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Terra di nessuno

Italiano e croato. Fiumano e bassanese. Oggi genovese. Tante identità sospese al confine tra due culture. E' “Il Terzo Spazio” di Andrea Tich, attore, disegnatore e visual artist. Che espone le sue opere a Futuro Antico 10 mq a Bassano

Pubblicato il 16 apr 2016
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Terra di nessuno: in origine, significava una zona neutra che divide due eserciti contrapposti. In seguito, questo termine si è trasformato in una metafora dei nostri tempi, laddove le storie degli uomini - nati in un luogo, cresciuti in un altro, e proiettati per lavoro o per altre cause in un ulteriore “altrove” - ne mettono in crisi il senso di appartenenza: a un'unica cultura, a un'unica nazionalità, a un'unica tradizione. In una parola: a un'unica identità.
“Terra di nessuno” è dunque l'immagine, e insieme la chiave di lettura, che rappresenta idealmente il percorso creativo e esistenziale di Andrea Tich, attore teatrale e visual artist domiciliato a Genova. Domiciliato, perché la sua residenza è a San Giuseppe di Cassola, dopo essere cresciuto, per l'intero periodo degli studi dell'obbligo, a Bassano del Grappa.
Un'identità “spezzata” già dal primo vagito. Andrea è nato infatti in una città, oggi in Croazia, che cambia il nome a seconda del punto di vista, che soprattutto in passato è stato contraddistinto da forti connotati ideologici: Rijeka per i croati, Fiume per gli italiani. Suo padre è italiano e sua madre croata, con cui condivide entrambe le madrelingue. E' nipote di esuli fiumani, ovvero di quegli italiani dai cognomi strani che dopo la guerra - analogamente agli istriani e ai dalmati - dovettero abbandonare la loro terra e le loro case sull'altra sponda dell'Adriatico per lasciarle in mano alla Jugoslavia di Tito.

Andrea Tich nella mostra a Bassano (foto The Tich Workshop)

Spinte opposte e contraddizioni della storia che hanno costruito il Dna della sua vis creativa di disegnatore, illustratore e artista visuale. Un talento che ha dimostrato sin da bambino, sviluppato al Liceo d'Arte “De Fabris” di Nove e ulteriormente coltivato al corso triennale di Arti Visive e dello Spettacolo dello IUAV di Venezia.
Oggi il suo lavoro è quello di attore, che svolge al “TKC Teatro della Gioventù” di Genova dopo lunghi anni, ormai, di presenza sul palcoscenico e di una carriera - come quella del teatro - vagabonda per definizione, con tappe fondamentali all'Accademia Teatrale “La Contrada” di Trieste, dove si è perfezionato, e al Dramma Italiano di Fiume.
Ma, parallelamente, il suo estro artistico continua incessantemente ad esprimersi sui fogli di carta, sulle tele, sulle superfici a tecnica mista, sulle composizioni di testo e anche nelle produzioni video: un percorso espressivo, quest'ultimo, realizzato assieme al fratello Jacopo.
Tra una recita e l'altra, Andrea Tich trova anche il tempo di esporre le proprie opere in mostre personali. E l'ultima, in ordine di tempo, è ospitata in una delle “sue” città: Bassano del Grappa. Si intitola “Il Terzo Spazio - Cantico visivo nella terra di nessuno” ed è allestita, fino a domenica 1 maggio, allo spazio espositivo d'arte Futuro Antico 10 mq, in via Bellavitis 4.
In mostra, per l'occasione, una selezione di disegni e lavori grafici vecchi e nuovi, volutamente mescolati tra loro e collegati dal filo conduttore che ispira da sempre la produzione dell'artista: la visione del mondo di chi, per la propria storia familiare e personale, non ha “radici” - e cioè solide basi nel luogo delle proprie origini - ma uno “sradicamento genetico”.
“Spesso, nel mio lavoro - spiega Andrea -, ho cercato di esprimere le contraddizioni del “vivere la soglia”, trovarsi al confine tra due identità, nella terra di nessuno tra due culture.” Ambiguità e contrapposizioni che si riflettono sull'universo umano rappresentato nelle sue opere: “I fogli - continua l'autore - si riempiono di anacronismi, stridori, eroi equivoci, arrendevoli, in lotta contro la crisi finanziaria o vittime della superficialità dei mass media e dei tagli alla cultura. Personaggi in cerca di uno spettatore che li guidi.”
Una rappresentazione teatrale in forma di disegno, per un sipario che si alza sulla condizione dell'uomo di oggi, più fonte di interrogativi che di risposte.
Il tutto racchiuso in una serie di opere che - come si legge nella presentazione sulla pagina Facebook di Futuro Antico 10 mq - “uniscono grazia e tratto fermo, con una profonda carica ironica sottilmente provocatoria”.
Una raffinata ironia, ricca di riferimenti storici e culturali, ma anche condita di moderna inquietudine. E' la sintesi, e insieme la peculiare natura, del “Terzo Spazio”: una zona franca dalle certezze abitata da molte più persone di quanto non sembri.

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