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Te lo do io G8
In mostra all'Istituto Graziani di Bassano la riproduzione 1:4 delle pareti della Cappella degli Scrovegni di Padova. E gli studenti delle seconde medie spiegheranno il capolavoro di Giotto ai ragazzini di prima media e di quinta elementare
Pubblicato il 17 nov 2016
Visto 3.472 volte
“Da 39 anni la Cappella degli Scrovegni è casa mia”.
Chi lo dice è il professor Roberto Filippetti, marchigiano di origine e padovano di adozione: una vita trascorsa da insegnante, ma anche da studioso e divulgatore del capolavoro supremo dell'Arte medievale.
Non c'è dettaglio, riferimento o curiosità della grandiosa serie di affreschi - realizzati da Giotto a Padova tra il 1303 e il 1305, su commissione del banchiere padovano Enrico Scrovegni - che sia sfuggito al suo occhio sensibile e attento di osservatore e ricercatore.
Particolare della mostra "Il vangelo secondo Giotto". Foto Alessandro Tich
Ha scritto anche un bellissimo libro,”Il vangelo secondo Giotto”, nel quale fa parlare il sommo artista toscano in prima persona e spiega ai ragazzini delle scuole, con un linguaggio alla loro portata, ciascuna delle 38 scene affrescate e mirabilmente distribuite su tre registri sovrapposti e le allegorie monocromatiche, dipinte nello zoccolo inferiore delle pareti, che raffigurano i Vizi e le Virtù. Ovvero le due strade che decidono il destino eterno dell'uomo rappresentato dal Giudizio Universale, dipinto nella controfacciata.
Il libro è idealmente ambientato all'alba del 25 marzo, quando i raggi del sole che sorge entrano dalla finestra rotonda alle spalle dell'altare della Cappella e si dirigono dritti verso l'aureola del Cristo giudice dipinto nella parete opposta, nella quale sono incastonati tre specchi: grazie al gioco di riflessi e dell'orientamento terrestre, in quella data al sorgere del sole il fascio di luce “entra uno e torna indietro trino”.
Ma questa è solo una delle tante “storie segrete” celate tra le righe del capolavoro del '300. Come ad esempio l'illuminazione delle figure, degli edifici e dei paesaggi raffigurati nelle scene: la luce, a seconda della parete, è orientata sempre nella stessa direzione e viene “irradiata” dalla cornice luminosa attorno al Cristo giudice, figura centrale del Giudizio Universale.
O come anche il fatto, come rivela sempre il prof. Filippetti, che “Giotto nasconde il numero 3”. Molti motivi raffigurati nei riquadri si ripetono cioè per tre volte. Il pittore racconta gli episodi della vita di Maria e di Gesù e della Passione e Resurrezione “in terzine”, come la poesia del suo contemporaneo e corregionale Dante Alighieri, che l'autore dipinge vicino al suo autoritratto fra i Beati del Paradiso e che molto probabilmente ha anche incontrato e conosciuto di persona. È un modo per essere compreso dal popolo, il vero destinatario dell'opera. “Per questo - sottolinea Filippetti - per ammirare e capire gli affreschi basta un cuore semplice.”
Con tali presupposti, non è per nulla una missione impossibile presentare la bellezza e i segreti della Cappella degli Scrovegni a un pubblico di non addetti ai lavori, e in particolare ai ragazzi tra i 10 e il 12 anni di età.
Sono loro infatti i primi ma non unici destinatari della mostra “Il vangelo secondo Giotto”, che sarà inaugurata sabato 19 novembre (taglio del nastro alle 17.30) e che rimarrà aperta fino al 4 dicembre nel Salone di Villa Forcadura dell'Istituto Vescovile Graziani, in via Ca' Rezzonico 6 a Bassano del Grappa.
La mostra itinerante - curata dal prof. Filippetti, su fotografia e progetto grafico di Giorgio Deganello e prodotta da Itaca, società editrice e di promozione culturale - presenta una fedele riproduzione fotografica, in scala 1:4, delle pareti affrescate della Cappella degli Scrovegni. Il colpo d'occhio, entrando nel Salone, è notevole: manca solo la volta celeste della chiesetta padovana ma l'effetto è quello di trovarsi a tu per tu con l'opera suprema di Giotto come a Padova non è possibile fare.
Dopo i restauri del 2002, per ragioni conservative, è stato infatti ridotto a pochi minuti il tempo consentito per ammirare gli affreschi. Il visitatore deve prima sostare in una sala di compensazione per i 15 minuti necessari alla stabilizzazione del microclima interno, quindi ha altri 15 minuti di tempo per accedere all'interno della Cappella. Grazie alla mostra, invece, si ha tutto il tempo per osservare da vicino i minimi dettagli di ciascun riquadro dello stupefacente racconto pittorico giottesco.
Ma la riproduzione offre anche l'opportunità di cogliere la poetica simmetria delle corrispondenze verticali e frontali e il simbolismo dei colori, dei numeri e delle prospettive architettoniche.
L'evento espositivo è organizzato dall'Istituto Vescovile Graziani, con il patrocinio del Comune di Bassano del Grappa - Assessorato alla Cultura e della Fondazione Banca Popolare di Marostica.
“L'Istituto - spiega il dirigente scolastico mons. Valentino Cocco - intende cogliere l'opportunità di valorizzare il patrimonio di ideali, valori e simboli di cui Giotto è stato mirabile interprete. Abbiamo voluto realizzare la mostra come evento per il termine dell'Anno Santo della Misericordia e per i 750 anni dalla nascita di Giotto.”
Ma il vero valore aggiunto dell'allestimento a Villa Forcadura è un altro.
“I ragazzi delle classi seconde della scuola secondaria del nostro Istituto accompagneranno i visitatori alla mostra - anticipa infatti mons. Cocco -. Si sono preparati per spiegare gli affreschi, aiutandosi con la penna-laser, soprattutto ai loro coetanei e in particolare ai ragazzi di prima media e di quinta elementare. Si sono già prenotate per la visita 50 scuole, da Cittadella a Campese.”
Insomma: Te lo do io G8. La mostra, a ingresso libero e gratuito, sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17 e il sabato e la domenica dalle 9 alle 13 alle 15 alle 19. Le visite guidate per scolaresche e gruppi sono prenotabili contattando via email giottoalgraziani@gmail.com.
Qui dei ragazzini di 12-13 anni porteranno altri ragazzini alla scoperta del grande capolavoro di otto secoli fa: e la cosa si preannuncia molto interessante.
Diversamente da noi, ovvero dalla generazione per la quale - alla loro età - Giotto era solo una marca di pastelli e l'icona di un pastorello che disegna su una roccia una pecora, sotto lo sguardo attento e stupito del suo talent scout Cimabue.
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