Geopolitica

Power of Siberia: il vantaggio di Pechino

Il gas russo verso la Cina e il nuovo equilibrio nei rapporti tra i due Paesi

La posizione della Cina sulla guerra in Ucraina sembra orientata a non sbilanciarsi più di tanto, determinata a mantenere stretti legami con il Cremlino e a rifiutarsi di aderire alla campagna occidentale volta a isolare la Russia. Pechino ha così potuto rafforzare i propri rapporti economici con Mosca, anche attraverso l’acquisto di petrolio russo a condizioni vantaggiose. D’altronde, una Russia così isolata dai Paesi occidentali ha meno alternative economiche e commerciali, il che si traduce in un maggiore potere contrattuale per Pechino.
Il partenariato "senza limiti" tra pari, proclamato dal leader cinese Xi Jinping e dal presidente russo Vladimir Putin poco prima dello scoppio della guerra, sembra aver preso una piega un po' diversa rispetto alle intenzioni iniziali. In altre parole, starebbe trasformando la Russia in un partner subordinato alla Cina, una condizione che sembra andare bene a Pechino e che potrebbe spiegare perché Xi non sembri avere alcuna fretta di spingere Putin a negoziare con l'Ucraina. Sebbene Xi si dichiari favorevole a una "soluzione politica", sembra evitare di esercitare pubblicamente pressioni su Putin affinché cerchi una soluzione negoziata al conflitto.
Gas pipeline (Photo credit: Adobe Stock/alexkich)
Gas pipeline (Photo credit: Adobe Stock/alexkich)

Attualmente, tra i dossier al centro dei negoziati tra i due leader rientra anche il gasdotto “Power of Siberia”, un progetto le cui origini risalgono però al 2006. Quell’anno, infatti, il Gazprom, e la CNPC firmarono un memorandum sulle forniture di gas naturale russo alla Cina, in occasione della visita del presidente russo Vladimir Putin in Cina. Il progetto fu poi sospeso nel 2009 a causa dei disaccordi sul prezzo del gas naturale e della concorrenza di altre fonti di gas sul mercato cinese.
Il gasdotto, in questione è progettato per esportare gas naturale dalla regione dell'Altaj, nella Siberia occidentale russa, verso la Cina nord-orientale passando per la Mongolia. Il progetto simboleggia il partenariato strategico "senza limiti" tra Pechino e Mosca. Se realizzato, convoglierebbe 50 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno verso la Cina settentrionale, reindirizzando forniture un tempo destinate all'Europa. Il gasdotto, lungo 2.800 chilometri, partirebbe dalla stazione di compressione di Purpeyskaya, situata lungo l'esistente condotta Urengoy–Surgut–Chelyabinsk.
Una volta realizzata, la condotta dovrebbe avrebbe una capacità di 50 miliardi di metri cubi all'anno, pari a circa 525 terawattora di energia. Per fare un paragone, secondo i dati di Terna, nel 2025 i consumi elettrici italiani sono stati pari a 311,3 terawattora.
Nel corso degli anni, dopo alcune vicissitudini, il progetto non ha fatto progressi significativi e i negoziati si trovano in una fase di stallo.
La Russia ha un forte interesse a costruire questo gasdotto poiché, avendo perso gran parte del mercato europeo, necessita di un nuovo sbocco a lungo termine per le sue ingenti riserve di gas. Nel 2021, la Russia ha fornito all'Europa circa 150 miliardi di metri cubi di gas attraverso i gasdotti: una quantità più che sufficiente a coprire il consumo annuo complessivo di Germania, Francia e Austria. L'Europa rappresentava i due terzi delle esportazioni di gas del Paese, inclusi i flussi di gas naturale liquefatto. Dopo che l'invasione dell'Ucraina ha duramente colpito tali scambi, Mosca ha cercato nuovi mercati, e ne ha ampliati altri.
Per la Cina, il gas russo trasportato via gasdotto potrebbe rappresentare un'alternativa più sicura al gas naturale liquefatto (GNL) di importazione, che viene raffreddato fino allo stato liquido e trasportato via nave. La maggior parte delle importazioni cinesi di GNL deve transitare attraverso punti di passaggio strategici e critici, come lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Malacca.
Tuttavia, la Cina sembra non condividere l'urgenza del Cremlino: i negoziati si trascinano da anni a causa di disaccordi su prezzi, volumi e condizioni di fornitura.
Secondo recenti indiscrezioni, la Cina starebbe chiedendo tariffe intorno ai 50 dollari per mille metri cubi, una cifra ben inferiore ai circa 250 dollari auspicati dal Cremlino e vicina al prezzo del gas sul mercato interno russo. La Cina sembra convinta che, alla fine, la Russia sarà costretta ad accettare. Almeno al momento, non sembrano esserci altre possibilità.
Il primo gasdotto, "Power of Siberia 1", trasporta gas da due giacimenti della Siberia orientale fino al confine tra Russia e Cina. La costruzione dell'infrastruttura è iniziata in seguito a un accordo del 2014; le prime forniture sono partite nel 2019 e la piena capacità operativa è stata raggiunta nel 2024.

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