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“La senatrice invisibile”
Lettera al direttore di Francesco Celotto sulla senatrice Rosanna Filippin: “Risulta assente su tutti i fronti caldi della nostra città”. La risposta del direttore responsabile di Bassanonet
Pubblicato il 21 gen 2015
Visto 5.955 volte
Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera al direttore, trasmessa in redazione da Francesco Celotto, vicepresidente Asev (Associazione Sviluppo Economia Veneto):
Lettera al direttore
La senatrice Rosanna Filippin (foto: archivio Bassanonet)
LA SENATRICE INVISIBILE
Egregio direttore,
da bassanese mi chiedo che fine abbia fatto chi dovrebbe rappresentare le istanze del nostro territorio in Parlamento, ovvero la senatrice del Pd bassanese Rosanna Filippin. Risulta assente su tutti i fronti caldi della nostra città: Tribunale, Ponte Vecchio, Tempio Ossario. A che serve un parlamentare che non si fa neppure vedere, per impegni pregressi (sic!) alla cerimonia di chiusura dell’ordine degli avvocati di Bassano, a cui per di più appartiene, in quanto professionista del foro. Una assenza che fa pensare alla reale capacità di incidere da parte della senatrice su decisioni che riguardano il nostro territorio, Tribunale in primis, per il quale non ha mosso un dito. Da ultimo la senatrice da bersaniana (ricordo che fu a suo tempo, pare, Rosy Bindi a sceglierla come segretaria regionale del Pd) è diventata evidentemente renziana, votando senza fiatare si alla nuova legge elettorale il c.d italicum, una specie di porcellum in versione ridotta, che prevede capolista bloccati, nominati di fatto dai vertici dei partiti.
Forse la senatrice spera di essere, nel nostro collegio una di questi. Non ha altro sistema per essere eletta; credo infatti che pochissimi bassanesi darebbero la loro preferenza a chi ha fatto poco o nulla per gli elettori che dovrebbe rappresentare. D’altra parte Rosanna Filippin ben rappresenta la specie di politico nominato: nominata segretario, nominata assessore (esterno) in Comune, eletta senatrice in quanto nominata in lista al quarto posto. Sarebbe ora che fosse eletta, se ci riesce, con le preferenze.
Francesco Celotto
Vicepresidente Asev (Associazione Sviluppo Economia Veneto)
Risponde il direttore responsabile di Bassanonet Alessandro Tich:
Egregio Francesco Celotto,
non sono mai stato tenero, nei miei articoli e editoriali, con la senatrice Rosanna Filippin. A riprova di quanto affermo, basta digitare il tag “rosanna filippin” nell'indice di Bassanonet e rileggere, qualora ne abbia il tempo e la pazienza, le cose che ho scritto in merito all'attività e alle dichiarazioni dell'esponente del Partito Democratico. Della quale tutto si potrà dire, ma non che non rispetti gli impegni conseguenti al suo mandato parlamentare.
La Filippin è di fatto sempre a Roma, un autentico soldato delle truppe di Palazzo Madama. Nel 2014 (dati “L'Espresso”) ha raggranellato il 95,10% di presenze al Senato. Il “Palazzo” è diventato la sua torre d'avorio, da cui comunica verso l'esterno con una sequela di post su facebook (lo sta facendo anche in queste ore, mentre è in corso la maratona sull'Italicum) e con frequenti dichiarazioni a mezzo comunicato stampa.
L'avvocato Filippin è una donna di partito e di legislatura. Siede in una poltrona che conta, quale membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato: quella che, tanto per capirci, ha decretato la decadenza di Berlusconi da senatore.
Dal punto di vista legislativo, è iperattiva: è stata lei, tra le altre cose, la relatrice in aula dell'abominevole disegno di legge in materia di diffamazione online, sostenuto anche - come lei ben sa caro Celotto, avendolo segnalato in una sua precedente comunicazione - da alcuni suoi “ex colleghi” del Movimento 5 Stelle, pure parlamentari a Roma.
Questo per dirle che dal punto di vista della politica fine a sé stessa, Rosanna Filippin sa molto bene quello che deve fare. Il fatto di essere stata “nominata” a più livelli, come lei ricorda, altro non è che la conferma della capacità della rappresentante bassanese in Parlamento di sapersi muovere tra le strette maglie degli equilibri del suo partito, riuscendo oggi - lei dichiaratamente “lettiana” - a trovare il giusto compromesso di convivenza politica con la maggioranza renziana.
Ciò predetto, è innegabile che il presenzialismo e l'attivismo della senatrice nella capitale è inversamente proporzionale alla sua capacità di presidiare il territorio bassanese. Come è pure incontrovertibile l'evidenza che sulla grande partita del Tribunale, che si gioca a Roma, l'esponente dem, pur dichiarando a più riprese che “la battaglia non è persa”, non ha saputo portare a casa alcun risultato. L'ho già scritto e non mi ripeto.
Concordo con lei sul fatto che se si tornasse a votare con le preferenze, oggi come oggi, la Filippin dovrebbe sudare le proverbiali sette camicie per farsi eleggere. Perché dovrebbe correre, e tra la gente, per conquistare il consenso: una propensione a mettersi in gioco, senza il paracadute della segreteria di partito, che non mi appare una caratteristica nella quale al momento eccelle.
Anche se, come dice il saggio, mai dire mai.
Tuttavia non mi sento di indicare in Rosanna Filippin l'unica genesi dei problemi irrisolti di Bassano nei confronti dello Stato centrale. Sarebbe ingeneroso nei suoi confronti, puntando il dito sulla mancata attuazione di un potere “miracolistico” che un singolo parlamentare non ha. Certamente l'ex assessore comunale all'Urbanistica, in quanto “portatrice di interessi” del territorio bassanese a Roma, non merita il voto di sufficienza. Ma con lei anche tanti altri esponenti della cosiddetta “classe dirigente” sono rimandati a settembre, compreso il governatore Zaia che sul Tribunale di Bassano del Grappa ha trovato un inesauribile filone di dichiarazioni a mezzo stampa, interventi pubblici e appelli al governo, senza a sua volta cavarne un ragno dal buco.
Anche questo l'ho già scritto, e anche qui non mi ripeto.
Non è dunque Rosanna Filippin la “senatrice invisibile”. Semmai è una parlamentare della Repubblica che, sbagliando di grosso, fa ben poco per farsi vedere. E' la politica locale - rappresentata ai più diversi livelli, dalla Regione fino all'Europarlamento - che nel suo complesso è invisibile, pur comparendo, in alcuni casi, quasi tutte le sere in Tv.
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