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Uso dell’acqua potabile, scontro tra Comune e opposizione sulla crisi del Brenta

Il sindaco di Bassano Finco risponde all'affondo di Retinò: «Controllare i giardini è impossibile, l'emergenza idrica si affronta con regole regionali e opere a lungo termine»

Pubblicato il 12 ago 2026
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L'estate brucia, il Brenta soffre e a Bassano sul tema dell'acqua potabile la temperatura politica sale ben oltre i livelli di guardia.
Oggetto del contendere: la crisi idrica che attanaglia il territorio e l’opportunità di emettere un'ordinanza comunale per vietare gli usi non essenziali della risorsa — a partire dall'irrigazione dei giardini privati e il riempimento delle piscine.
Da una parte c'è il guanto di sfida lanciato da Paolo Retinò, consigliere comunale di "Bassano per Tutti – Europa Verde".

Finco risponde alle pressioni della minoranza sulle limitazioni dell'acqua potabile: «Inutile agire da soli, servono regole uguali per tutti i Comuni e opere strutturali».

Dall'altra c'è la replica a stretto giro di posta del sindaco Nicola Finco, che rigetta l'idea dell'ordinanza "fatta in casa" rispedendo la palla nel campo della Regione e del coordinamento sovramunizipale.

Il punto di partenza è il comunicato-fiume con cui Paolo Retinò ha deciso di mettere le carte in tavola. Forte dello stato di emergenza regionale per deficit idrico dichiarato dal presidente Stefani e forte — dichiara il consigliere — di «decine di segnalazioni» di cittadini esasperati che denunciano annaffiature indiscriminate di pratesi anche in piena notte, Retinò chiede un intervento immediato.
«Bassano non può arrivare dopo gli altri. La crisi è già qui. Il Sindaco intervenga. Subito»: questa la formula di chiusura firmata dall'esponente di opposizione, che invoca un provvedimento contingibile e urgente accompagnato da rigidi controlli e campagna informativa.

Ma dal Comune la risposta del sindaco Nicola Finco ha il sapore di una doccia fredda sugli entusiasmi sanzionatori dell'opposizione.
Per il primo cittadino, firmare un foglio di carta privo di reali gambe operative rischia di rivelarsi un puro esercizio demagogo.
«I cittadini sanno benissimo, al di là dell'ordinanza del sindaco, che con la siccità che c'è l'acqua va usata con parsimonia» — premette Finco. «Ritengo che queste ordinanze servano a qualcuno soltanto per 'lavarsi la coscienza', ma gli effetti pratici restano assai limitati. È impossibile ogni sera o ogni giorno poter controllare se ciascun cittadino sta irrigando l'orto o riempiendo la piscina».
Insomma: senza vigili ad ogni rubinetto, l'ordinanza rischia di rimanere grida manzoniana.

In cerca della linea comune
Per la fascia tricolore bassanese la strada non è la fuga in avanti di una singola municipalità, bensì un’azione coordinata a livello regionale che imponga regole uguali per tutti i Comuni del bacino.
«Con gli altri colleghi sindaci ci stiamo coordinando» — aggiunge Finco — «La cosa ideale sarebbe un’imposizione dall’alto, una direttiva regionale vincolante. Altrimenti il singolo Comune, per quanto si impegni, difficilmente otterrà i risultati sperati».
Una partita che, nella visione dell'amministrazione, va ben oltre il contingentamento dell'estate 2026. «Stiamo vivendo un periodo di siccità davvero raro, non ricordo estati così calde» — conclude il sindaco — «Questo deve spingere gli organi superiori a programmare finalmente le opere infrastrutturali necessarie per preservare la risorsa idrica nel tempo».
Tra l'urgenza di chi vuole vietare subito per dare un segnale e la cautela di chi chiede regole regionali omogenee per non fare figure di facciata, l'unica certezza resta il termometro.
E a Bassano, per il momento, la polemica scorre a fiumi.

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