La campanella suona, ma il viaggio verso casa diventa un’odissea
La settimana corta ha cambiato i flussi, ma la domanda del consigliere Roberto Campagnolo è semplice: perché il confronto sul trasporto è arrivato quando i problemi erano già esplosi?
Suona la campanella, le lezioni terminano, ma per tornare a casa comincia un'altra prova: riuscire a salire sull'autobus.
Al Centro Studi gli autobus sono pieni, i ragazzi si accalcano alle fermate, qualcuno riesce a salire e qualcuno rimane a terra. E per chi non ha un padre o una madre che possono mollare il lavoro e venire a prenderlo, non è un semplice contrattempo.
È un pomeriggio che cambia completamente.
Significa aspettare. Restare in città. Magari non avere nemmeno i soldi per mangiare qualcosa. Rimanere da soli fino a sera. Arrivare a casa tardi e scoprire che il tempo per studiare è ormai finito.
È facile parlare di numeri, di corse e di orari. Molto meno facile ricordarsi che dentro ogni autobus pieno ci sono ragazzi con una giornata già organizzata, famiglie che lavorano e studenti che avrebbero semplicemente bisogno di una cosa normale: poter tornare a casa dopo la scuola.
La nuova organizzazione della settimana corta ha modificato gli orari e concentrato i flussi degli studenti. Ed è proprio qui che si inserisce la denuncia di Roberto Campagnolo.
La sua domanda è diretta: perché il tavolo sul trasporto pubblico viene convocato soltanto adesso?
«Di fronte ad autobus sovraffollati, studenti lasciati a terra e ragazzi che rischiano ogni giorno di perdere la propria corsa, l’Amministrazione comunale annuncia ora, a fine settembre, la convocazione di un tavolo con scuole e soggetti coinvolti».
Campagnolo contesta soprattutto il momento della convocazione. La settimana corta, osserva, «non è una novità emersa dopo l’inizio delle lezioni». Il cambiamento dell'organizzazione scolastica e lo spostamento dei flussi degli studenti erano conosciuti prima dell'avvio dell'anno scolastico.
Da qui la sua conclusione: «Il confronto con scuole, famiglie e aziende di trasporto andava organizzato durante l’estate, prima dell’inizio dell’anno scolastico. Non a fine settembre, quando i problemi sono ormai esplosi e a pagarne le conseguenze sono studenti e famiglie».
Non è soltanto una critica all'attuale organizzazione. Campagnolo richiama anche la propria esperienza amministrativa.
«Quando ero assessore al Trasporto pubblico locale avevamo istituito un tavolo permanente al quale partecipavano i dirigenti degli istituti superiori bassanesi, i rappresentanti dei genitori, le aziende di trasporto e l’Amministrazione comunale».
E spiega quale fosse la funzione di quel confronto: «Incrociare preventivamente gli orari scolastici, i flussi degli studenti e l’organizzazione delle corse, cercando di ridurre al minimo i disagi che inevitabilmente possono verificarsi nelle prime settimane di scuola».
Non solo programmazione, ma anche intervento rapido quando emergeva un problema.
«Se veniva segnalata una corsa sovraffollata, si verificava il problema con il gestore e si lavorava perché nel giro di pochi giorni il servizio venisse adeguato».
Per questo, secondo Campagnolo, non basta oggi attribuire le difficoltà alla settimana corta.
«La settimana corta può spiegare perché sono cambiati i flussi degli studenti; non può spiegare perché l’Amministrazione abbia deciso di affrontare questi cambiamenti soltanto quando il problema era già sotto gli occhi di tutti».
Il punto, per lui, è una parola precisa: programmazione.
«Governare significa soprattutto programmare».
E significa farlo quando ancora c'è il tempo per correggere le cose, non quando i ragazzi sono già davanti a un autobus pieno.
Il Comune, intanto, ha convocato il Tavolo del Trasporto Pubblico Locale per martedì 13 ottobre alle ore 10, nella Sala Tolìo di via J. Da Ponte. Sono stati invitati gli istituti superiori bassanesi, le aziende di trasporto SVT, BusItalia Veneto, MOM e Canil Service, l'Unione Comitati Genitori, i Comuni del bacino urbano, la Provincia di Vicenza, l'UAT e l'Ente di Governo del TPL.
Adesso il tavolo ci sarà. E dovrà servire a trovare soluzioni.
Perché il trasporto scolastico non è soltanto una questione di autobus.
È la possibilità per un ragazzo di tornare a casa. È il tempo per mangiare. È il tempo per studiare.
E, per una famiglia, è la certezza che quando la scuola finisce, la giornata di un figlio possa davvero cominciare a casa.
Sul trasporto degli studenti, conclude Campagnolo, «non servono giustificazioni a posteriori: servono programmazione, confronto e capacità di intervenire prima che i problemi ricadano sulle famiglie e sui ragazzi».
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