Ultimora

ADS
ADS
Elvio Rotondo

Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it

Geopolitica

Sviluppi nelle relazioni tra Russia e Siria: Mosca ridimensiona la sua presenza militare

Il nuovo accordo sulle basi di Tartus e Hmeimim segna la fine dell’era dell’alleanza con Assad, ma non quella della presenza russa in Siria

Pubblicato il 14 ago 2026
Visto 118 volte

ADS

La Russia è stata il principale alleato politico e militare dell'ex presidente Bashar al-Assad durante la guerra civile siriana, dal 2011 al 2024. Assad è stato deposto nel dicembre 2024 dagli insorti islamisti guidati dall'attuale presidente ad interim Ahmad al-Sharaa e da allora si è rifugiato in Russia.

Durante l’insurrezione che ha portato alla caduta di Assad, Mosca non è intervenuta, ma ha offerto asilo al leader siriano e alla sua famiglia. Dopo la destituzione di Assad, le truppe russe rimaste in Siria hanno gradualmente lasciato il Paese, ad eccezione di quelle di stanza in due basi.

Membri della polizia militare russa accanto a un veicolo blindato per il trasporto di truppe nella provincia siriana di Hasakeh, il 24 ottobre 2019. DELIL SOULEIMAN/AFP VIA GETTY IMAGES

La nuova leadership siriana ha puntato a mantenere forti legami bilaterali con Mosca. Al-Sharaa ha visitato il presidente Vladimir Putin a Mosca due volte da quando è salito al potere, e le basi sul Mediterraneo sono state uno dei principali temi di discussione.

Il giorno 9 agosto, secondo quanto annunciato dal ministero degli Esteri siriano, le forze russe in Siria cederanno il controllo di due basi strategiche sulla costa mediterranea. In base all'accordo, la Siria assumerà il controllo della base aerea di Hmeimem e del molo commerciale del porto di Tartus, integrandoli nella propria amministrazione civile. Le strutture militari presenti in entrambi i siti diventeranno "centri congiunti di addestramento e qualificazione". La procedura dovrebbe concludersi entro tre mesi.

Da parte russa c’è sempre stata la volontà di continuare ad avere accesso al porto navale di Tartus e alla base aerea militare di Hmeimim, sulla costa mediterranea della Siria.
Nel 2017, Russia e Siria avevano firmato un accordo della durata di 49 anni che garantiva a Mosca l'accesso alla base navale di Tartus e alla base aerea di Hmeimim fino al 2066.
Il porto di Tartus costruito dall'Unione Sovietica negli anni '70 è stato a lungo il principale snodo logistico russo nel Mediterraneo, consentendo il rifornimento e la manutenzione delle navi militari.
La base aerea di Hmeimim, situata vicino alla città di Jableh nel governatorato di Latakia, inaugurata nel 2015, è stata il punto di partenza per le operazioni aeree russe contro gli oppositori di Assad e contro lo Stato Islamico.

Ma all'inizio del 2025, il governo di transizione siriano ha dichiarato che le basi militari russe sarebbero state mantenute solo se in linea con gli interessi di Damasco. Successivamente, il governo siriano, ha revocato un accordo del 2019 sulla gestione della sezione civile del porto di Tartus.

Mosca, dopo la firma del memorandum d’intesa sul futuro delle basi militari russe nella Repubblica Araba di Siria, di fatto accetta il ridimensionamento della propria influenza nel Paese ed è pronta a convivere con una presenza più limitata e frammentata, pur di mantenere la sua presenza militare nel Medio Oriente e nel Mediterraneo. Il nuovo accordo non segna la fine della presenza russa in Siria, ma ne cambia profondamente la natura: da presidio di una grande potenza a sostegno del regime, Mosca passa a una presenza più modesta e condizionata.
La Russia contribuirà ad addestrare le forze militari siriane, attualmente in fase di riorganizzazione dopo la caduta di Assad. Una presenza, quella russa, che potrebbe essere rapidamente ampliata in futuro, qualora fosse necessario.
Apparentemente, dal punto di vista israeliano, sembra esserci una potenziale riduzione del rischio di un confronto diretto con le forze russe. Allo stesso tempo, la presenza, seppur ridotta, dei militari russi potrebbe svolgere una funzione deterrente rispetto alle operazioni israeliane contro Damasco, dopo che le truppe di Tel Aviv hanno assunto il controllo di un’ampia area nel sud della regione drusa.

La Siria, dalla destituzione di Assad, ha anche rafforzato i suoi legami con gli Stati Uniti, l'Europa e i Paesi arabi confinanti che avevano interrotto i rapporti con Damasco durante la repressione delle proteste da parte dell’ex presidente. Nel frattempo, Washington ha revocato la maggior parte delle sanzioni che avevano paralizzato il Paese.

Nel frattempo, l’11 agosto scorso, un tribunale siriano ha condannato a morte l'ex leader Bashar al-Assad, al termine di un processo in contumacia, riconoscendolo colpevole di crimini quali omicidi, torture e arresti arbitrari commessi durante i quasi 14 anni di guerra nel Paese.
Si tratta della prima condanna in Siria nei confronti di Assad, deposto da un'offensiva ribelle nel dicembre 2024 che ha posto fine a decenni di dominio ferreo della sua famiglia sulla Siria e alla brutale guerra che ha causato la morte di centinaia di migliaia di siriani.
La condanna a morte riduce drasticamente le possibilità di estradizione di Assad e dei suoi complici, affinché possano essere processati nel loro Paese d'origine.

New

Notizie flash sul tuo smartphone

Unisciti al nostro nuovo canale Telegram, ricevi una notifica ogni volta che pubblichiamo una notizia.

ADS
ADS

Più visti