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Massimiliano Cavallo

Massimiliano Cavallo
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Bassanonet.it

Attualità

Quando il welfare entra nelle case

La vicenda dei letti elettrici nell’Ulss 7 richiama una questione destinata a diventare sempre più centrale: il riconoscimento del ruolo dei caregiver

Pubblicato il 23 giu 2026
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A volte le questioni più rilevanti non emergono dai grandi dibattiti sulla sanità, ma da decisioni amministrative apparentemente tecniche.
È il caso della revisione delle linee di indirizzo annunciata dall’Ulss 7 Pedemontana in materia di prescrizione degli ausili per le persone fragili assistite a domicilio.
Una vicenda emersa in Consiglio regionale grazie a un’interrogazione della consigliera del Partito Democratico Chiara Luisetto e sulla quale, nella risposta fornita in aula, l’assessore Gerosa ha comunicato l’intenzione dell’azienda sanitaria di allineare le proprie disposizioni alla normativa nazionale.

La decisione dell'azienda sanitaria sposta il baricentro dell'intervento pubblico dalla sola patologia del singolo alla gestione globale della fragilità, riconoscendo il domicilio come pilastro strutturale del sistema di cura.

Il punto riguarda i criteri utilizzati per la concessione dei letti elettrici articolati.
Nelle linee guida aziendali approvate nel 2024, le limitazioni fisiche del caregiver non venivano considerate tra gli elementi rilevanti per la prescrizione dell’ausilio.
L’interrogazione ha richiamato invece quanto previsto dal Dpcm del 2017, che attribuisce a questi strumenti una funzione non limitata all’autonomia della persona assistita, ma estesa anche al supporto di chi è chiamato ad assisterla quotidianamente.
La revisione annunciata dall’Ulss 7 interviene dunque su un aspetto specifico delle procedure sanitarie. La vicenda richiama infatti una questione più ampia che riguarda il presente e, soprattutto, il futuro del sistema di welfare italiano.
L’assistenza alle persone non autosufficienti si regge in larga misura sul contributo delle famiglie. Dietro ogni paziente seguito a domicilio vi sono spesso coniugi, figli o parenti che svolgono attività di cura indispensabili e continuative. È una realtà silenziosa che raramente conquista le prime pagine, ma che rappresenta uno dei pilastri meno visibili dell’organizzazione sociale del Paese.
In questo contesto, il tema degli ausili non può essere letto esclusivamente sotto il profilo tecnico.
Strumenti come i letti elettrici articolati incidono sulla qualità della vita della persona assistita, ma possono anche contribuire a rendere più sostenibile il lavoro di chi presta assistenza.
La normativa nazionale, richiamata nel dibattito regionale, sembra muoversi proprio in questa direzione: considerare la cura come una relazione che coinvolge non soltanto il paziente, ma anche chi se ne assume quotidianamente la responsabilità.
Per questo la vicenda assume un significato che va oltre il caso specifico.
Non perché individui vincitori o sconfitti sul piano politico, ma perché mostra come il confronto tra rappresentanti istituzionali, amministrazioni e cittadini possa contribuire a migliorare l’applicazione delle regole. È un processo fisiologico nelle istituzioni democratiche e particolarmente importante in settori nei quali le decisioni amministrative incidono direttamente sulla vita delle persone.
La scelta annunciata dall’Ulss 7 rappresenta dunque un’occasione di riflessione più generale.
In una società caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle condizioni di non autosufficienza, il sostegno ai caregiver è destinato a diventare uno dei temi centrali delle politiche sociali e sanitarie.
Riconoscerne il ruolo non significa soltanto valorizzare un contributo spesso dato per scontato.
Significa prendere atto che la tenuta del welfare passa anche dalle case, dalle famiglie e dalla capacità delle istituzioni di accompagnarle con strumenti adeguati ai bisogni reali.

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