A tavola con Jacopo Bassano, quando gli gnocchi fanno incontrare la città
A San Michele la serata culturale che ha aperto la Festa del Patrono. Arte, storia, territorio e istituzioni attorno a un piatto di gnocchi di Rotzo
Ed è proprio dentro questo percorso che si inserisce “A tavola con Jacopo Bassano”, il secondo appuntamento de L'Arte del Convivio, che ha aperto la Festa del Patrono con una serata in cui la cultura è arrivata in tavola insieme agli gnocchi di Rotzo.
Gli gnocchi sono buoni. Ieri sera, a San Michele, hanno dimostrato però di avere anche un'altra qualità: sanno mettere insieme le persone e, in qualche modo, produrre cultura e armonia. Non era affatto scontato. Fatti a mano con una materia prima d'eccellenza dell'agricoltura di montagna, sono stati i protagonisti di una cena culturale a numero chiuso, andata sold out in 48 ore, nella quale, tra una portata e l'altra, Barbara Guidi, Mario Guderzo e Fabrizio Magani hanno accompagnato i presenti dentro il mondo di Jacopo Bassano e della Bassano del Rinascimento.
Attorno a quella tavola si è ritrovata anche una parte significativa della città: il sindaco Nicola Finco, Giada Pontarollo, Marina Bizzotto, Andrea Viero, Andrea Zonta, Elena Pavan e Stefano Giunta, insieme ai rappresentanti del quartiere e agli altri invitati.
Una fotografia curiosa anche delle attuali geometrie politiche cittadine. Ma ieri sera non c'erano banchi consiliari, mozioni o votazioni.
C'erano gli gnocchi. Gli gnocchi ampliano i Perimetri e generano cultura. Quella cultura che, quando riesce a entrare nella vita delle persone, può anche diventare un punto d'incontro, di riflessione e di storia.
È stato questo il cuore dell'intervento di Barbara Guidi, direttrice dei Musei Civici di Bassano: raccontare una cultura che non resta chiusa nei musei, ma torna dentro la vita quotidiana.
Nei dipinti di Jacopo Bassano ci sono il lavoro nei campi, le cucine, gli animali, le tavole imbandite. C'è la vita della gente. E proprio per questo una cena dedicata al pittore diventa qualcosa di più di una semplice degustazione: la tavola diventa un luogo nel quale la storia del territorio può essere raccontata e condivisa.
È anche una chiave per leggere la pittura di Jacopo Bassano: nelle sue scene conviviali e pastorali il quotidiano entra nella rappresentazione artistica, restituendo il mondo rurale e la vita della comunità del suo tempo.
A spiegare il valore di ciò che arrivava nei piatti è stato anche il sindaco di Rotzo Lucio Spagnolo.
Il segreto degli gnocchi di Rotzo, ha ricordato, sta nell'elevata sostanza secca della patata e nella sua particolare umidità. E ieri, per la cena, sono stati utilizzati 75 chili di gnocchi di Rotzo, una quantità che, secondo il confronto richiamato da Spagnolo, equivale a circa 100 chili di gnocchi commerciali.
Il motivo è semplice: serve pochissima farina e la patata resta protagonista. Un valore aggiunto che si sente nel gusto e che racconta la qualità di una materia prima profondamente legata alla montagna.
Un applauso va naturalmente anche a chi quegli gnocchi li ha preparati e serviti, lavorando nelle cucine mentre in sala si parlava di arte, storia e cultura.
Tra i protagonisti della serata anche Roberto Campagnolo, che ha fatto da interlocutore e padrone di casa nel dialogo con gli ospiti, raccontando anche un episodio legato al rapporto con Fabrizio Magani Direttore generale archeologia belle arti e paesaggio del Ministero della Cultura.
Tutto nasce dalle vicende del Ponte di Bassano, quando Campagnolo era vicesindaco e assessore. Alle richieste di intervento seguiva spesso la risposta istituzionale che prevedeva l'invio delle carte alla Soprintendenza.
Poi Magani vide una notizia sui giornali e telefonò direttamente per chiedere chiarimenti. Da quella telefonata nacque un rapporto di confronto e fiducia che, negli anni, ha portato il direttore generale del Ministero della Cultura anche a San Michele.
Nel suo intervento Fabrizio Magani ha parlato delle scene pastorali di Jacopo Bassano, della sua capacità di rappresentare il mondo rurale e quel particolare temperamento veneto che collega passato e presente.
E proprio per spiegare questo rapporto tra arte, territorio e vita delle comunità ha richiamato anche un'opera particolarmente significativa: la Pala dell'Alluvione del Colmeda, dipinta da Jacopo Bassano e conservata nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Feltre.
L'opera, legata alla memoria dell'alluvione del torrente Colmeda, porta dentro la pittura un episodio della storia di una comunità. Nel ragionamento di Magani è diventata così un altro modo per guardare alla capacità di Jacopo Bassano di osservare la realtà che lo circondava e trasformarla in racconto, intrecciando il sacro con la vita concreta delle persone e del territorio.
Un richiamo che si lega perfettamente anche al senso della serata di San Michele: parlare di Jacopo Bassano non significa soltanto parlare di un pittore del Cinquecento, ma tornare a osservare attraverso la sua pittura una terra, le sue persone, le sue tradizioni e il modo in cui una comunità si riconosce nelle proprie storie.
Il suo intervento si è chiuso con un'immagine particolarmente efficace: Jacopo Bassano come la “quinta essenza” di questa terra.
Una terra nella quale continuano a muoversi, secoli dopo, le persone, le tradizioni e la vita quotidiana del territorio.
Nel corso della serata lo storico dell'arte Mario Guderzo ha anche anticipato l'istituzione dell'“Arcangelo d'Argento”, un riconoscimento destinato a una personalità che si sia distinta nell'ambito culturale del territorio.
La consegna dovrebbe avvenire il 29 settembre, probabilmente in Municipio.
L'annuncio ha colto di sorpresa il sindaco Finco, che ha però accolto la proposta, dando vita a un simpatico siparietto con Guderzo.
Dietro la serata c'è il lavoro del Quartiere San Michele, del presidente Enrico Feltrin, della coordinatrice Sabrina Pellanda e di tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione della festa.
Una manifestazione che prova a mantenere la propria anima popolare allargando però il programma alla cultura, ai giovani e alla valorizzazione del territorio. Una formula che tiene insieme tradizione, arte, gastronomia e comunità.
E la serata non poteva che concludersi nel modo più spensierato.
Prima dei saluti, lo storico dell'arte Mario Guderzo — indossati i panni di trascinatore e capopopolo — ha fatto intonare a tutta la sala il celebre motivetto “Bravi, bravi, bravissimi”.
Alla fine, tra Jacopo Bassano, gli gnocchi di Rotzo e qualche distanza politica, a vincere è stata la tavola. E Guderzo, con tutta la sala a cantare “Bravi, bravi, bravissimi”, ha trovato il modo migliore per ricordarcelo.
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