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Elvio Rotondo

Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it

Geopolitica

Il Myanmar tra la guerra civile e gli interessi strategici dei Paesi vicini

Tra stallo militare, crisi economica e competizione geopolitica

Pubblicato il 06 ago 2026
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Nel febbraio 2021, l'esercito birmano ha preso il potere con un colpo di stato, scatenando una guerra civile che ha causato oltre 100.000 vittime. Attualmente, le forze di resistenza e gli eserciti etnici controllano circa il 42% del territorio nazionale, contro il 21% della giunta militare, sebbene il conflitto sia entrato in una fase di stallo in cui nessuna delle due parti dispone di un vantaggio decisivo.
Secondo il Myanmar Country Report 2026 a cura del Bertelsmann Transformation Index, l’intensificarsi della guerra civile e del conflitto armato hanno provocato sfollamenti su larga scala, costringendo oltre 4 milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Il colpo di stato è stato respinto dalla stragrande maggioranza della popolazione, contribuendo a rafforzare la fiducia e la coesione sociale tra i cittadini che si oppongono congiuntamente ai militari.

(2021) L’escalation di violenza tra l'Esercito di Liberazione Nazionale del Myanmar (KNLA) e il l'esercito birmano ha spinto molti rifugiati ad attraversare il confine con la Thailandia. © Getty Images

Nello scorso aprile, Min Aung Hlaing, il generale che ha guidato il colpo di stato, è diventato ufficialmente presidente. Le elezioni erano ampiamente scontate, poiché molti partiti popolari erano stati esclusi dalla competizione elettorale e vaste aree del Paese non avevano potuto partecipare al voto a causa della guerra civile. Il parlamento è dominato da fedelissimi dell’attuale giunta: alle forze armate è riservato costituzionalmente un quarto dei seggi, mentre il partito dei militari, l'USDP, ha conquistato quasi l'80% dei seggi rimanenti in un'elezione fortemente sbilanciata a suo favore.
Dopo i significativi successi conseguiti dai ribelli di due anni fa, l’esercito ha progressivamente recuperato terreno. La coscrizione obbligatoria e l'aumento del potere dei droni hanno spinto l'esercito all'offensiva nella maggior parte del paese. L'introduzione della coscrizione obbligatoria all'inizio del 2024 ha ampliato i ranghi dell'esercito, consentendogli di stabilizzare le linee del fronte e di lanciare controffensive locali.
Allo stesso tempo, l'esercito ha adattato le proprie tattiche, ottenendo un certo successo nell’integrazione e nell'impiego di droni e dei sistemi anti-drone nelle operazioni. Questo adeguamento ha contribuito a compensare quella che fino ad allora era stata una grave vulnerabilità, dovuta all'uso estensivo di droni commerciali armati da parte delle forze di resistenza.

Anche il supporto esterno è stato fondamentale per l’attuale giunta. In particolare l'appoggio della Cina ha rafforzato la posizione dell'esercito, sia direttamente che indirettamente. Pechino ha fornito equipaggiamento militare, inclusi aerei da combattimento, droni e sistemi anti-drone, sfruttando al contempo la propria influenza sui principali gruppi armati del Myanmar settentrionale, favorendo il raggiungimento di un cessate il fuoco.

Oggi, le regioni interne dell'India orientale e della Cina meridionale guardano al Myanmar come uno sbocco sull'Oceano Indiano, attraverso reti di comunicazioni e rotte di approvvigionamento multimodali.
Il Paese riveste un ruolo di particolare importanza soprattutto per la Cina, anche se non rappresenta la soluzione definitiva al problema dell’accesso all’Oceano Indiano, ma uno strumento per ridurre la dipendenza dal transito dallo Stretto di Malacca. Infatti, il territorio birmano occupa una posizione strategica nell’ambito della Belt and Road Initiative cinese, il piano di investimenti infrastrutturali volto a collegare la Cina ai mercati di Asia, Europa e Africa. Tuttavia, queste infrastrutture e i relativi corridoi logistici restano vulnerabili a possibili interruzioni causate dall'instabilità e dai conflitti interni al Myanmar.

Pechino considera inoltre il Myanmar un elemento chiave per attenuare quello che Hu Jintao definì il "dilemma di Malacca": il punto di strozzatura marittima che potenzialmente minaccia le forniture di petrolio provenienti dal Medio Oriente.
Attualmente, le forniture energetiche transitano già attraverso il Myanmar-China Natural Gas Pipeline e il Myanmar-China Oil Pipeline, ma i volumi trasportati sono limitati e fortemente esposti all’instabilità geopolitica della regione.
Inoltre, il Myanmar è un paese ricco di risorse naturali, tra cui legname, gas, terre rare e altri minerali. Tali risorse hanno attirato l'interesse di Pechino e Nuova Delhi contribuendo a determinare diversi livelli di sostegno all'attuale giunta militare.

Attualmente non sono in vigore sanzioni ONU nei confronti del Myanmar se non la risoluzione 2669 (2022), che "invita tutti gli Stati membri a impedire il flusso di armi verso il Paese.
Misure restrittive sono invece state introdotte dall’Unione Europea, del Regno Unito e degli Stati Uniti, che hanno adottato sia sanzioni settoriali che mirate nei confronti di individui, entità e imprese riconducibili alla giunta militare.
Negli Stati Uniti, tali misure sono state imposte nel febbraio 2021, in risposta al colpo di stato militare, mediante l'Ordine Esecutivo 14014, che prende di mira l'esercito birmano, i suoi leader e i suoi interessi commerciali, introducendo restrizioni all'esportazione di beni sensibili e imponendo il congelamento dei beni sui fondi governativi birmani detenuti negli Stati Uniti.

Per quanto riguarda l'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico), essa è consapevole del potenziale del Myanmar di esacerbare le rivalità tra le grandi potenze e di compromettere la stabilità regionale. Tuttavia, le esigenze della realpolitik fanno si che i suoi Stati membri si astengano dall'imporre sanzioni significative alla giunta militare. Ad esempio, il gas naturale proveniente dal Myanmar soddisfa l'11% del fabbisogno energetico annuo della Thailandia.

Nel frattempo l'economia del Myanmar continua a confrontarsi con una crescita debole, una povertà crescente, un'inflazione elevata e un contesto imprenditoriale difficile. Dal colpo di stato del 2021, la performance economica del Paese è stata la peggiore del Sud-est asiatico. Secondo alcuni analisti, si stima che il PIL reale sarebbe diminuito dell'1% nell'anno fiscale 2024/25, un altro risultato deludente per un'economia che non si è ancora ripresa dal calo del 18% del PIL successivo al colpo di stato.

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