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Pfas nei pozzi privati, il Pd chiede alla Regione verifiche e tempi certi
Chiara Luisetto e Antonio Marco Dalla Pozza interrogano la Giunta veneta: chiesto il coordinamento...
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Pubblicato il 17 lug 2026
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Fare chiarezza sui controlli degli alimenti nelle aree interessate dalla contaminazione da PFAS: è questa la richiesta avanzata dai consiglieri regionali del Partito Democratico Chiara Luisetto, vicepresidente della Commissione Sanità, e Antonio Dalla Pozza, vicecapogruppo dem, che chiedono alla Regione Veneto di pubblicare gli esiti dei monitoraggi nelle cosiddette Zone Rossa e Arancione, le aree del Veneto individuate nell’ambito dell’emergenza PFAS e interessate da specifici programmi di monitoraggio sanitario e ambientale.
I due consiglieri ricordano di aver presentato a giugno un’interrogazione alla Giunta regionale e sostengono che non risultino ancora pubblicati gli esiti del Piano di sorveglianza sugli alimenti, nonostante il lavoro svolto dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e dall’Università di Padova. Per questo chiedono all’assessore regionale competente di indicare una data per la pubblicazione dei risultati, ritenendo che cittadini e aziende agricole abbiano diritto a conoscere lo stato dei controlli.
La segnalazione riapre l'interrogativo sull'impatto della contaminazione negli allevamenti del territorio che utilizzano acque di falda per l'abbeveraggio degli animali.
La richiesta del Partito Democratico si inserisce nel dibattito seguito alla recente iniziativa della Rete PFAS Zero. In un comunicato diffuso il 13 luglio, l’associazione riferisce di aver presentato, nel corso di un convegno svoltosi a Vicenza, gli esiti di analisi eseguite su uova prelevate da un pollaio privato in località Carpaneda.
Secondo quanto riportato dalla Rete, le analisi avrebbero rilevato una concentrazione di 13.600 nanogrammi per chilogrammo per la somma di quattro PFAS (PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS), valore che l’associazione mette a confronto con il limite di 1.700 nanogrammi per chilogrammo previsto dal Regolamento (UE) 2023/915.
Nello stesso comunicato, la Rete PFAS Zero rende noto di aver ricevuto, per conoscenza, copia della PEC inviata dal presidente del Consiglio comunale di Vicenza, Massimiliano Zaramella, alle autorità competenti dopo la presentazione delle analisi. Secondo quanto riferito dall’associazione, la comunicazione è stata indirizzata agli enti sanitari, ambientali e amministrativi competenti, oltre ai Nuclei Operativi Ecologici dei Carabinieri, affinché vengano svolti gli accertamenti di competenza.
La Rete PFAS Zero precisa inoltre che le uova proverrebbero da un allevamento familiare nel quale, sempre secondo quanto riferito dall’associazione, le galline sarebbero state alimentate con acqua dell’acquedotto e scarti alimentari domestici selezionati. La stessa Rete segnala infine che nella medesima cascina sono presenti due orti sperimentali monitorati dall’Università di Padova.
Per Luisetto e Dalla Pozza, la vicenda rafforza la richiesta di rendere pubblici gli esiti dei monitoraggi regionali. «I cittadini e gli agricoltori hanno il diritto di sapere», affermano i due consiglieri, chiedendo alla Regione Veneto di indicare una data per la pubblicazione dei risultati.
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