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Consiglio Komunista
L’offensiva performance del sindaco Finco contro i consiglieri di centrosinistra in consiglio comunale: “Siete soviet, avete l’odio sociale per chi vuole creare crescita e sviluppo”. Le minoranze insorgono e Poletto gli consiglia un corso di yoga
Pubblicato il 27 set 2024
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È vero: c’è il Tich Nervoso, e già da molti anni.
Ma in quanto a nervosismo, anche Nicola Ignazio Finco non scherza.
Eccolo qua: questo è l’atteso terzo ed ultimo capitolo della Trilogia di Bassano sull’incredibile consiglio comunale di ieri sera, dopo la prima puntata dedicata alla protesta silenziosa dei residenti dei quartieri San Vito e XXV Aprile che hanno voltato le spalle a giunta e consiglieri e la seconda sull’interrogazione pilotata (ovvero condivisa in anticipo con sindaco e assessore) del consigliere di maggioranza Pietrosante in materia di Polizia Locale e Unione Montana del Bassanese che ha fatto uscire dall’aula l’intero blocco dei consiglieri di opposizione.
Fonte immagine: widewalls.ch
Ce ne sarebbe già quanto basta e avanza per collocare il consiglio comunale del 26 settembre 2024 nell’Olimpo degli “Ho Visto Cose Greatest Hits” ma ecco che - come se non fossimo già sazi di accadimenti sorprendenti - dal cappello a cilindro del primo cittadino spunta all’improvviso un nuovo mostro da combattere: il Consiglio Komunista.
La inaudita (nel senso letterale di “mai udita prima”) performance del sindaco avviene verso la fine della seduta consiliare, dopo tre ore e passa di lavori, nel corso della discussione sul decimo e ultimo punto all’ordine del giorno, riguardante l’urbanistica e apparentemente innocuo rispetto alle patate bollenti servite nel menù della corrente attualità cittadina.
Si tratta della variante al Piano degli Interventi di recepimento dell’accordo pubblico-privato con l’impresa Carron Angelo S.p.A. per la rigenerazione urbana dell’area dismessa “Ex Enel Sud” in viale Pecori Giraldi dove il privato intende realizzare un nuovo supermercato.
La questione è già nota: è stata ereditata dall'amministrazione Pavan, ce ne siamo anche occupati in precedenti articoli intervistando l’allora assessore di riferimento Andrea Viero (oggi invece è Andrea Zonta) e, trattandosi di una materia prettamente tecnica come l’urbanistica, tutto il resto è noia.
Ma ecco che, replicando ad alcune osservazioni sulla questione giunte dai banchi delle minoranze di centrosinistra, nel corso di una discussione svoltasi peraltro con toni civili e pacati, il sindaco le interpreta incredibilmente come una negazione al diritto alla proprietà privata, gli salta il Fink Nervoso e parte con l’invettiva.
“Questo modello di sviluppo che voi avete in mente io non ce l’ho - dichiara testualmente Finco -. Io non ho l’odio sociale verso chi vuole creare crescita. Io non ho l’odio sociale verso chi vuole creare posti di lavoro. Quello che ho visto in questi anni, le battaglie con qualche associazione che conoscete bene che andava ad attaccare i manifesti davanti al privato che si voleva fare la casetta, io la ritengo pura follia.”
A parte che io personalmente non mi ricordo di quale associazione, di quali manifesti e di quale casetta stia parlando il sindaco, andiamo avanti.
“Queste cose qua son cose da soviet. Cose che siete abituati a fare voi di sinistra, perché avete l’odio sociale verso chi vuole creare crescita e sviluppo e noi fortunatamente abbiamo una visione diversa dalla vostra che prevede la crescita e lo sviluppo del nostro territorio.”
Così parlò Nicola Ignatievič Finco.
Apriti Stalin.
Dal kolchoz del Consiglio Komunista partono immediate le repliche dei diretti interessati.
Le cito, previa approvazione del Presidium del Soviet Supremo.
Paolo Retinò:
“Nella mia esperienza di vita in sindacato ho imparato il valore della mediazione e della moderazione, che non ho appena sentito da un sindaco che si è proposto come uomo di moderazione in campagna elettorale. Un tono del quale non capisco il motivo. Sono basito. A questo punto mi pare che gli unici stalinisti che sono rimasti in Italia siano quelli che dicono stalinisti agli altri.”
Manuel Remonato:
“Sinceramente sono parecchio basito dall’intervento del sindaco Finco. Probabilmente è stata l’unica persona che qui in consiglio comunale è andata fuori tema non parlando sul merito ma parlando in maniera ideologica. E questa cosa mi lascia esterrefatto anche rispetto a una maggioranza che è varia e che sicuramente non dovrebbe avere un approccio ideologico e a mio parere non ha.”
“Questo nervosismo, signor sindaco, anche per il futuro, le consiglio di evitarlo. Facciamo qualcosa per lasciarlo a casa. Perché stiamo discutendo, siamo in consiglio comunale e penso che possiamo discutere sul tema e non sulle ideologie.”
Proseguiamo sul lato sinistro del kolchoz con Roberto Kompagnolo, pardon Campagnolo:
“Siamo in un consiglio comunale e discutiamo del futuro della città che amministriamo. Lei signor sindaco deve decidere se pensa di riuscire a farlo in questa modalità nei prossimi quattro anni e nove mesi che le rimangono. Tanti auguri. Io credo che non ce la farà. Se invece decide di prendere atto che qui dentro c’è una tradizione di un certo tipo, al di là delle differenze di opinione e di vedute, noi siamo disponibili a farlo. Ma se l’atteggiamento è quello di stasera è difficile.”
Riccardo Poletto, sempre all’indirizzo di Finco:
“Non è un mestiere facile fare il sindaco. Io capisco che una settimana di tensione può portare anche a perdere le staffe. Mantenere la calma quando ci sono difficoltà e anche un legittimo dissenso da parte dei quartieri è un esercizio a cui si sono abituati tutti i suoi predecessori. E io un intervento così, da comizio elettorale da capitano di giovani leghisti, non l’avevo mai sentito da un sindaco di Bassano.”
“Non conosco le ragioni per cui lei ha sciorinato un insieme di espressioni altamente ideologico e anche non poco offensivo. Le rispondo soltanto con dei consigli per gli acquisti, visto che stiamo parlando di strutture commerciali, e le consiglio un manuale di diritto pubblico come primo acquisto, e poi un corso di mindfulness o di yoga. Decida lei, qualcosa che può metterlo a suo agio con questo nuovo e difficoltoso incarico. Mi auguro che sia la prima e ultima volta in cui devo sentirmi in imbarazzo a sentire il mio sindaco.”
E sul corso di yoga consigliato al sindaco dell’ottava città del Veneto, per quanto non sia una pratica della tradizione sovietica, penso che la Trilogia di Bassano si possa concludere.
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