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Don Chisciotte della Etra
San Vito e non solo: ecco perché l’opposizione civica contro le nuove ecopiazzole per la differenziata rischia di diventare una battaglia contro i mulini a vento
Pubblicato il 03 set 2024
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Quando si dice una notizia di vasta eco.
Da giorni le cronache locali si interessano del caso dell’ecopiazzola per il conferimento della differenziata che Etra è decisa a realizzare, senza nessuna possibilità di alternativa, nell’area sgambamento cani in via Cogo a San Vito.
Il nuovo impianto è osteggiato dai residenti, perlomeno da quelli che abitano nelle vicinanze dell’area, è ancora in corso la raccolta delle firme che chiedono di bloccare l’intervento per mantenere la raccolta porta a porta e sulla questione pende anche un ricorso al Tar presentato dai residenti stessi, che potrebbe cambiare - ma il condizionale è assolutamente d’obbligo - le regole del gioco.
Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet
Nel frattempo, sempre a Bassano, in quartiere XXV Aprile l’iniziativa solitaria di una residente si è concretizzata in un’altra raccolta firme contro la realizzazione di un analogo centro di raccolta rifiuti con press container previsto nel cuore di quel rione.
In entrambi i casi, per usare un eufemismo, non si tratta di una mobilitazione di massa.
In quartiere XXV Aprile l’opposizione civica ai nuovi eco-compattatori si regge sulla buona volontà di una sola persona che ha cominciato a sensibilizzare e a coinvolgere altri residenti sul problema.
A San Vito le manifestazioni di protesta contro l’ecopiazzola vedono la limitata partecipazione di alcune decine di persone e le firme raccolte avranno ormai superato quota 700, ma San Vito, che è il più popoloso quartiere della città, di abitanti ne ha oltre 6000.
Al netto della tardiva se non mancante comunicazione resa ai cittadini sulla questione da parte dell’istituzione pubblica, aspetto degno di una repubblica delle banane, va sempre ricordato che i due cantieri di Etra sono stati regolarmente autorizzati da una delibera di giunta comunale del 14 marzo 2024.
Va inoltre osservato che su questo tema sia a San Vito che in XXV Aprile i rispettivi Consigli di Quartiere sono del tutto allineati con l’amministrazione comunale.
Ma non è per questo che la protesta civile contro le nuove ecopiazzole rischia di diventare una battaglia contro i mulini a vento.
Don Chisciotte della Etra.
L’altro ieri il Circolo di Bassano del Grappa del Partito Democratico, tramite comunicato stampa, ha proiettato la questione sul piano politico e ha parlato di “caos e amministrazione lontana dai cittadini”, di “un muro contro muro che non aiuta nessuno”, di “mancanza di dialogo con la popolazione”.
Il PD ha segnalato “le prime crepe di un’amministrazione divisa al suo interno” riportando le parole del capogruppo di Fratelli d’Italia Stefano Giunta riguardo all’ecocentro di San Vito: “Un’alternativa c’è e si può ragionare.”
“L’alternativa per noi, come abbiamo sempre sostenuto - sottolinea la nota del partito di opposizione -, è potenziare il servizio di raccolta differenziata porta a porta come è stato fatto a Castelfranco (per citare una realtà a noi vicina) e arrivare al 90% di rifiuti differenziati senza centri di raccolta nei parchi dei quartieri.”
Si potrà anche arrivare finalmente a parlarne nelle assemblee di quartiere e, come richiesto dal PD, a discutere il tema in commissione consiliare.
Ma tutte queste cose non puntano il mirino sul “player” principale di questa improvvisa rivoluzione delle scoasse, inamovibile a qualsiasi proposta alternativa: Etra Spa Società Benefit.
Le ecopiazzole di San Vito e di XXV Aprile non rappresentano due funghi spuntati spontaneamente e capricciosamente in mezzo al prato.
Fanno parte di un più ampio, articolato e ben definito piano di sviluppo aziendale della società multiutility Etra Spa, reso possibile dai finanziamenti del Pnrr, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 2 (“Transizione verde ed ecologica”), Linea A, Misura “Realizzazione nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti”.
In particolare, dei 59,47 miliardi di euro per il finanziamento delle iniziative nell’ambito della transizione ecologica il Pnrr ne ha destinati 2,1 al settore del “waste management”, un modo elegante per dire trattamento dei rifiuti, di cui 1,5 proprio per la costruzione di nuovi impianti di raccolta dei rifiuti e di rinnovamento di quelli che già ci sono.
È da qui che traggono origine gli impianti di San Vito e di XXV Aprile e tutti i loro fratelli e cugini nel nostro territorio ed è da qui che si capiscono i limitatissimi margini di manovra per tentare di opporsi alla loro realizzazione.
Ancora nell’aprile dello scorso anno, sono stati assegnati dal Pnrr al Consiglio di Bacino Brenta per i rifiuti 10 milioni di euro di contributi per il finanziamento di 16 progetti in capo ad Etra “per il miglioramento e la meccanizzazione della raccolta differenziata”.
I progetti finanziati si possono riassumere in due categorie.
La prima è la realizzazione di strutture “intelligenti” di raccolta dei rifiuti attraverso l’utilizzo di contenitori ad accesso controllato, con apertura che permetta l’identificazione del conferitore e con sistemi di verifica del volume impiegato nel contenitore. In altre parole, superata una certa quantità di rifiuti conferiti, l’utente - che sarà sempre identificato - dovrà pagare di più.
Fanno parte di questa categoria le due ecopiazzole di Bassano del Grappa ma non solo. Si aggiungono alla famiglia gli analoghi impianti di raccolta “intelligente” e controllata previsti a Valbrenta, Solagna, Nove e Rossano Veneto oltre ad altri Comuni dell’Altopiano e del Padovano.
Di Solagna ho già scritto in un precedente articolo.
A Nove sono partiti a fine agosto i lavori di riqualificazione dell’ecopiazzola di via Nodari attraverso la riorganizzazione degli spazi e l’installazione di nuove attrezzature ad accesso controllato attive h24.
Idem dicasi per Rossano Veneto, il Comune del vicesindaco e già presidente di quello che fu il Consiglio di Sorveglianza di Etra Morena Martini, dove analogamente a Bassano del Grappa sta montando la protesta dei residenti per l’ecopiazzola in fase di realizzazione di via Cusinati.
La seconda categoria di interventi di Etra finanziati dal Pnrr per il tramite del Consiglio di Bacino Brenta riguarda invece il potenziamento di centri di raccolta già esistenti con conferimento h24 da parte degli utenti “per l’ottimizzazione della raccolta differenziata”.
Nel nostro territorio la novità interessa Rosà e anche Mussolente, dove a giugno al centro di raccolta di via San Giuseppe sono iniziati i lavori di messa a norma e di riqualificazione “su misura”, con riapertura prevista a gennaio 2025.
Cosa si evince da tutto ciò?
Che sarà più facile trovare un ago in un cassonetto che non riuscire a trovare collocazioni alternative a questi progetti già finanziati.
Al limite e in pura linea teorica, e solo per volontà politica di qualche amministrazione comunale, li si potrà bloccare facendo perdere ad Etra Spa il finanziamento in questione, con somma gioia per gli avvocati della società multiutility specializzati in cause per risarcimento danni.
Fa eccezione in questo senso quello che sarà l’esito del ricorso al Tar per l’ecopiazzola di San Vito, che tuttavia, in caso di vittoria dei residenti, potrà comunque essere impugnato da Etra al Consiglio di Stato, allungando l’agonia di questa vicenda.
Ma lo spostamento di questi impianti in altro loco appare impraticabile, trattandosi per l’appunto di interventi già finanziati dall’Europa, in base a determinati parametri, secondo una specifica progettazione, con l’impegno obbligato di una precisa scadenza per la conclusione dei lavori (31 dicembre 2024) e in quanto tali non sostituibili con progetti alternativi in corso d’opera.
A riguardo degli eco-compattatori nell’area sgambamento cani di via Cogo colpisce il fatto che il sindaco di Bassano del Grappa Nicola Finco abbia annunciato in extremis, nel mese di agosto, che la sua amministrazione “metterà in campo ogni sforzo possibile per spostare l’ecopiazzola dall’area residenziale di San Vito e portarla nell’ex Caserma Fincato”.
Un amministratore pubblico della sua esperienza, con 14 anni di trascorsi in Regione, non poteva non essere cosciente del fatto che qui siamo ai confini della Mission: Impossible.
E infatti il presidente di Etra Flavio Frasson gli ha subito replicato che è Impossible e basta.
In tutta questa vicenda il vero potere forte è costituito da Etra Spa, col supporto istituzionale del Consiglio di Bacino Brenta per i rifiuti.
Etra ha deciso che il sistema di raccolta porta a porta non è più sufficiente a garantire una gestione ottimale del “waste management” (scusate se lo scrivo di nuovo, ma fa troppo figo) sul territorio e col benestare finanziario dell’Europa vi aggiunge un surplus di nuovi impianti di conferimento differenziato controllato h24 anche laddove, come nel caso dell’ormai ex ecocentro di Solagna, si andava benissimo anche senza.
Il Pnrr rappresenta uno strumento molto importante per la presunta ripresa del nostro Paese dopo il cataclisma del Covid anche se, per i cittadini che vedranno sorgere le ecopiazzole davanti alle loro case, può sembrare il rumore di una cinica pernacchia.
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