Russia e Iran, di aggirare le sanzioni. In particolare, i nuovi accordi sul gas stipulati dall'UE con l'Azerbaigian, a partire dall'estate del 2022 avrebbero anche aperto la porta alla Russia per esportare il gas russo in Europa attraverso l'Azerbaigian.
Il 6 ottobre scorso, inoltre, Lukoil ha annunciato di aver firmato un nuovo accordo petrolifero con la società energetica statale azera, Socar, per un valore di 1,5 miliardi di dollari.
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