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Tutto il Mose minuto per minuto
Ieri sera a Bassano l'“Incontro senza censura” sullo scandalo Mose. Mentre “Porta a Porta” trasmetteva il battibecco Moretti-Zaia sullo scandalo Mose. Nel giorno in cui l'ex ministro Matteoli è stato rinviato a processo per lo scandalo Mose
Pubblicato il 03 apr 2015
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“Un giorno della memoria”.
E' la provocatoria proposta del libraio Marco Bernardi per la data del 4 giugno, che a suo modo di vedere “nel Veneto dovrebbe essere ricordata ogni anno”. Per sopperire alla “memoria corta”, soprattutto della politica.
Perché il 4 giugno 2014 è stato il giorno della “Retata Storica”: la maxi-operazione della Procura di Venezia che - con l'esecuzione di 35 arresti, di cui alcuni “eccellenti” - ha scoperchiato l'incommensurabile giro di malaffare e di connivenza tra imprese e politica attorno al Mose, il progetto delle barriere mobili contro le acque alte a Venezia, e a quella gigantesca slot machine del potere corruttivo rappresentata, secondo le accuse, dalla vecchia gestione del Consorzio Venezia Nuova.
L'"Incontro senza censura" alla libreria La Bassanese col giornalista del Gazzettino Gianluca Amadori
Uno scandalo su cui ieri si sono accesi i riflettori della serata degli “Incontri senza censura”, alla libreria La Bassanese, dedicata al sistema della corruzione nel Veneto. Sul palco dell'incontro è intervenuto, intervistato da chi vi scrive, il giornalista Gianluca Amadori, cronista di giudiziaria del Gazzettino di Venezia e presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Veneto, autore - assieme agli due giornalisti del Gazzettino Monica Andolfatto e Maurizio Dianese - del libro-inchiesta intitolato appunto “La Retata Storica”.
Un incalzante resoconto - corredato anche di documenti e verbali di indagine - sull'inchiesta del Mose che ha visto impegnato un pool di magistrati e di investigatori chiamati a scardinare quello che per anni ha rappresentato un vero e proprio “sistema”, sviluppatosi attorno alla potentissima figura del “Doge occulto della Serenissima”, l'allora presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati. Un comitato di affari nel quale spiccano i nomi dell'ex governatore veneto Giancarlo Galan e dell'ex assessore regionale Renato Chisso, arrestati e accusati di essere stati a libro paga del Consorzio Venezia Nuova (Galan per un milione di euro all'anno, più altri benefit) per favorire le procedure amministrative relative al Mose. Entrambi chiamati in causa da tre grandi accusati, diventati i loro grandi accusatori.
E cioè lo stesso dominus del Consorzio Mazzacurati, e altri due nomi di spicco coinvolti in una precedente inchiesta: l'ex presidente e Ad della Mantovani Spa Piergiorgio Baita e la dark lady Claudia Minutillo, già potente segretaria di Galan prima di mettersi “in proprio” con Adria Infrastrutture.
Tra i “big” della Retata Storica ci fu anche l'allora sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare per l'accusa di finanziamenti illeciti alla sua campagna elettorale riconducibili al Consorzio Venezia Nuova (che in quanto concessionario dello Stato non può finanziare i partiti) per il tramite di alcuni esponenti, pure finiti nel mirino dei magistrati, del Partito Democratico.
Ipotesi di reato distinte che coinvolgono una schiera di protagonisti - alcuni dei quali, come Galan e Chisso, hanno patteggiato mentre altri, come Orsoni, attendono di difendersi in processo - e una galassia di comprimari, che trovano nel loro rapporto a vario titolo, diretto o mediato da terzi, col CVN (Consorzio Venezia Nuova) il loro comune denominatore. Uno scandalo a più livelli di cui Gianluca Amadori, nella serata bassanese, ha ripercorso gli aspetti salienti.
Sottolineando anche come, sul fronte della politica, dopo i clamorosi giorni della retata finita sui giornali di tutto il mondo la vicenda sia passata sotto silenzio: nessun mea culpa tra i partiti dei personaggi coinvolti, nessuna richiesta di una commissione d'inchiesta in consiglio regionale, niente di niente.
E suscitando, dal fronte della platea, la domanda che - a campagna elettorale per le regionali ormai iniziata - appare quasi inevitabile: “Possibile che Zaia non sapesse nulla?” Luca Zaia è stato infatti assessore e vicepresidente della giunta Galan, e Chisso era un assessore della sua giunta quando è stato arrestato.
Amadori ha risposto da cronista, basandosi cioè sul riscontro degli atti e documenti dell'inchiesta che conosce a menadito: “In tutti i verbali e le intercettazioni il nome di Zaia non è mai coinvolto.”
Quando si dicono le coincidenze. Proprio mentre a Bassano si svolgeva l'Incontro senza censura sullo scandalo Mose, sui teleschermi nazionali di “Porta a Porta” andava in onda il confronto tra i Fantastici Quattro (Luca Zaia, Flavio Tosi, Alessandra Moretti, Jacopo Berti del M5S) candidati governatori del Veneto. Non tutti, per la verità, ma certamente i quattro più accreditati.
Una passerella Tv nel corso della quale si è sviluppato un battibecco tra la Moretti e Zaia proprio sulla vicenda Mose. Con lei ad accusare: “La giunta Zaia è stata interessata da fenomeni pesantissimi di corruzione e mi riferisco all'arresto di Galan, di cui Zaia è stato il vice, e a quello di Chisso, che al momento dell'inchiesta era ancora assessore a Palazzo Balbi.”
E lui a replicare: “Questo è un refrain che sento da troppo tempo. Nell'inchiesta del 4 giugno 2014 il mio partito non è stato coinvolto e io non sono stato coinvolto.” “Perché Moretti - ha incalzato il governatore uscente - non ci parla invece del sindaco di Venezia e dell'ex capogruppo del Pd, loro sì coinvolti? Non accetto lezioni su questo argomento.”
E lei: “Ma eri il vice di Galan!”. E lui: “Non ho avuto neppure un avviso di garanzia.”
Solo un estratto del siparietto le cui argomentazioni, pensiamo, si ripeteranno all'infinito anche in campagna elettorale.
E intanto, sempre ieri (ma Marco Bernardi dove le sceglie le date per gli Incontri nella sua libreria, nella sfera di cristallo?) l'inchiesta sul Mose, che indaga anche sulle altre opere in laguna concesse tramite la Legge Speciale per Venezia al Consorzio Venezia Nuova, ha ufficialmente messo il suo timbro su un altro nome eccellente. E' quello dell'ex ministro dell'Ambiente e Infrastrutture Altero Matteoli, oggi senatore di Forza Italia, di cui la competente Giunta per le Elezioni e le Immunità del Senato ha dato l'autorizzazione a procedere.
Matteoli - già incluso nel registro degli indagati, circa un centinaio, della maxi inchiesta che ha portato ai 35 arresti del 4 giugno 2014 - comparirà dunque a processo per rispondere dell'accusa di essere stato corrotto dal Consorzio Venezia Nuova per la concessione delle opere di bonifica dei siti industriali di Porto Marghera, in violazione della normativa delle gare di appalto, del codice dei contratti pubblici e delle direttive europee.
Secondo l'accusa, l'ex ministro avrebbe ottenuto in cambio l'affidamento di opere alla società Socostramo, dell'amico imprenditore Erasmo Cinque, e due mazzette - rispettivamente di 400mila e 150 mila euro - da parte dell'allora presidente del CVN Giovanni Mazzacurati e dell'allora presidente di Mantovani Piergiorgio Baita, per il tramite di William Colombelli e Nicolò Buson, altri due nomi ricorrenti delle inchieste dei magistrati di Venezia. Matteoli, che aveva ricevuto la notifica del rinvio a giudizio dal Tribunale dei Ministri e che ha sempre smentito un suo coinvolgimento nella vicenda, ha sollecitato i colleghi senatori della Giunta per le Immunità a dare l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti, per “dimostrare la sua onestà in Tribunale”.
Nota a piè di pagina a conclusione di quanto sopra esposto.
ll libro-inchiesta “La Retata Storica”, che ha dato spunto all'“Incontro senza censura” di ieri sera, sta andando molto bene. La prima tiratura è infatti praticamente esaurita e ora la casa editrice sta per dare alle stampe la seconda edizione. Non vorremmo però, in questa che sembra una storia senza fine, che i suoi tre autori fossero costretti a scrivere un secondo libro.
Buona Pasqua a tutti.
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