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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Ancora e più, Dobbiamo disobbedire? Un'intervista a Giulio Casale
Il 18 e il 20 luglio, due omaggi d’autore a Goffredo Parise per Operaestate, con Patricia Zanco che legge Vitaliano Trevisan e poi Giulio Casale
Pubblicato il 16 lug 2023
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Operaestate Festival nel suo programma 2023 dedicato al tema delle relazioni propone in due date ravvicinate due omaggi d’autore allo scrittore Goffredo Parise: Note sui Sillabari, martedì 18 luglio a Isola Vicentina, protagonista il testo che Vitaliano Trevisan scrisse e interpretò nel 2006, riproposto dall’attrice Patricia Zanco e un trio jazz diretto da Marcello Tonolo; poi la sera di giovedì 20 luglio, a Campolongo sul Brenta, ci sarà Dobbiamo disobbedire, spettacolo firmato da Giulio Casale, un appuntamento in parole, canzoni e musica ispirato dalla lettura del libro omonimo pubblicato nel 2013 da Adelphi, che contiene alcuni scritti confezionati da Parise per una rubrica del «Corriere della Sera» a cavallo tra il 1974 e il 1975.
«I Sillabari: qualcosa che ha più a che fare con la musica che con la letteratura, dice Parise. Dunque lasciare alla musica il compito di rendere quel mood», scriveva Trevisan nel commento che accompagnava la sua opera di rilettura del capolavoro di Parise in un melologo. Il testo in questione, la sua trascrizione con allegato il Compact-disc dell’esibizione realizzata dal 2009 al 2012 al gran completo, è uscito ad agosto 2022 per Inschibboleth Edizioni, collana Margini, ed è stato proposto in anteprima — in versione ridotta con l’orchestra sintetizzata a trio — nell’Odeo del Teatro Olimpico di Vicenza lo scorso maggio all’interno di Vicenza Jazz.
Patricia Zanco presta la sua voce alle parole di Trevisan, che a tratti con una sorta di identificazione con lo scrittore suo conterraneo ha distillato nella drammaturgia l’essenza liquida dei Sillabari.
Giulio Casale
Lo spettacolo sarà ospitato alla Villa Cerchiari di Isola Vicentina, inizio alle ore 21.20; in caso di pioggia sarà spostato nella Sala Cinema “Teatro Marconi”.
Dall’opera Sillabari 1 e 2, quest’ultimo premiato con lo Strega nel 1982 (ma erano altri tempi, e di sicuro altri giurati-lettori) si passerà grazie a Giulio Casale a uno spettacolo proposto in anteprima nel 2018 a Salgareda di Piave, nella “Casa delle Fate” dalle pareti rosa dove visse per alcuni anni Parise e dove scrisse appunto i suoi Sillabari raccontando l’umano dall’A fino alla lettera S — la stessa casetta, o meglio, il suo giardino sul greto del Piave, ospitò nel 2007 la prima rappresentazione ufficiale di Note sui Sillabari.
Questo secondo incontro con le parole di Parise pone l’accento sulla lettura del presente alla siderea oppure effimera distanza di cinquant’anni, anche attraverso il contributo di canzoni di Boris Vian, Luigi Tenco e molte di Casale stesso.
Dobbiamo disobbedire: prendiamo dunque la lettera D, per iniziare. D di denaro, non di Dolcezza o Donna (parole che scelse Parise). Il tema è complesso, ma senza rinunce alla complessità: l’idea di “povertà” che aveva Parise non rimava esattamente con i dettami dei movimenti della decrescita.
Certamente no, pur con qualche affinità postuma. La sua era innanzitutto una esortazione a prendere coscienza della "follia" del consumo per il consumo. Meravigliosamente ci invitava a una ritrovata consapevolezza, a saper di nuovo dare il giusto valore agli oggetti, alle materie, alla qualità (anche emozionale) in un acquisto, uscendo finalmente dalla logica del "gadget", delle firme obbligatorie, e cioè da ogni moda e tendenza del momento, cibo e ristoranti inclusi. Parise non era un moralista, era pregno casomai di un acuto buon senso che però quasi mai coincideva (e coincide) con ciò che chiamiamo buon senso comune.
L’esortazione a disobbedire alle logiche del denaro cinquant’anni fa era lanciata da personalità colte ma anche popolari come Parise e Pasolini nei loro libri, sui giornali, in tivù. Ora, tale esortazione può ancora entrare in circolo attraverso il canale delle parole, o è destinata a diventare argomento da menù del giorno, merce per i social?
Temo che come quasi tutto ai nostri giorni potrebbe innescare un gran dibattito (ovviamente fazioso, da ogni parte) della durata di 24 ore. Poi si passerebbe ad altre polemiche, molto più "eccitanti", scottanti. Ma, se interessa, aveva completamente ragione lui, Parise. Ed è più dimostrabile oggi di allora, in ogni campo sociale e direi sociologico. Apparentemente, oggi, conta solo avere successo, dunque denaro, dunque già una qualche forma di potere. Questi scrittori avevano assaporato il successo popolare unicamente quale conseguenza della bellezza, della "forza" delle loro opere artistiche. L'obiettivo non era il successo: era scrivere grandi cose. Oggi la scena è completamente ribaltata. Si pensa subito a come ottenere successo, poi… la Bellezza può attendere.
I disubbidienti percorrono a volte cattive strade e sono spinti da venti inesorabili, inesauribili: oltre a quelli che citi nello spettacolo, qualche altra persona contemporanea ostinata e contraria che apprezzi e ammiri?
Alessandro Bergonzoni e i Verdena, nel rock.
Uno dei racconti dei Sillabari che ti è rimasto in mente.
Se proprio devo citarne uno solo (e mi è impossibile) dico "Grazia".
Hai per caso letto Works, di Vitaliano Trevisan? Particolare e un po’ delirante, il rapporto dei Veneti con il lavoro?
Oh, sì: sottoscrivo. Del resto 25 anni fa scrissi (con gli Estra) un intero album intitolato "Nordest Cowboys", e si partiva proprio da lì, dall'alienazione (innanzitutto culturale) che la religione del lavoro porta con sé. Quanto a Trevisan, fuori però da ogni retorica, mi piacerebbe se ciascuno di noi riuscisse a fare qualcosa per diffondere i suoi lavori, e non solo in Veneto.
Giulio “Estremo” Casale, c’è un nuovo disco in cantiere con gli Estra, un graditissimo ritorno. Avete lanciato un crowdfunding: ai meccanismi distopici del mercato musicale è impossibile inchinarsi e obbedire.
Probabilmente sì, almeno per me, per noi. Già nel 1995, quando firmammo un grosso contratto con la Warner italiana, beh, non ci volle molto tempo per capire che parlavamo due linguaggi completamente diversi. Torneremmo ancora qui al discorso di prima: costoro ci chiedevano musica progettata per avere (casomai) successo, non la musica fatta per esprimere un mondo interiore, una poetica, dando vita a qualcosa di mai detto prima… e allora a un certo punto ti allontani, torni a qualcosa che ti sembri "vero". A me la cosa più vera di tutte è sempre (sin da bambino) sembrata il teatro.
Dal tempo della pandemia ti si può seguire anche su Patreon, dove ti affacci con la tua dimensione di interprete e artistica. Puoi anticipare qualche tema a proposito del quale ti sta a cuore scrivere?
Patreon, dopo tre anni, è ormai per me un vero e proprio palcoscenico virtuale, privato, o meglio per pochi (mai pochi) bellissimi e fedeli spettatori. Invito i curiosi a scoprire da loro quanto io stia andando a sperimentare e sperimentarmi lì dentro. Solo quest'anno ho già proposto tre canzoni inedite scritte, prodotte e arrangiate da zero, con tanto di video e con tanto di contenuti speciali (il processo di scrittura, i dubbi, le riscritture, la scelta dei timbri, dei suoni, tutto visibile agli iscritti). Io non sono stanco nemmeno un po'. Certo: l'epoca che viviamo è questa, è a dir poco tremenda, ma un'artista deve sempre misurarsi col suo proprio tempo, qualsivoglia tempo storico, anche il più nero dei neri, e trovare poi ancora la parola taciuta, la pausa, il silenzio, il riso e il grido.
La serata con Giulio Casale, organizzata in collaborazione con Veneto Barbaro, Festival culturale in Valbrenta, avrà inizio alle ore 21.20, ritrovo sul Lungo Brenta di Campolongo. In caso di pioggia, sarà ospitata nella vicina Chiesa del Carmine.
Per informazioni: biglietteria Operaestate Festival tel. 0424524214 - www.operaestate.it
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