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Laura Vicenzi

Laura Vicenzi
Giornalista
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Incontri

Per Mancuso, è il momento di Resistere

Nella serata inaugurale del festival della Libreria Palazzo Roberti, al centro dell'appuntamento la dualità tra Gesù e Cristo, col ruolo del sapere e del pensiero critico

Pubblicato il 13 giu 2026
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Ospite della serata inaugurale della decima edizione di Resistere giovedì 11 giugno è stato Vito Mancuso, teologo laico e filosofo tra le voci più autorevoli e ascoltate del panorama culturale italiano, protagonista al Castello degli Ezzelini di un incontro dedicato al suo ultimo saggio, intitolato: Gesù e Cristo (Garzanti Editore).

Una platea gremita e attenta, per un discorso che ha posto innanzitutto domande, messi in luce dubbi e contraddizioni documentate incentrati sui temi del mistero e della fede.

Vito Mancuso a Resistere (foto Lucrezia Pegoraro)

Il filo conduttore dell'intervento è stato il titolo scelto dal festival stesso: resistere. L’uomo è chiamato da dentro, non per imposizione, a stare ritto e in equilibrio mentre il mondo intorno offusca e sfoca il confine tra il bene e il male. Citando grandi filosofi come Nietzsche e Kant, Mancuso ha insistito sull'importanza della rettitudine, della capacità umana di stare in piedi con le proprie forze e di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Quella proposta dall'autore è stata una riflessione intorno a una delle figure che maggiormente hanno segnato la storia dell'umanità e che continuano a interrogare il presente. Al centro della sua ricerca vi è infatti la distinzione tra Gesù e Cristo, due dimensioni che, secondo Mancuso, la narrazione e la tradizione cristiana hanno progressivamente sovrapposto fino quasi a renderle indistinguibili.
Da una parte vi è il Gesù storico, l'uomo ebreo vissuto oltre duemila anni fa in Palestina, figura che gli studiosi tentano di ricostruire attraverso la lettura critica dei Vangeli, del Nuovo Testamento e delle fonti dell'epoca. Un predicatore che annunciava l'imminenza del Regno di Dio e una trasformazione radicale della storia umana. Dall'altra vi è il Cristo della fede, il Messia, l'Unto, la figura teologica elaborata dalle prime comunità cristiane e destinata a diventare il cardine uomo-dio della religione che da lui avrebbe preso il nome.

Nel corso della serata, Mancuso ha ripercorso il processo attraverso cui la figura storica di Gesù è stata riletta e reinterpretata nei decenni successivi alla sua morte. Un ruolo decisivo, ha spiegato, appartiene alla testimonianza di Paolo di Tarso e alla nascita della teologia cristiana, mentre gli stessi Vangeli testimoniano prospettive differenti e talvolta divergenti. Non si tratta, secondo l'autore, di invenzioni, ma di narrazioni che hanno progressivamente attribuito significati che trascendono gli eventi storici.
L'intervento ha intersecato i linguaggi di storia, filosofia e religione, senza perdere di vista il presente. Mancuso ha più volte richiamato l'attualità del Medio Oriente, ricordando le radici ebraiche di Gesù e il complesso intreccio di vicende storiche e spirituali che ancora oggi attraversano Israele e Palestina.
Una delle domande centrali della serata ha riguardato il significato stesso del Cristianesimo: Cristo doveva morire? La croce, che impera come simbolo nelle nostre chiese, era un destino necessario? Attorno a questi interrogativi si è sviluppata una disamina critica sulla dottrina della redenzione e sull'idea del sacrificio come condizione della salvezza. Per Mancuso il tempo presente richiede una rilettura profonda, personale, del messaggio cristiano, liberandolo da quelle interpretazioni che nel corso dei secoli ne hanno spesso oscurato il nucleo originario.

Nella sua analisi sono emerse anche le profonde differenze tra Ebraismo e Cristianesimo, religioni legate da una comune origine e sviluppatesi lungo percorsi differenti. Da un lato, la centralità della Legge e dell'osservanza, dall'altro la dimensione della redenzione e della salvezza come dono, ma fondata sul sacrificio di un “agnello”. Secondo Mancuso, è la figura del Cristo della fede quella che si è progressivamente affermata nei secoli attraverso l'elaborazione teologica della Chiesa cattolica, finendo per sovrapporsi quasi completamente al Gesù storico. È stato inoltre ricordato che il Cristianesimo non è più, attualmente, la religione della maggior parte degli Occidentali.
Più volte lo studioso è tornato su una parola: "ora". È nell'istante presente, ha sostenuto, che si manifesta il mistero dell'esistenza e si gioca la responsabilità dell'uomo. Una prospettiva che sposta l'attenzione dalle promesse future alla concretezza della vita vissuta.
Nel finale dell’incontro, un pensiero è andato a Carlo Maria Martini, figura che l'autore ha indicato come fondamentale nel proprio percorso umano e culturale, e un omaggio a Piero Martinetti, tra i pochissimi docenti che si rifiutarono di firmare il giuramento di fedeltà al fascismo, nel 1931. Figure emblematiche di una fedeltà al pensiero critico e al libero arbitrio.

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