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“Inaspettati”. Il punto di incontro tra arte e…burocrazia. A Palazzo Bonaguro l’originale storia di una mostra di soli otto giorni, senza annunci, senza manifesti e senza inaugurazione
Pubblicato il 10 mag 2025
Visto 10.481 volte
A Padova c’è il Caffè senza porte, il Prato senza erba e il Santo senza nome.
A Bassano del Grappa c’è invece una mostra senza inaugurazione. Ma anche senza annunci, senza manifesti e senza catalogo.
E in più, senza essere il frutto di una programmazione e in quanto tale non organizzata nei tempi canonici che simili iniziative richiedono.
Foto Alessandro Tich
Non mi era mai capitato di vedere, scoprendola quasi per caso, un’esposizione del genere e più “senza” di così, non si può.
Si tratta di un evento nato per circostanze fortuite e quindi imprevisto e imprevedibile.
E lo si capisce anche dal titolo: “Inaspettati”.
Il tutto accade a Palazzo Bonaguro e anche con un tempo record di brevità per quanto riguarda l’apertura al pubblico della rassegna espositiva: solamente 8 giorni, dal 9 al 17 maggio.
Per darvi una chiave di lettura sui motivi che hanno reso possibile un allestimento così insolito e così last minute, posso anticiparvi che si tratta della messa in atto di un vero e proprio “Piano B”. Dove “B” può essere l’iniziale di “Bonaguro” ma anche e soprattutto di “Burocrazia”.
Nello storico palazzo di via Angarano, infatti, in questi giorni avrebbe dovuto essere allestita un’altra mostra - questa sì, frutto di una programmazione -, originariamente prevista dal 9 maggio al 5 giugno, con l’esposizione delle opere dello scultore Sergio Comacchio.
Ed è qui che entrata in gioco la burocrazia.
Il 18 maggio 2025 è infatti una giornata elettorale: in quella data deve svolgersi il turno di ballottaggio delle elezioni amministrative in alcuni Comuni del Trentino - Alto Adige.
Ma non finisce qui. Domenica 25 e lunedì 26 maggio si svolge anche il primo turno delle elezioni amministrative in diversi altri Comuni italiani, tra i quali (per la cronaca) anche Borso del Grappa.
Potete immaginarvi la sorpresa del curatore della mostra quando qualcuno, al Comune di Bassano del Grappa, gli ha riferito che ai sensi di una legge del 1951 Palazzo Bonaguro doveva rimanere chiuso in concomitanza delle operazioni elettorali e che quindi la mostra di Comacchio poteva rimanere aperta per otto giorni, fino al 17 maggio, e poi per altri otto giorni, fino al 24 maggio, per poi riaprire nuovamente “a singhiozzo” escludendo alla fine ben due fine settimana a beneficio del pubblico. Una circostanza incompatibile con il gravoso impegno di allestire tutte le sculture dell’artista a Bassano.
Al che il curatore Pietro Gasparotto, colto in contropiede da questa vetusta normativa elettorale, ha chiesto al Comune se fosse possibile allestire a Palazzo Bonaguro una mostra alternativa, di soli otto giorni e cioè, per l’appunto, dal 9 al 17 maggio.
Lunedì scorso 5 maggio è arrivato il “sì” della struttura comunale, in via ancora informale, e ieri mattina anche la determinazione comunale che ha messo nero su bianco l’autorizzazione ad effettuare il Piano B.
E così, letteralmente in fretta e furia, in soli tre giorni dopo lunedì 5, Gasparotto è riuscito a mettere insieme sei artisti disponibili mettersi in gioco per questa esposizione di una sola settimana.
Sono appunto gli “Inaspettati” che sicuramente, a loro volta, non si aspettavano di essere chiamati in causa ma che hanno risposto prontamente all’appello per costruire a strettissimo giro di posta una mostra collettiva di scultura, pittura, installazioni, street art e arte digitale.
Uno dei sei artisti in mostra è Giuliana Cobalchini, con diverse mostre già all’attivo in Italia e all’estero, autrice di una serie di installazioni, intitolate “Colonne fluttuanti”, con miriadi di farfalle appese ai fili che a me personalmente richiamano (ma è solo un’impressione) le farfalle stampigliate sui muri esterni dell’ex Teatro Astra.
Di Giuliana Colbachini sono esposti anche diversi dipinti, realizzati con minuziosa tecnica pittorica, col tema della farfalla sempre al centro.
Maria Doro (è un uomo, all’anagrafe Alessandro) espone invece le “palle”: combinazioni di colori rinchiusi all’interno di un cerchio per lanciare il messaggio che “dobbiamo essere sempre liberi e istintivi ma alla fine ci troviamo tutti dentro un recinto”.
Doro, assieme a Carlo Zulian e a Leonardo Tessarolo, fa anche parte del gruppo artistico Calma a cui è dedicata una sala della mostra dove nei prossimi giorni si terrà una serata “live” di pittura e disegno.
Lo stesso Carlo Zulian è uno dei sei protagonisti dell’evento con alcuni grandi pannelli di street art che sono esposti nel salone centrale al primo piano e che dialogano a loro volta con le farfalle by Cobalchini e con le opere di altre due artiste.
La prima, in ordine alfabetico di cognome, è Marzia Galvanin, thienese, autrice di alcuni intensi ritratti “introspettivi”, legati all’indagine sull’interiorità dei soggetti raffigurati.
La seconda è Flavia Gandini, con le sue evocative pitture ad olio tra le quali salta agli occhi una versione contemporanea della Venere botticelliana: è “La Venere Marcella”, poetico e simbolico ricordo figurativo della madre, come spiegato dall’autrice in un testo-poesia a corredo della mostra.
Infine Max Solinas, scultore e autore di libri. Le sue sculture stilizzate, create in mezzo alla natura alla base delle Dolomiti e improntate allo studio dell’essenza della figura femminile, caratterizzano l’allestimento della sala d’ingresso della mostra al piano terra.
“In questa mostra l’inaugurazione non c’è - afferma il curatore Pietro Gasparotto -. Ogni persona che viene è inaugurazione.”
E tra le prime persone che “inaugurano” c’è il noto artista Simone Lucietti, uno che ama fare e che non le manda a dire. Il quale mostra di apprezzare questa insolita apertura così poco istituzionale, senza discorsi ufficiali e senza taglio del nastro, con gli artisti ancora intenti a rifinire gli ultimi dettagli dell’allestimento.
“Questa è l’arte, è libertà”, dichiara Lucietti ad alta voce.
Sembra quasi un discorso inaugurale, anche se di poche parole, che non era in scaletta.
Ma qui, del resto, tutto è inaspettato.
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