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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Per sempre: Abracadabra
In scena al Remondini, proposto da Babilonia Teatri, il primo di tre spettacoli scelti da Operaestate che indagano il confine tra immaginario e realtà
Pubblicato il 18 lug 2025
Visto 4.944 volte
Il Teatro Remondini ha ospitato ieri sera, giovedì 17 luglio, il primo di tre spettacoli che costituiscono un piccolo ciclo con un filo conduttore, dedicato a indagare la nostra capacità di immaginazione rispetto al reale. Si proseguirà questa sera con Tom Cassani al CSC San Bonaventura e domani sera, sempre al Remondini, con Marco D'Agostin.
Al primo appuntamento, la Compagnia Babilonia Teatri ha portato in scena Abracadabra, spettacolo con al centro la magia collocata come elemento drammaturgico attorno al quale far ruotare una narrazione difficile, dolorosa. La produzione Teatro Metastasio di Prato, realizzata con il sostegno di Operaestate/CSC di Bassano del Grappa e Ariateatro Ets, ha esplorato con una levità giocosa, ai confini della realtà, appunto, il territorio-palude della malattia, della morte, del lutto.
da Abracadabra, di Babilonia Teatri, in scena per Operaestate (foto di Eleonora Cavallo)
Sul palco, ma in precedenza tra il pubblico, a consegnare a tutti quattro carte da gioco, Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi: un vero prestigiatore, un’attrice e gli stessi registi, impegnati come su un set a inquadrare e a mettere sotto i riflettori ciò che avviene, a collocare attrezzature, a collaborare alla realizzazione dei giochi di prestigio.
Il prestigiatore è il marito di una donna evocata come uno spettro in rosso-sangue morta di cancro, un uomo che deve rassegnarsi a una perdita che non è e non sarà mai totale sparizione. L’amata è rievocata nel territorio poetico del ricordo, da oggetti propri e da qualcosa che resta per sempre appartenente, carne nella carne, come viene detto nel monologo in scena.
Scimemi, palermitano, attore e prestigiatore, conduce il gioco interattivo con il pubblico proponendo scherzi che hanno a che fare con una “palla del caso” e una busta misteriosa, appesa a un cappio sul palcoscenico; numeri che seducono mettendo in moto i meccanismi dell’illusione – dalla donna tagliata a pezzi a quella che resta sospesa in aria, dal lungo serpente di carta che esce infinito da una bocca che non trova più le parole a una sedia-trono che cela al suo interno la donna che vi ha trascorso del tempo, una “poltromamma” alla Savinio.
La lettura corale ma asettica dell’andamento nefasto dei referti medici è un pugno allo stomaco: fino a che non sono detti, la malattia e la morte non esistono. Le fasi dell’accettazione di una fine imminente sono istituzionalizzate, gli stati della mente umana operano così, è riconosciuto. Ma intorno c’è ben altro. Tornare a vedere il mondo con gli occhi della magia non è facile, solo, diventa necessario.
La colonna sonora dello spettacolo dà un grande apporto narrativo, si parte con I'll Never Fall in Love Again, che porta negli occhi immagini televisive di duetti anni Sessanta in bianco e nero; si passa per l’arcana, immensa Blackstar, dal testamento artistico di David Bowie, poi arriva l’Agosto più freddo dell’anno dei Perturbazione.
La donna in rosso (Emanuela Villagrossi) si muove lenta, elegante, eterea, mentre l’uomo che la chiama è in tuta da ginnastica (nera, a lutto), è nel caos dei giorni del tutto terreno e prova a capire a tentoni, sottraendosi alle leggi della quotidianità, che forma si possa dare al dolore che prova.
Valigie e lunghe scale argentate che disegnano una A di amore ascendenti verso polvere di stelle, ma anche operazioni con proprietà matematiche esatte che dovrebbero rassicurare (o no?); un itinerario a perdere tra le vie arabeggianti di Palermo costellate di lapidi di morti illustri e di eroi; una caccia alle lucciole, o a qualcosa che porti luce, ma anche lacrime a spruzzo da clown: tutto racconta il disorientamento di chi rimane.
Allora Abracadabra. Si potesse.
Applausi calorosi, dal pubblico di Operaestate.
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