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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
I sessant'anni dei Pooh, sul palco del Bassano Music Park
Recuperato venerdì 17 luglio il concerto in programma il 15, rinviato per cause meteo. Grande affluenza di pubblico allo show dello storico gruppo
Pubblicato il 19 lug 2026
Visto 10.693 volte
Il concerto dei Pooh in cartellone al Bassano Music Park si è svolto venerdì 17 luglio dopo uno slittamento di due giorni dalla data fissata in programma: lo show era stato fermato dall’allerta arancione, con gli organizzatori costretti inizialmente ad annullare la serata.
Il pubblico è prontamente tornato all’annuncio del recupero, e questo in fondo dice già qualcosa su ciò che rappresentino oggi i Pooh, impegnati in questo 2026 a celebrare i loro “primi” sessant’anni. La loro nascita risale infatti al 1966, quella del gruppo una storia abbastanza lunga da attraversare generazioni, mode, formazioni, a cavalcare l’onda del successo — oltre 100 milioni i dischi venduti — quindi gioie, fama, ma anche momenti dolorosi. I Pooh sono ancora capaci di mobilitare migliaia di persone felici di accompagnarli nel loro tour. Quest’ultimo, estivo e partito a luglio, è arrivato a Bassano nella fase iniziale di un progetto che percorrerà tutta l’estate in una ventina di tappe.
I Pooh al Bassano Music Park (foto Silvia Colombo)
Il concerto è stato architettato come una narrazione artistica della storia della band. Il palco col fondale ricco di immagini grafiche ed effetti speciali, un impianto scenografico di rilevo, l’elemento più evidente la presenza di tre grandi cerchi dentro ciascuno dei quali, prospetticamente, si è collocato uno dei componenti storici: tutto ha contribuito a creare uno show dove il repertorio portato in scena ha seguito un lungo percorso guidato dalla memoria.
Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian, i tre, con Riccardo Fogli in un andirivieni che ha scandito una partecipazione gradita dai fan, la sua una voce che appartiene alla prima storia dei Pooh, e inoltre, altra aria di famiglia, Phil Mer, che ha assunto il ruolo di batterista dopo la morte di Stefano D'Orazio, avvenuta nel 2020 — è figlio della seconda moglie di Red Canzian; con loro Danilo Ballo, musicista alle tastiere e arrangiatore storico del gruppo.
La qualità di un concerto di queste dimensioni, quasi due ore e mezza ininterrotte di musica, dipende anche da una macchina tecnica all’altezza. A sostenere una produzione complessa, con un repertorio così ampio e una struttura sonora che deve restituire tanto la dimensione rock quanto quella più melodica e orchestrale hanno contribuito e regia e gestione dell'audio dal vivo curate da Renato Cantele, direttore del suono di casa nel Bassanese. Un lavoro particolarmente delicato in uno spettacolo che deve valorizzare voci diverse, strumenti e arrangiamenti sviluppati nel corso di decenni.
Una cinquantina i pezzi in scaletta, offerti al pubblico anche in forma di medley, un elenco molto ampio, suonato e cantato senza risparmio di energie e con bravura da artisti a cavallo tra i settanta e gli ottant’anni: chi fermerà mai, e poi perché, "la loro musica"? Moltissimi i titoli che costituiscono programma da concerto. Solo per citare alcuni brani: Amici per sempre, Buona fortuna, Il cielo è blu sopra le nuvole, Lettera da Berlino Est, L'altra donna, Io e te per altri giorni, Canterò per te, Pierre, Uomini soli, Stare senza di te, La donna del mio amico, L'aquila e il falco, Parsifal, Santa Lucia (in acustico), 50 primavere, Che vuoi che sia, Ci penserò domani… A un dato punto, tutti sotto il palco alle prime note delle canzoni-inno, a partire da Piccola Katy. Rappresentati dunque gli anni Sessanta e Settanta; stranianti nel contesto dei triangoli amorosi narrati da ogni direttrice possibile i pezzi progressive; poi alcune atmosfere inconfondibili degli anni Ottanta, e le ballate, i pezzi pop più immediatamente riconoscibili, i brani della maturità.
Tutti a cantare in coro, il concerto offre una dimostrazione della straordinaria longevità delle canzoni che hanno contrassegnato la storia del gruppo. Naturalmente, dentro questa storia ci sono anche le assenze irrimediabili, come è stato ricordato con emozione: quella di Valerio Negrini, uno dei fondatori, primo batterista e autore di una parte importante dei testi della band, morto nel 2013, e quella già citata di D'Orazio.
I tre Pooh coi loro strumenti e vestiti di bianco, con tocchi di colori sgargianti; Riccardo Fogli sempre affascinante in completo nero e nel ruolo di cantante, in Pooh 60 – La nostra storia - estate hanno portato sul palco una festa e uno show musicale di quelli sorretti da passione, destini incrociati e lungimiranza imprenditoriale, connotati diventati evidentemente molto rari, in orizzonti musicali dove artisti e brani hanno parabole anche stellari, ma dalla consistenza effimera.
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