Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it

Il "Tich" nervoso

Santità on line

Papa Francesco apre a internet: “E' un dono di Dio”. Il Santo Padre sdogana il web e ne benedice “le maggiori possibilità di incontro tra tutti”. Diversamente da certi nostri politici locali...

Pubblicato il 23-01-2014
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Bassano è di piùBallottaggio

E bravo Papa Francesco. Vi confesso che ogni giorno che passa sono sempre più ammirato e sorpreso da questo Pontefice argentino che sta rivoluzionando gli schemi della Chiesa e che alcuni mesi fa, come ben sanno i nostri lettori, ho avuto l'onore di servire e di incontrare al seguito del servizio di catering in Vaticano di Sergio Dussin.
Già in quella occasione Papa Bergoglio mi aveva colpito per il suo modo diretto e anticonformista di “essere” e di dire le cose. Aspetti che, del resto, emergono quotidianamente negli atti e nelle dichiarazioni del Santo Padre riportati dagli organi di informazione. Comprese le parole del messaggio del Papa diffuso oggi, e subito ribattuto dalle agenzie di stampa, per la Giornata delle Comunicazioni.
Già: perché Francesco, infrangendo un altro tabù del benpensantismo cattolico, ha parlato di internet. Una cosa normale, se vogliamo, per un Papa 2.0 come lui. Assai meno scontata, invece, per quella parte della cultura clericale che mettendo all'indice l'uso distorto e “peccaminoso” di alcuni strumenti come i blog e le chat considera la Rete come la casa del diavolo.

Francesco, no: non la considera così. Anzi, come leggo sull'Ansa, per Sua Santità il web è addirittura “un dono di Dio”. E questo perché “internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona”. E i nuovi media in generale, per il Bergoglio-pensiero, “possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri” perché “comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e più uniti”.
Parole sante: “comunicare bene”. E' quello che anche noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare tutti i giorni sul nostro portale. Ben consapevoli delle illimitate potenzialità della Rete, basate sulla assoluta libertà e interattività dei contenuti, e dei suoi limiti, che dalla stessa interattività con la community - ovvero da chi ne abusa - hanno origine.
Ne è cosciente anche il Pontefice: “Esistono anche aspetti problematici: la velocità dell'informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un'espressione di sé misurata e corretta.” “La varietà delle opinioni espresse - prosegue Bergoglio - può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici.”
“L'ambiente comunicativo - conclude il Papa - può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso.”
Ma al di là di un necessario approccio e dibattito critico sull'uso della Rete e sull'accesso alla stessa, la vera notizia è questa: Papa Francesco ha sdoganato il web. Strappando via quel velo di pregiudizio che ancora oggi, in molti ambienti ecclesiastici e laici, inquina la percezione sociale della comunicazione on line.
Perché la Rete, e il giornalismo in Rete aperto ai commenti degli utenti, in realtà fanno paura: il vero babau di chi vorrebbe godere di una comunicazione e un'informazione acritica, consenziente, predigerita e a senso unico.
E' il caso di certi nostri politici locali, talmente abituati alle interviste in ginocchio e talmente restii ad apparire su Bassanonet al punto da avere escluso ogni contatto con la nostra redazione.
Cari rappresentanti eletti dal popolo: ascoltate il messaggio di Francesco.
Apritevi anche voi al web, ai liberi contenuti di chi vi scrive e al libero confronto con la community, che è composta anche dai vostri elettori: soprattutto in questo periodo di imminenti scelte elettorali.
Perché sbagliare è umano, e voi state clamorosamente sbagliando, ma perseverare - questo sì - è diabolico.

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