Ultimora
14 Apr 2026 20:06
Salta versamento da 150mila euro, Costampress verso la liquidazione
14 Apr 2026 17:24
Calcio: Padova, operato alla caviglia Alejandro 'Papu' Gomez
14 Apr 2026 17:23
Nel 2027 a Cortina ci saranno dieci hotel a 5 stelle
14 Apr 2026 16:30
Con le donne nel mondo del vino le aziende sono più strutturate
14 Apr 2026 16:34
L'Opera è 'in giallo', a Verona ragazzi e famiglie indagano su Pagliacci
14 Apr 2026 23:08
Champions: 2-0 al Liverpool, Paris Saint Germain in semifinale
14 Apr 2026 22:27
L'Ue tra emergenza energia e Green Deal
Cin-cin-nato
Interviste in enoteca: Massimo Vallotto, architetto e imprenditore agricolo e vitivinicolo, produttore di vini resistenti nella tenuta con resort Ca’ Apollonio World a Romano d’Ezzelino
Pubblicato il 22 apr 2023
Visto 8.839 volte
Se volete, andate sul menù degli “argomenti” di Bassanonet, cliccate sulla lettera M e poi, scorrendo l’elenco dei tag, cliccate su “Massimo Vallotto”.
Vedrete le decine e decine di articoli in cui negli anni ho scritto dell’architetto Massimo Vallotto, con riferimento ai suoi diversi ruoli di impegno civico di rilevanza pubblica.
Come co-estensore del Masterplan Bassano 2020, come presidente dell’associazione Urban Center Bassano, come presidente della Fondazione Museo dell’Automobile Bonfanti-Vimar, come responsabile del gruppo di lavoro b_urbanpro impegnato nella tematica dell’Housing Sociale e nella redazione del Masterplan San Vito Nord, come promotore di dibattiti sull’allora Polo Museale Santa Chiara e soprattutto come co-fondatore del Tavolo di Marketing Territoriale per il Marchio d’Area “Territori del Brenta”.
Massimo Vallotto (foto Alessandro Tich)
Ebbene: l’ultimo articolo che lo riguarda su questi temi, relativo al Polo Museale, risale al 2018. Negli ultimi anni, infatti, Vallotto ha staccato la spina da tutte queste cose per concentrarsi totalmente sulla sua nuova avventura di vita. E cioè la creazione, assieme alla moglie Maria Pia, di Ca’ Apollonio: un’oasi naturale a Romano d’Ezzelino e un parco agricolo dove frutta, verdura e cereali vengono coltivati secondo il metodo biologico certificato, ispirando la creazione di nuovi piatti al correlato bistrot gourmet nonché resort Ca’ Apollonio Heritage, il cui executive chef è il cuoco stellato Alessio Longhini.
Ma c’è di più. Sui verdi declivi appositamente riqualificati di Ca’ Apollonio l’architetto Vallotto ha intrapreso con determinazione la coltura di vitigni resistenti, ovvero refrattari alle patologie fungine della vite (oidio e peronospora) e privi per questo di trattamenti chimici e da fitofarmaci, per la produzione di vini piwi imbottigliati con l’etichetta della cantina Ca’ da Roman.
Lo incontro negli spazi dell’enoteca Sant’Eusebio, che fa parte del complesso dell’hotel Alla Corte nell’omonima frazione di Bassano, sede di questa nuova rubrica di interviste di Bassanonet.
Sono curioso di sapere come mai a un certo punto il noto architetto bassanese, che continua comunque a svolgere la sua professione, abbia deciso di abbandonare l’attività civica per ritirarsi in campagna come un novello Cincinnato.
O se preferite, visto che il mondo dei vini resistenti e sostenibili è diventato una componente davvero importante del suo nuovo universo di riferimento, Cin-cin-nato.
Massimo Vallotto, lei è stato per molti anni al centro della vita pubblica cittadina per il suo impegno civico. Dopodiché cosa è successo?
Niente di grave. È successo che dopo tanti anni di tentativi reiterati di cercare di lasciare un segno civico nel cambiamento e nell’evoluzione del territorio bassanese che amo, mi sono reso conto e ho dovuto constatare che la mia azione, seppure affiancata e supportata da tante altre persone, non ha spostato di un millimetro alcune problematiche che affliggono questo territorio. E di conseguenza, da uomo pratico, ho deciso di lasciar cadere ogni ulteriore investimento di energie nell’attività di volontariato non retribuito, ci tengo sempre a dirlo e a sottolinearlo.
Quindi il suo investimento di energie dove è andato?
È andato in un’iniziativa totalmente privata. Che è l’unico modo, sembra, in Italia per poter affermare dei princìpi e dei valori in cui si crede e per poter realizzare in piccola scala quanto speravo potesse avvenire nella scala ampia comunitaria.
Parliamo allora di questo progetto…
È un progetto di permacultura, che è una scienza precisa di trasformazione del territorio fatta dall’essere umano nel pieno rispetto dell’ambiente. Quindi con una visione globale che permetta delle modifiche antropiche che non incidano sull’equilibrio dell’ambiente che mai come in questi ultimi tempi è terribilmente compromesso da tutto quello che l’uomo ha fatto in questi ultimi due secoli.
Quindi la permacultura come si applica a Ca’ Apollonio, in questa...come chiamarla? È un resort, un’area agricola, un’azienda vitivinicola con ristorante? Cos’è?
È un insieme. Un insieme che abbiamo definito, e spero non venga accolto con presunzione, Ca’ Apollonio World. Ca’ “Apollonio” perché erano dei terreni da secoli di proprietà di una famiglia, gli Apollonio. “Ca’’” perché la residenza tipica in Veneto viene sintetizzata con queste due lettere apostrofate . E “World” perché, appunto, nella visione della permacultura non c’è solo l’agricoltura, non c’è solo la viticoltura, ma c’è anche un’idea di condivisione, quindi di apertura, e l’accoglienza la sublima. Evidentemente, essendo un’impresa privata, improntata alla sostenibilità in senso ampio, la prima sostenibilità per poter avere un futuro è quella economica. Di conseguenza non è più, come si pensava nell’azione civica, totalmente aperta e gratuita in “open source”, ma è un’azienda che deve fare i conti con un mercato, con delle prospettive, con un futuro. Con un rispetto dei propri addetti e quindi anche una prospettiva per dare continuità.
A proposito di sostenibilità. In questa area di Ca’ Apollonio World si coltiva la vite, si produce vino…
Si producono tante cose legate all’agricoltura. Noi abbiamo acquisito le prime aree nel 2015 e abbiamo iniziato a disegnare un progetto di riconversione, valorizzazione e recupero che potesse applicare tutti i princìpi in cui da sempre crediamo con mia moglie, perché è un’impresa che porto avanti con Maria Pia. In primis il consumo zero di suolo. Parliamo di 18 ettari che erano ormai lasciati andare in oblio. C’erano dei terreni lasciati a sfalcio periodico o in parte coltivati a intensive come i cereali, senza particolari attenzioni sull’utilizzo di fertilizzanti, diserbanti ed altre situazioni che con la sostenibilità non c’entrano assolutamente nulla. Pertanto abbiamo dovuto intraprendere un percorso ritmato dai tempi della natura, in particolare con dei “sovesci” che sono delle tecniche di semina che dopo avere analizzato i terreni permettono, con metodi naturali e con una serie di piantumazioni, di nutrirli, arricchirli e riportarli a valori nutrizionali ideali, quindi a riportarli in equilibrio. Tutto questo richiede dei tempi. Noi ci abbiamo impiegato tre anni prima di avere i terreni ideali per piantare, ad esempio, i vigneti ma non solo. Anche le orticole, i frutti antichi, i cerali, gli ulivi. Abbiamo fatto un conto: tra piante e arbusti abbiamo messo a dimora quasi 100mila soggetti. E sono lì, si vedono, perché l’area si sta letteralmente trasformando in una piccola oasi, perché 18 ettari sono niente rispetto alle grandi tenute. Ma siamo in un territorio fortemente costruito e urbanizzato. E questo è un altro aspetto che abbiamo dovuto affrontare.
Ovvero?
Nel Veneto, quando si parla di nuovi vigneti, spesso la popolazione, soprattutto se vive a ridosso, si allarma e giustamente. Perché abbiamo tante situazioni di monocultura dove la vulnerabilità della varietà che viene piantata richiede forti trattamenti chimici, che sono in parte nocivi per l’ambiente ma soprattutto per le persone che in quell’ambiente vivono. Quindi abbiamo fatto una scelta radicale. Siamo andati su queste nuove varietà, anche se sono decenni che vengono utilizzate in altri territori, che sono degli ibridi naturali chiamati “resistenti”. Perché nella propria genetica hanno dei forti fattori di resistenza alle malattie fungine che abbattono quasi a zero, in condizioni pedoclimatiche favorevoli, la necessità di trattare. Non contenti, abbiamo fatto anche una certificazione biologica. Quindi i trattamenti che andiamo a fare, tre o quattro all’anno, sono di natura biologica, compatibili con l’ambiente e assolutamente innocui per le persone.
Massimo Vallotto si sente più imprenditore o più Greta Thunberg?
Diciamo che Greta ha tutto il mio rispetto perché è una ragazzina che si è messa in gioco ed è riuscita a polarizzare l’attenzione del mondo e soprattutto dei grandi del mondo, senza fare sconti a nessuno e senza andare a compromessi, anche con l’incoscienza della sua età, ma con la forza e la purezza di un messaggio vero. Io, con mia moglie e con tutti i collaboratori con cui portiamo avanti questo sviluppo, non ci sentiamo ne l’uno né l’altro. Ci sentiamo delle persone normali, consapevoli che ogni tipo di azione porta una reazione. Le azioni sull’ambiente sono decisamente pesanti, lo vediamo. I cambiamenti climatici ormai non sono più un’invenzione di qualche ambientalista sfegatato, ma sono realtà con cui tutti dobbiamo fare i conti e lo faremo sempre di più, soprattutto le generazioni più giovani. Diciamo quindi che siamo dei “nonni consapevoli” che cercano di lasciare una traccia positiva del loro transito terreno, se vogliamo metterla così.
Cosa vuol fare da grande Massimo Vallotto?
Vorrei smettere di fare la professione che ha caratterizzato la mia vita, che tra l’altro è sempre stata improntata alla sostenibilità. La mia tesi di laurea, molto sofferta, quarant’anni fa oramai, era sull’efficienza energetica degli edifici, l’utilizzo delle pompe di calore e l’effetto serra. Eravamo visti come dei marziani, ci abbiamo impiegato due anni a convincere il relatore, il professor Sergio Los. Però quando è stato il momento di chiudere lui si è battuto come un leone nei confronti della commissione che era molto scettica su quello che cercavamo di dire e fare. E da lì è partita tutta la consapevolezza su queste tematiche. Quindi vorrei smettere di fare l’architetto e continuare a crescere, finché sarà possibile vivere con capacità in questo mondo terreno, come contadino.
Ma non è ancora tutto, egregi lettori. Ad ogni protagonista della rubrica delle interviste in enoteca del nostro canale G8 (leggasi: “Gotto”), il patron dell’enoteca Sant’Eusebio Roberto Astuni associa un vino particolare, abbinato alla personalità dell’intervistato.
“A Massimo Vallotto - spiega Roberto Astuni - abbiniamo sicuramente il Renitens, che è un bianco ottenuto da otto differenti vini provenienti dai territori delle sei aziende fondatrici della rete d’impresa “Resistenti Nicola Biasi”. Perché il Renitens? Perché essendo appunto un blend, rappresenta un po’ la filosofia anche di vita di Massimo Vallotto, per tutto questo insieme di attività. Io ho conosciuto il Massimo Vallotto imprenditore, l’architetto, la figura che ha abbracciato questo amore per il territorio, il Massimo Vallotto anche scrittore perché ho letto spesso i suoi interventi in cui parla di svariati argomenti, eccetera. Quindi Massimo ha tutte queste sfaccettature, ognuna diversa dall’altra. E il Renitens è proprio questo: un insieme di vini con tante sfaccettature, tutte racchiuse in questo meraviglioso prodotto.”
Qui si chiude la prima intervista in enoteca. E buon G8 a tutti.
Scopri di più su questi argomenti
New
Notizie flash sul tuo smartphone
Unisciti al nostro nuovo canale Telegram, ricevi una notifica ogni volta che pubblichiamo una notizia.
Il 15 aprile
- 15 apr 2025Sarajevo Forever
- 15 apr 2025Incontro di box
- 15 apr 2024La sCampagnata
- 15 apr 2024A Cortese richiesta
- 15 apr 2024Signori della Corte
- 15 apr 2024Tenente Colombo
- 15 apr 2023The Sbittles
- 15 apr 2023Nove secondo Luca
- 15 apr 2022Verde di rabbia
- 15 apr 2021Giochiamo a Bridge
- 15 apr 2021Apotalypse Now
- 15 apr 20192 in geometria
- 15 apr 2019Ritorno di fiamma
- 15 apr 2018Punti di domanda
- 15 apr 2017Di Padre in Nardo
- 15 apr 2016Tragico schianto sulla A4, muore una donna residente a Bassano
- 15 apr 2015Generazioni d'acciaio
- 15 apr 2014Riforma 416 ter sul voto di scambio. Filippin: “Voterò a favore”
- 15 apr 2013Pasinato, Lega al contrattacco
- 15 apr 2012Il geyser civile dell’Islanda
- 15 apr 2011Bassano: “Nessun arrivo di profughi dal Nord Africa”
- 15 apr 2011La Camorra nel Veneto e il "contabile" bassanese
- 15 apr 2010Prendersi cura dei propri risparmi
- 15 apr 2009Il "Dirigibile Portoghesi"
- 15 apr 2009"Buon sangue"
Più visti
Attualità
11 apr 2026
Tribunale della Pedemontana, Martini: «Non chiediamo privilegi, ma rispetto per il territorio»
Visto 13.087 volte
Attualità
08 apr 2026
Adriano Goldschmied: l’architetto del jeans tra Veneto e California
Visto 10.292 volte
Politica
30 mar 2026
Oltre il voto: l’analisi dell'On. Giovine (FdI) su giustizia e tenuta del Governo
Visto 16.078 volte
Politica
18 mar 2026
Giustizia, la svolta del Sì: «Liberiamo il merito dal peso delle correnti per un giudice davvero indipendente»
Visto 15.320 volte
Politica
17 mar 2026
Giustizia al bivio: il fronte del “No” illustra perché opporsi alla riforma
Visto 15.291 volte
Attualità
23 mar 2026
Nodo giovani, il piano del Comandante Berti per presidiare Bassano
Visto 14.575 volte
Attualità
24 mar 2026
Bassano sorprende alle urne: alta affluenza e vittoria in controtendenza
Visto 14.324 volte
Attualità
11 apr 2026
Tribunale della Pedemontana, Martini: «Non chiediamo privilegi, ma rispetto per il territorio»
Visto 13.087 volte
Politica
01 apr 2026
Rossano Veneto, cade la Giunta Zonta: dimissioni in blocco e arrivo del Commissario
Visto 12.677 volte






