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Politica

Tribunale della Pedemontana, Poncato replica al fronte del "sì": «Non si riscriva la storia, ma non ci si fermi al 2012»

Il consigliere comunale di Vicenza risponde alla nota pro-Bassano: «La digitalizzazione ha cambiato la giustizia, stiamo guardando al futuro»

Pubblicato il 23 lug 2026
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Sul futuro del Tribunale della Pedemontana arriva una nuova replica nel dibattito aperto nelle ultime settimane.
Dopo la presa di posizione del fronte favorevole al ripristino del presidio giudiziario — oggetto di un nostro approfondimento pubblicato nelle scorse ore —, la redazione ha ricevuto e pubblica integralmente la nota di replica firmata da Luca Poncato, consigliere comunale di Vicenza.
Nel suo intervento, Poncato sposta il piano del confronto dagli aspetti storici legati alla soppressione del Tribunale di Bassano del Grappa nel 2012 alle valutazioni sull'attuale organizzazione della giustizia, richiamando i cambiamenti intervenuti negli ultimi quattordici anni, dalla digitalizzazione degli uffici giudiziari alla diffusione del processo telematico.

Nella foto, il consigliere comunale di Vicenza Luca Poncato partecipa a una manifestazione con il cartello "GIU' LE MANI DAL TRIBUNALE DI VICENZA", a difesa dell'attuale assetto giudiziario del capoluogo.

Il consigliere comunale vicentino contesta l'idea che la mobilitazione del 2012 possa essere sufficiente, da sola, a determinare la scelta odierna e sostiene che il nuovo contesto richieda valutazioni diverse. Tra i punti sollevati vi sono il trasferimento di magistrati e personale amministrativo da uffici che già oggi presentano carenze di organico, oltre alla necessità — secondo Poncato — di privilegiare la specializzazione e la concentrazione delle competenze rispetto alla sola prossimità territoriale.
Sul ruolo del processo telematico, il consigliere sostiene che la riduzione degli accessi fisici agli uffici giudiziari renda oggi meno determinante la presenza materiale di un tribunale sul territorio, spostando il focus sull'efficienza complessiva del sistema.
Infine, respingendo con convinzione l'accusa di perseguire una logica di campanile, Poncato rivendica una valutazione riferita all'intera Provincia e all'organizzazione generale della giustizia, sostenendo che la scelta debba essere guidata dalla capacità di garantire un servizio efficace ai cittadini.

Di seguito pubblichiamo integralmente la nota trasmessa alla nostra redazione.

«Tribunale della Pedemontana: non si riscrive la storia, ma nemmeno ci si può fermare al 2012»
Ho letto con attenzione la nota sottoscritta da avvocati, professionisti e amministratori a sostegno del Tribunale della Pedemontana.
Vi è un punto sul quale siamo perfettamente d'accordo: la storia non va riscritta.
Proprio per questo ritengo necessario ricordarla tutta.
È vero che nel 2012, all'indomani della soppressione del Tribunale di Bassano del Grappa, nacque una vasta mobilitazione popolare. Era una reazione comprensibile ad una riforma che cancellava presìdi giudiziari radicati nel territorio e che suscitò proteste in tutta Italia.
Ma fermarsi al 2012 significa raccontare solo metà della storia e risultare anacronistici.
Da allora sono trascorsi quattordici anni. È cambiato il processo civile, è cambiato il processo penale, è stata introdotta la digitalizzazione pressoché completa degli uffici giudiziari, il Processo Civile Telematico è diventato la normalità, gli accessi fisici alle cancellerie si sono drasticamente ridotti e molte attività vengono oggi svolte da remoto.
Basta un dettaglio, richiamato dagli stessi firmatari, per comprendere quanto il contesto sia mutato: nel 2012 furono consegnate al Ministro della Giustizia oltre 18.000 firme raccolte su un compact disc. Oggi, probabilmente, quel materiale verrebbe trasmesso con una semplice e-mail o tramite una piattaforma digitale o, al peggio, raccolto in una chiavetta USB.
È un'immagine simbolica, ma rende bene l'idea di quanto sia cambiato anche il modo di amministrare la giustizia.
Le Istituzioni hanno il dovere di decidere sulla base delle esigenze di oggi, non di quelle di quattordici anni fa.
Per questo ritengo che gli argomenti del fronte del "No" siano tutt'altro che deboli.
Si afferma che il progetto non sarebbe calato dall'alto.
Eppure è innegabile che l'iniziativa legislativa sia stata fortemente promossa dal Sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari. Nessuno mette in discussione la legittimità dell'iniziativa politica; è però difficile sostenere che essa sia nata esclusivamente dal basso.
Si sostiene poi che il progetto non dividerebbe il territorio.
Anche questo dato appare difficilmente contestabile. Oltre sessanta sindaci, rappresentativi delle aree più popolose delle province interessate, hanno espresso formalmente la loro contrarietà. Se una parte così significativa delle amministrazioni locali manifesta un dissenso così netto, significa che una divisione esiste già. Del resto, lo stesso disegno di legge prevede proprio di ridisegnare, dividendole, le competenze territoriali dei Tribunali di Vicenza, Padova e Treviso.
Quanto agli organici, non è il fronte del "No" a sostenere che il nuovo Tribunale richiederà personale: è lo stesso disegno di legge a prevedere il trasferimento di magistrati e personale amministrativo. In un sistema giudiziario che già oggi soffre di carenze di organico, sottrarre risorse a uffici esistenti rappresenta un tema concreto e non uno slogan.
Neppure il processo telematico viene considerato incompatibile con un nuovo tribunale.
Il punto è un altro: proprio perché la giustizia è oggi molto più digitale, la prossimità fisica agli uffici è diventata meno determinante rispetto al passato. In questo contesto appare più razionale concentrare risorse, competenze e specializzazione anziché frammentarle. Un tribunale sotto organico risulterebbe inevitabilmente costretto a distribuire i pochi magistrati su tutte le materie, riducendo quella specializzazione che costituisce oggi uno dei principali fattori di efficienza e qualità della giurisdizione.
Infine, respingo con convinzione l'accusa di perseguire una logica di campanile. Questa non è una battaglia contro Bassano del Grappa, né contro la sua cittadinanza. È una riflessione sull'interesse complessivo dell'intera Provincia e sull'organizzazione della Giustizia nel suo insieme.
Ritengo, anzi, che proprio i cittadini bassanesi e dell'intera Provincia subirebbero gli effetti di una scelta che disperderebbe risorse senza migliorare il servizio.
Nessuno vuole cancellare la mobilitazione del 2012 ma la buona politica non consiste nel realizzare oggi ciò che si chiedeva quattordici anni fa, ignorando tutto ciò che nel frattempo è cambiato.
La storia merita rispetto.
Le decisioni pubbliche, però, devono essere assunte guardando al presente e soprattutto al futuro.

Luca Poncato
Consigliere Comunale del Comune di Vicenza

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