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Dice il saggio: il tempo è denaro. E siccome si tratta di denaro pubblico, il tempo è una variabile ancora più importante. Sto ripensando a quello che ho sentito con le mie orecchie l'altra sera al primo dei tre incontri dell'Amministrazione comunale con la cittadinanza sul tema “Ponte degli Alpini”, al centro socio-ricreativo del quartiere Rondò Brenta-Tre Ponti. E più ci ripenso, più mi domando se il governo cittadino, su questa intricatissima vicenda, c'è o ci fa. La sensazione conclusiva, analizzando a freddo le cose che sono state dette nell'occasione, è quella di un'insostenibile incertezza dell'essere. L'unica certezza è che la patata incandescente, e cioè più che bollente, del controverso cantiere sarà ereditata dalla prossima Amministrazione comunale, quella che sarà eletta nella primavera del 2019. E chiunque si candiderà a sindaco - fosse anche, per la sua parte politica e come ormai sembra assodato, lo stesso Riccardo Poletto - sarà consapevole del fatto che dovrà trascinarsi sul groppone la conclusione (si spera) di questa storia infinita.
Il leitmotiv degli attuali amministratori del Comune di Bassano è risaputo e ribadito ad ogni occasione, sia essa a porte chiuse che in incontri pubblici. E sarà sicuramente un ritornello che ci accompagnerà in questo ultimo anno che ci separa dalla campagna elettorale. E cioè che della situazione che ci troviamo ad affrontare oggi col cantiere senza inizio è unicamente responsabile - vale a dire al 100% - l'ex appaltatore a cui è stato rescisso in danno il contratto di appalto. Sulle gravi inadempienze contestate all'impresa Vardanega dalla “Stazione Appaltante”, da una parte, e sulle accuse lanciate a sua volta dall'impresa nei confronti del Comune saranno le autorità preposte ad esprimersi.
C'è un accertamento dell'Anac in corso a seguito dell'esposto della ditta e ci sarà un contenzioso giudiziario che la stessa ditta, oggi in liquidazione, si appresta ad intentare contro la rescissione del rapporto contrattuale. Questo anche per dire che nella complessa trama della Pontenovela, dal punto di vista dei lavori sul Ponte, Vardanega appartiene ormai al passato. Da oggi il suo nome si lega agli avvocati, non più agli ingegneri.
Foto Alessandro Tich
Ma continuare a parlare del passato rischia di farci dimenticare di pensare al futuro.
Ossia al tempo che a questo punto è previsto per la agognata riconsegna del Ponte, raddrizzato e restaurato, alla comunità.
Nella serata di Rondò Brenta-Tre Ponti, il sindaco Poletto e il vicesindaco Campagnolo hanno abbozzato un'ipotesi di tempistica almeno per la ripresa dei lavori.
Si ritiene di poter riaffidare l'appalto in concomitanza con l'attuale “finestra lavorativa estiva”, che dura fino a settembre, in modo tale che il nuovo appaltatore sia in grado di organizzarsi sulle cose da fare per poi effettivamente partire con il ripristino delle prime due stilate nella prossima “finestra lavorativa invernale” da dicembre/gennaio.
Ma anche su questo aspetto aleggia ancora il fantasma di Vardanega.
Il prossimo cantiere dovrà infatti ripartire dallo “stato di consistenza” dei lavori già eseguiti, che secondo quanto riferito all'incontro “è stato quantificato dalla Direzione Lavori e consegnato ai collaudatori”. Se però l'ex appaltatore, come prevede il Comune, non sarà d'accordo con la quantificazione delle opere, in quel caso si rivolgerà alla perizia di un tecnico terzo nominato dal tribunale, facendo slittare ancora i tempi.
Tempi che tuttavia, per i destini del nostro beneamato monumento, dipendono anche e soprattutto da una variabile fondamentale.
Questa variabile è il tormentone delle cronache sul Ponte Vecchio degli ultimi mesi.
Si chiama “spalla Nardini”. Per l'Amministrazione comunale si tratta di un non-problema, ovvero di un problema che oggi non è urgente, rispetto all'intervento prioritario che è il ripristino delle fondamenta delle quattro stilate deformate dai cedimenti della trave di soglia ottocentesca del Casarotti. La spalla, sia sinistra che destra, interessa il “piano di sopra”, che sarà oggetto di intervento quando saranno conclusi i lavori al “piano di sotto”. Eppure da quella spalla sinistra dipende la fattibilità dell'intero progetto esecutivo, firmato per la parte strutturale dal prof. ing. Claudio Modena.
In quel muro di sponda, come in quello opposto sul lato Angarano, dovrà infatti essere agganciata la maxi trave reticolare di impalcato che per la prima volta nella storia inserirà un corpo estraneo nelle plurisecolari spalle del Ponte. E sarà agganciata soltanto se la proprietà privata della spalla lato Bassano, e cioè la Ditta Bortolo Nardini Spa, ne darà l'autorizzazione. Non lo dico io, ma lo dice la convenzione siglata il 3 marzo 2016 tra Nardini e il Comune. È di queste settimane l'operazione decisiva per l'intero impianto del progetto di restauro: la perizia dell'ing. Giorgio Rizzo di Oderzo, incaricato dal Comune di eseguire la verifica strutturale sulla spalla Nardini e sul sovrastante fabbricato imposta dall'articolo 16 della convenzione. Un incarico degno degli X-Files: alle più domande poste dal pubblico alla serata in Rondò Brenta-Tre Ponti su “quando arriva la relazione-Rizzo” il vicesindaco Campagnolo prima non ha risposto, poi ha detto che la relazione sarà consegnata “nel giro di un mese, mese e mezzo” e infine ha dichiarato che “quando la relazione ci sarà, lo saprete”.
Il top dell'insostenibile incertezza dell'essere è stato però raggiunto in merito al tema della “disponibilità della spalla” per la ripartenza del cantiere. Campagnolo ha affermato che “non è questo l'aspetto determinante di questo progetto” e che “la spalla è un elemento di tempo, discussione e analisi che ci lascia tutte le possibilità”. E sarà comunque, cronologicamente parlando, l'ultimo dei problemi.
“Una volta messe in sicurezza le quattro fondamenta - ha dichiarato ancora The Vice - si deve andare su e progettare e inserire la trave di impalcato. Tempo due anni, se va bene.” Quindi, “se va bene”, l'operazione terminale del restauro strutturale - la posa della maxi trave di impalcato sotto il livello del pavimento, ancorata alle due spalle - avverrà nel 2020. Per il Comune insomma non c'è fretta, la spalla può attendere e la sua disponibilità “condizionata” per la cantierabilità dell'opera è una questione secondaria.
Ma qui interviene l'aspetto progettuale che l'architetto Pino Massarotto, l'altro ieri sera, ha messo in evidenza scatenando il risentimento del sindaco. Sottolineando che “un progetto è tutto legato” e spiegando molto semplicemente che se Nardini dice “no” la trave di impalcato non è più realizzabile e bisogna variare l'attualmente intoccabile progetto esecutivo intervenendo diversamente sui rostri, e cioè sui quattro piedi spartiacque del manufatto. E quindi, in altre parole, bisognerebbe rifare il restauro del “piano di sotto” delle quattro stilate, ancora da iniziare o nel frattempo persino già iniziato.
“Questo lo dice lei”, ha replicato Poletto a Massarotto dimostrando una scarsa conoscenza sull'argomento. “No, lo dice Modena. E lo dice anche De Stavola”, ha controreplicato Massarotto, facendo uscire dai gangheri il primo cittadino. Ma quando si tocca un tabù, l'accensione degli animi è inevitabile.
“2020: Odissea nello strazio” è dunque il titolo del nuovo film sul Ponte di Bassano di cui sono in corso le riprese. Due anni, “se va bene”, prima di rivedere il monumento nuovamente in forma. Ed è su quel “se va bene” che si aprono possibili scenari per i tempi e per i modi della ripresa e soprattutto del prosieguo dei lavori.
Checché ne dica l'Amministrazione comunale, prima o poi il nodo della spalla Nardini verrà al pettine e sarà il punto di svolta, in una direzione (progetto esecutivo confermato) o nell'altra (progetto esecutivo da modificare), dell'intera e infinita storia.
Il vicesindaco si è sbilanciato nel dichiarare pubblicamente che la relazione dell'ing. Rizzo sarà disponibile nel giro di un mese, un mese e mezzo.
Altre fonti bene informate riferiscono invece che la perizia dell'ing. Rizzo sulla spalla Nardini sarebbe stata già consegnata, che avrebbe esito negativo per il Comune, che sarebbe stata “congelata” e che prossimamente il Comune dovrebbe trovare un escamotage finalizzato alla rinuncia dell'incarico da parte dell'ing. Rizzo medesimo, in modo tale da riaffidare l'appalto senza l'assillo di un progetto esecutivo da rifare seduta stante. Vedremo presumibilmente molto presto se questi rumors trapelati da voci vicine al Palazzo corrispondono a notizie effettive - la qual cosa sarebbe clamorosa - o se si tratta solamente di un esercizio di fantaPonte.
In questo clima di incertezza sistemica, lo ribadisco, una cosa è sicura: per l'eredità che si troverà a gestire tra le due sponde del Brenta, il prossimo sindaco di Bassano del Grappa, chiunque esso sia, non sarà invidiato da nessuno.
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