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Elvio Rotondo

Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it

Geopolitica

Usa-Israele, dagli aiuti militari a una partnership strategica permanente?

Il Congresso valuta una legge per integrare difesa, intelligence e industria militare dei due Paesi

Pubblicato il 10 ago 2026
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Per decenni, gli Stati Uniti hanno sostenuto la sicurezza di Israele fornendo miliardi di dollari all'anno in assistenza militare e collaborando in materia di intelligence, difesa missilistica e sviluppo di armamenti.
Secondo quanto riportato sul sito del Congresso degli Stati Uniti del 4 giugno scorso, l'amministrazione Trump e il governo israeliano starebbero negoziando un nuovo Memorandum d'intesa (MOU) sugli aiuti esteri statunitensi a Israele, che, se finalizzato, rappresenterebbe il quarto accordo bilaterale di questo tipo tra i due Paesi.

FOTO D'ARCHIVIO - Il presidente Donald Trump con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Mar-a-Lago, il 29 dicembre 2025, a Palm Beach, in Florida. (AP Photo/Alex Brandon, File)

I MOU non sono accordi giuridicamente vincolanti come i trattati e non richiedono la ratifica del Senato; in definitiva, il potere di stanziamento dei legislatori sottopone i livelli di aiuti esteri delineati nei MOU all'approvazione del Congresso.

I precedenti MOU hanno influenzato in modo significativo gli aiuti statunitensi a Israele; storicamente, il Congresso ha stanziato fondi per gli aiuti esteri a Israele in gran parte secondo i termini del MOU in vigore al momento. Considerando le elezioni potenzialmente importanti previste per questo autunno in Israele e la necessità di Tel Aviv di rifornirsi di munizioni a seguito della guerra in Iran e di altri conflitti, entrambe le parti potrebbero cercare di concludere un nuovo memorandum d'intesa nei prossimi mesi.

Il primo MOU (1999-2008), stipulato durante la presidenza Clinton, prevedeva aiuti per 26,7 miliardi di dollari, di cui 21,3 miliardi destinati all'assistenza militare. Il secondo (2009-2018), concordato durante l'amministrazione di George W. Bush, aumentò gli aiuti militari a 30 miliardi di dollari. Il terzo (2019-2028), firmato durante l'amministrazione Obama, portò il sostegno complessivo a 38 miliardi di dollari, di cui 33 miliardi destinati al finanziamento militare estero (FMF) e 5 miliardi ai programmi di difesa missilistica.

Con il calo del sostegno politico statunitense all'invio di finanziamenti militari a Israele, il Congresso sta valutando la possibilità di eliminare gradualmente l'impegno finanziario e di intraprendere invece una partnership di difesa e tecnologica molto più integrata, basata su una cooperazione industriale nel settore della difesa tra i due Paesi, sancita per legge.
Ora, una proposta all’esame del Congresso degli Stati Uniti vedrebbe una più stretta integrazione tra Washington e Tel Aviv in una serie di settori tecnologici, tra cui le armi biologiche, l'intelligenza artificiale, la sicurezza informatica e i sistemi a energia diretta. Il Washington Post riporta che la proposta, inserita nel disegno di legge sulla politica di difesa da 1.150 miliardi di dollari approvato dalla Camera recentemente, gode del sostegno di Netanyahu, dei legislatori statunitensi filo-israeliani di entrambi i partiti e dell'American Israel Public Affairs Committee, un potente gruppo di pressione. Tuttavia, è stata criticata dai democratici di sinistra e da alcuni repubblicani di destra che stanno conducendo un'azione concertata per bloccarla al Senato.
Gli Stati Uniti e Israele collaborano già nella produzione di tecnologie di difesa, come i sistemi di difesa aerea Iron Dome e David's Sling, con aziende come Raytheon e Rafael Advanced Defense System. Questi legami sono emersi chiaramente nei giorni successivi agli attacchi congiunti contro l'Iran del 28 febbraio.
Il disegno di legge sulla politica di difesa, approvato dalla Camera il mese scorso e in attesa di essere esaminato dal Senato, sancirebbe per legge tali collaborazioni.
Secondo il New York Times, sia la Camera che il Senato hanno incluso tale proposta nel disegno di legge annuale sulla politica di difesa, ponendo le basi per una profonda fusione delle capacità di difesa e intelligence statunitensi e israeliane, che alcuni critici trovano allarmante.
Il presidente Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu stanno spingendo per questo cambiamento, che si verifica in un momento in cui i legislatori, sia di destra che di sinistra, sono diventati sempre più ostili all'invio di fondi pubblici alle forze armate israeliane.
I sostenitori prevedono un'ampia collaborazione sulle tecnologie emergenti, tra cui l'intelligenza artificiale, i sistemi autonomi, la difesa missilistica e la sicurezza informatica. Israele metterebbe a disposizione il proprio know-how operativo e tecnologico, mentre gli Stati Uniti fornirebbero le risorse industriali, finanziarie e produttive necessarie su scala globale. Sul piano militare, Israele consoliderebbe il proprio accesso alle tecnologie emergenti e alle catene di approvvigionamento statunitensi. Gli Stati Uniti, dal canto loro, potrebbero trarre vantaggio dall’esperienza acquisita da Israele nei contesti di crisi mediorientali, ormai sempre più configurati come ambienti di sperimentazione per lo sviluppo e la validazione di nuove capacità militari.
Ma alcuni legislatori temono che legami così profondi possano confondere i confini tra il sostegno a un alleato e il permettere, di fatto, che l'esercito israeliano si intrecci con il Pentagono in modi che potrebbero essere pericolosi e difficili da sciogliere.
Molti temono che sia una cattiva idea. Negli Stati Uniti, recenti sondaggi mostrano una spaccatura tra gli elettori repubblicani sulla questione. Un sondaggio del New York Times ha rilevato che una parte crescente di giovani elettori conservatori considera gli aiuti a Israele sempre più inaccettabili.
Anche gli oppositori sostengono che l'idea darebbe troppo controllo su questioni sensibili della difesa degli Stati Uniti a una nazione straniera. Ma, secondo il Tablet Magazine, la sintesi della storica "relazione speciale" tra Stati Uniti e Israele è che i rapporti tra i due Paesi si starebbero progressivamente indebolendo. Sebbene la cooperazione militare tra i due Paesi resti molto solida, sembra che le rispettive élite politiche si stiano allontanando. Nemmeno la presidenza di Donald Trump, considerata molto favorevole a Israele, è riuscita a invertire questa tendenza. Inoltre, pur mantenendo un forte sostegno tra la base repubblicana, sta emergendo una corrente all'interno del Partito Repubblicano, rappresentata anche dal vicepresidente JD Vance, che si avvicina alla posizione di molti democratici e considera Israele un alleato sempre più problematico sul piano politico.

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