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Massimiliano Cavallo

Massimiliano Cavallo
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Bassanonet.it

Attualità

Pfas nel Bassanese, Retinò: «Valori sotto i limiti non significano che il problema non esista»

Il consigliere comunale di Europa Verde chiede di individuare l’origine della contaminazione e sollecita bonifiche e monitoraggi sanitari

Pubblicato il 10 lug 2026
Visto 21.185 volte

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Individuare l’origine della contaminazione da Pfas e avviare interventi di bonifica, senza limitarsi alle misure emergenziali.
È la richiesta di Paolo Retinò, consigliere comunale di Bassano per tutti – Europa Verde, dopo i riscontri di Pfas nei pozzi privati di Schiavon, Marostica, Pianezze, Colceresa e Nove.
Il consigliere richiama inoltre i dati che indicano rilevamenti delle sostanze anche nel territorio di Bassano.

Il consigliere comunale di Bassano per tutti – Europa Verde, Paolo Retinò. ( Foto Bassanonet.it )

Retinò ricorda che il tema era già stato portato all’attenzione del Consiglio comunale con un’interrogazione presentata nel febbraio 2026 per chiedere quali iniziative fossero state avviate, insieme a Ulss 7, Arpav ed Etra, per individuare la fonte della contaminazione e affrontarne le conseguenze.
Secondo il consigliere, la chiusura dei pozzi privati rappresenta «una misura d’emergenza necessaria», ma non risolve il problema alla radice.

Nella nota sostiene che la priorità sia accertare da dove provenga la contaminazione e aggiunge che «dire che i valori sono “inferiori ai limiti di legge” non significa che il problema non esista». Richiamando le caratteristiche dei Pfas, definiti composti persistenti e bioaccumulabili, afferma inoltre che il principio di precauzione non possa essere sostituito dalla logica del «finché siamo sotto il limite va tutto bene».
Il consigliere richiama anche al precedente della Miteni, di Trissino, citandolo come monito contro i ritardi istituzionali: «Aspettare che un problema ambientale esploda significa arrivare fuori tempo massimo, quando i costi sanitari, ambientali ed economici sono già insostenibili».

Secondo Retinò, l'inazione ha un prezzo altissimo: «Le persone si sono già ammalate e i costi di inazione sono maggiori rispetto ai possibili interventi di bonifica che dobbiamo fare adesso»
L’intervento si conclude con l’invito alle istituzioni a «prendersi in carico il problema» e con la richiesta a Ulss 7, Arpav ed Etra di avviare una mappatura completa della presenza di PFAS nel Bassanese, controlli continui sulle falde e sui pozzi privati, l’individuazione delle fonti emissive secondo il principio «chi inquina paga», un piano straordinario di bonifica e il monitoraggio sanitario delle persone esposte.
«La tutela dell’acqua e della salute pubblica non si cura con le rassicurazioni di giornata», conclude Retinò.

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