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Ca' Erizzo Social Club
Al “Museo Hemingway e della Grande Guerra” sabato si inaugura la mostra “Gli autori delle Grande Guerra: D'Annunzio, Hemingway, Ungaretti”. Intanto il Museo allarga gli orizzonti: presto sbarcherà a Cuba. E anche negli USA
Pubblicato il 15 mar 2017
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Ernest Hemingway, come Napoleone e Garibaldi, è stato dappertutto.
Anche nel Veneto, dove le tracce della sua presenza negli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale si diffondono tra il Basso Piave, il Bassanese e l'Alto Vicentino.
Sarebbe tornato nel Nordest anche decenni dopo, frequentando diversi luoghi come Cortina d'Ampezzo, Venezia, Lignano. Ma di quella sua prima apparizione in terra veneta in tempo bellico, da giovane volontario autista della Croce Rossa Americana, c'è un unico posto dove il futuro Premio Nobel per Letteratura ha realmente “abitato” - anche se per pochi, ma indimenticabili giorni - e non solo sporadicamente pernottato: Villa Ca' Erizzo, oggi Ca' Erizzo Luca, a Bassano del Grappa.
Alberto Luca e Giandomenico Cortese alla conferenza stampa nella Cappella Mares di Villa Ca' Erizzo Luca (foto Alessandro Tich)
Qui nel 1918, in quella che fu la sede della Sezione Uno delle ambulanze della American Red Cross, il 19enne aspirante cronista di guerra dell'Illinois incontrò gli Arditi impegnati sul fronte del Grappa, che gli ispirarono il racconto giovanile “La scomparsa di Pickles McCarty”, ambientato proprio a Ca' Erizzo e scritto durante le vacanze in Michigan ancora nel 1919.
E qui, come nelle altre località del fronte veneto, raccolse le visioni e le sensazioni che gli permisero di scrivere negli anni successivi due grandi romanzi come “Addio alle Armi” e “Di là dal fiume e tra gli alberi” nel quale mette in bocca al protagonista colonnello Cantwell un chiaro riferimento alla sua esperienza giovanile bassanese (“Vorrei essere seppellito lassù, lungo il Brenta, dove sorgono le grandi ville con i prati, giardini, platani, cipressi.”).
Sull'Hemingway de Bassan, del resto, ci occupiamo su questo portale ormai da un po' di tempo. Merito del “Museo Hemingway e della Grande Guerra”, gestito dalla Fondazione Luca e inaugurato proprio a Villa Ca' Erizzo Luca, sulla riva del fiume che ha poi anche preso il nome di Lungobrenta Hemingway, nell'ottobre di tre anni fa.
Ce ne occupiamo ancora dal momento che - come illustrato oggi in conferenza stampa dal presidente della Fondazione Luca Alberto Luca e dal curatore scientifico del Museo Hemingway Giandomenico Cortese - un altro progetto si aggiunge alla già cospicua bacheca di iniziative promosse dall'istituzione museale privata.
Si tratta della mostra “Gli autori della Grande Guerra: D'Annunzio, Hemingway, Ungaretti”, della quale peraltro abbiamo già scritto nel canale “cultura” di Bassanonet. Da sabato 18 marzo (inaugurazione alle ore 17, con letture di brani tratti dai racconti e poesie dei tre grandi autori) a domenica 14 maggio, Villa Ca' Erizzo Luca proporrà un interessante itinerario, tra immagini e parole raccolte su pannelli, sul coinvolgimento nel conflitto dei tre letterati.
Come rivela Cortese, Gabriele D'Annunzio e Hemingway si conobbero anche di persona, incontrandosi nel 1918 al circolo ufficiali di Fossalta, sul fronte del Piave.
Ma il sempre più “antimilitarista” Hemingway, di fronte all'indomita retorica interventista di Superman D'Annunzio e soprattutto dopo l'impresa compiuta dal Vate nel 1919 per la conquista di Fiume, lo considerò per sempre con grande disistima. Disprezzo che, da parte di D'Annunzio, fu ampiamente ricambiato.
Fra i tre, Giuseppe Ungaretti fu quello che durante la guerra combatté sul fronte per davvero, partecipando alle battaglie sul Carso. La “distruzione umana e della natura” di cui fu testimone oculare in trincea avrebbe tristemente ispirato alcune tra le sue più celebri poesie.
Spazio dunque, in mostra, ad una inedita lezione di storia e di letteratura.
Target privilegiato dell'esposizione: i ragazzi delle scuole, che si impegnano ad affrontare con lo studio tali autori, per approfondire alcune tematiche e conoscere i luoghi descritti nelle poesie o nei racconti. La mostra è organizzata dalla Fondazione Luca, in collaborazione con il Gruppo Ermada e il Museo Hemingway e della Grande Guerra e rientra nel progetto “Voci di guerra in tempo di pace, tra fronte e follia, dall'Isonzo al Tagliamento”, coordinato dal Gruppo Ermada e sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Gode del patrocinio delle Regioni Veneto, Emilia Romagna e Lazio e rientra nel programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale. È stata resa possibile grazie alla collaborazione di importanti istituzioni nazionali come la Fondazione del Vittoriale degli Italiani, il Parco Ungaretti di Sagrado e il Museo di San Martino del Carso.
Un'ulteriore riprova della “logica di rete” con la quale il Museo bassanese organizza le sue iniziative, già confermata dal recente accordo di promozione e scontistica in comune con la mostra “Ferro Fuoco e Sangue” di Palazzo Chiericati a Vicenza e la mostra “Frammenti” del Museo Civico di Bassano.
Ma la “rete”, a quanto pare, sta per allargarsi ben al di là dei confini nazionali.
È la notizia su cui i referenti del Museo Hemingway fanno solo un breve cenno come “anticipazione a margine”, ma che inevitabilmente titilla l'inesauribile curiosità dei cronisti presenti. “Nei prossimi mesi - annunciano - nasceranno delle iniziative a Cuba e negli Stati Uniti, con le quali il Museo e la città di Bassano avranno una visibilità non da poco.”
Sull'importante novità, che sarà specificamente comunicata a breve, Luca e Cortese non si sbottonano. Ma fanno intendere che le trattative in corso per l'interessante collaborazione internazionale sono “in avanzato stato di definizione”.
Con un primo prestigioso obiettivo in vista, in stile Buena Vista Social Club: un gemellaggio con il Museo Hemingway “Finca Vigia” a L'Avana, Cuba, dove lo scrittore americano visse per quasi vent'anni. Più un secondo gemellaggio, sempre in fase di work in progress, con il Museo di Ernest Hemingway a Key West, in Florida negli USA. Stop alle anticipazioni.
Bassano del Grappa diventerebbe così uno dei tre vertici di un singolare triangolo, tra le due sponde dell'oceano, di progetti e iniziative nel nome del grande romanziere che mosse i primi passi da scrittore dopo il suo soggiorno di guerra in riva al Brenta.
Dando vita a un tanto inedito, quanto inebriante cocktail di grappa e di rum.
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