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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
In Acqueforti
Inaugurazione domenica 13 giugno, a Tezze sul Brenta, di una piccola Personale dell'incisore Gabriele Bordignon
Pubblicato il 10 giu 2021
Visto 6.484 volte
“Ritengo che riuscire a realizzare una mostra, dopo mesi di pandemia e restrizioni di ogni tipo, abbia qualcosa di straordinario”, scrive sul suo profilo Facebook Gabriele Bordignon. Alcune opere dell’incisore originario di Tezze sul Brenta (vive a Belvedere di Tezze) saranno protagoniste di una piccola Personale intitolata “Acqueforti” ospitata nei locali del municipio del paese. La mostra sarà inaugurata domenica 13 giugno alle ore 11 e rimarrà aperta e visitabile per due settimane fino a 2 luglio (in orario di apertura degli uffici, solo domenica 13 giugno dalle ore 10 alle 14).
L’iniziativa è stata promossa dall’associazione Artez, no profit nata nel 2020 su una iniziativa di un gruppo di appassionati d’arte riunitosi grazie all’attività del presidente Diego Pasinato e la collaborazione dell’amministrazione comunale a cura dell’assessore Massimo Tessarollo. Dell'associazione fanno parte numerosi artisti di Tezze tra pittori, scultori, fotografi e designer.
Bordignon, classe 1954, ha fatto parte dell’associazione Incisori Veneti presieduta dal Giorgio Trentin, dell’associazione Incisori Contemporanei e dell’associazione Nazionale Incisori Italiani, è inserito nel gruppo “Laboratorio delle Arti” e nel gruppo di Arti Figurative “Dimensione Arte”, che ha sede e opera nel Bassanese. Il suo percorso artistico è iniziato da giovane, grazie agli insegnamenti di Maestri incisori come Giovanni Bernardi (1904-2000) e Luigi Marcon. Negli anni nelle sue acqueforti, la tecnica prediletta, ha rappresentato tanti soggetti diversi passando dalla figura umana ai temi del sacro; da scene di interni agli orizzonti ampi del paesaggio, prima quello naturale e rurale, poi, soprattutto negli ultimi tempi, quello urbano e industriale.
uno scorcio della mostra Acqueforti, personale di Gabriele Bordignon a Tezze sul Brenta
Vincitore di numerosi concorsi, gli ultimi riconoscimenti ricevuti in ordine tempo il primo premio per la grafica al concorso organizzato dalla Pro Loco di Cordignano e la partecipazione alla Biennale di Grafica contemporanea "Premio Diego Donati", a Perugia, Bordignon tiene anche corsi rivolti a chi intende conoscere la tecnica affascinante dell’acquaforte e dell’acquatinta, il più recente realizzato tra autunno e inverno a Galliera Veneta, a cura dell’associazione culturale GallierArt, ma qualche anno fa ne ha tenuto uno molto apprezzato anche in città, ospitato nella Chiesetta dell’Angelo.
Restando a Bassano, nel dicembre 2019 si sono potute ammirare alcune sue opere all’interno della collettiva "6 del Laboratorio delle Arti", allestita nello Spazio Corona d’Italia; è stato inoltre tra gli artisti presenti alla Biennale dell’Incisione Città di Bassano nel 2011. Con l’associazione nazionale Incisori Contemporanei, alcune sue acqueforti hanno viaggiato e sono andate in mostra all’estero, fino a giungere in Cina nel 2019.
Un amore, quello per l’acquaforte, che avrebbe accomunato più artisti nel Seicento. Come è nata questa passione?
Insieme a quella per il disegno e la pittura, si è fatta strada quando ero giovane e poi è cresciuta col tempo, via via che ho imparato a padroneggiare questa tecnica complessa e raffinata che tanto mi incuriosiva. Quando avevo occasione di osservare da vicino qualche opera realizzata in acquaforte o comunque con le tecniche a stampa sentivo forte il desiderio di appropriarmi dei loro segreti e di conoscere i procedimenti di realizzazione. Il Seicento è stato il secolo d’oro dei grandi incisori, ma questa tecnica è sopravvissuta fino ai giorni nostri piena di fascino, anche se a volte tra le tecniche artistiche raffigurative può risultare un po’ di nicchia. Richiede indubbiamente un processo di realizzazione e di stampa laborioso, io stampo personalmente le acqueforti con un torchio a stella nel mio laboratorio.
C’è qualche artista del presente che ammira particolarmente?
Di sicuro ho ammirato molto i miei maestri, Giovanni Bernardi, Luigi Marcon e Cesare Baldassin, quest’ultimo pittore incisore e amico, persona modesta e brava, sono tanti i consigli che ho ricevuto da lui.
Mi capita spesso di apprezzare anche tra le altre le opere di Augusto Murer, Renzo Vespignani, Safet Zec, Giuseppe Zigaina, Cesco Magnolato, Giovanni Barbisan, artisti che conosco personalmente o che ho avuto modo di incontrare per tramite dei loro lavori in mostre, concorsi di grafica e gallerie con esposizioni.
Una tecnica antica utilizzata per rappresentare il contemporaneo. Quali sono i paesaggi odierni che la ispirano maggiormente?
Sicuramente quello urbano e industriale, di recente ho maturato una particolare predilezione per la rappresentazione di luoghi abbandonati, di impianti industriali dismessi, di crocevia delle stazioni; mi piacciono le linee e le prospettive tracciate dai cavalcavia e dalle direttrici del traffico, mi è capitato di raffigurare diversi di questi paesaggi nelle ultime acqueforti che ho realizzato.
L’ultima sua Personale è stata allestita un paio di anni fa alla "Casa del Musichiere", a Moriago della Battaglia. Come ha scelto il percorso di opere da esporre in mostra qui a Tezze?
Spero di riuscire a esporre una quindicina di acqueforti scelte tra quelle realizzate nell’ultimo periodo. Purtroppo lo spazio a disposizione nella sala d’ingresso del municipio è limitato e condiviso da altri servizi pubblici e l’allestimento ne dovrà tenere conto, ma sono comunque molto felice che si sia portato a compimento questo progetto dopo il periodo difficile che tutti abbiamo attraversato.
Alcune sue ultime acqueforti sono dedicate a luoghi celebri e scorci di Venezia: cosa pensa del passaggio di navi da crociera nei paesaggi fragili che ha immortalato?
Mi è capitato di essere un passeggero di quelle navi, e devo dire che l’avvicinamento alle città visto dall’alto è sempre spettacolare, ma quello di Venezia e della sua laguna è un territorio fragile, bellissimo e fragile, e deve essere rispettato.
L’acquaforte che ho dedicato alla chiesa della Madonna della Salute è nata anche da un sentimento di devozione, oltre che dall’ammirazione per la sua storia. Nello spazio incisorio, la facciata barocca della chiesa è definita da linee e campiture solcate da ponti, gomene, sartie e pennoni che inneggiano alla storia legata ai traffici e al commercio della Serenissima. Ho voluto aggiungere agli altri illustri che conosciamo il mio personale omaggio alle forme monumentali del capolavoro di Baldassarre Longhena, segno ancora attuale di una delle più sentite testimonianze della devozione religiosa popolare della città e del popolo della laguna.
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