Attualità

Giovani e disagio: l'allarme invisibile del Centro Studi

Oltre 5.000 studenti al rientro: l'analisi della cooperativa Adelante tra episodi di violenza, spaccio e la necessità di prevenire il malessere invisibile

Ogni giorno, nell’area del Centro Studi di Bassano del Grappa, transitano oltre 5.000 studenti. Un flusso costante di ragazzi che raggiungono le scuole, si spostano tra istituti e fermate degli autobus e costruiscono qui una parte importante del proprio percorso quotidiano, in uno dei luoghi più vitali della città.
È proprio in questo contesto che, nell’ultimo anno, si sono registrati episodi di violenza e disagio che hanno acceso i riflettori sulla sicurezza e sul benessere dei più giovani. Bassanonet aveva già affrontato l’argomento in un’esclusiva che ha raccolto le voci dei presidenti dei comitati degli istituti superiori, toccando da vicino anche l’area del Centro Studi.
Con la riapertura delle scuole il territorio si interroga sul ruolo di educatori, famiglie e forze dell'ordine
Con la riapertura delle scuole il territorio si interroga sul ruolo di educatori, famiglie e forze dell'ordine

Ma dietro ciò che emerge dalla cronaca c’è una domanda più ampia: come stanno davvero i nostri ragazzi? E quanto del loro disagio riusciamo a riconoscere prima che diventi un’emergenza?
È proprio qui che si inseriscono le riflessioni di Marco Lo Giudice, della cooperativa Adelante, che invitano a guardare oltre gli episodi più visibili per cogliere i segnali di un disagio giovanile spesso difficile da riconoscere.
Gli episodi di violenza vanno affrontati con serietà, senza giustificazioni e senza sottovalutazioni. Ma non possono diventare l’unica chiave attraverso cui leggere un’intera generazione.
«È sempre difficile intervenire attorno a questi episodi», spiegava Lo Giudice, perché ci sono vittime, famiglie, ragazzi coinvolti e una comunità che si trova a fare i conti con paura, rabbia e insicurezza.
Fermarsi all’emergenza, però, significa arrivare quando qualcosa è già successo. La prevenzione prova invece ad arrivare prima.
Ed è proprio con l’anno scolastico alle porte che questa riflessione assume oggi un significato concreto. Il ritorno tra i banchi riporta i ragazzi negli stessi spazi e inevitabilmente ravviva le preoccupazioni delle famiglie. Ma la scuola non può essere soltanto il luogo dove controllare, sanzionare e intervenire dopo un comportamento problematico. Può essere anche uno dei primi luoghi in cui accorgersi che qualcosa sta cambiando.
Ed è proprio qui che Lo Giudice invita a guardare anche ciò che non fa rumore: «Se vogliamo veramente parlare di disagio, dovremmo parlare seriamente anche di chi non fa rumore».
La cronaca racconta ciò che esplode: una rissa, un’aggressione, un episodio violento. Ma esiste una parte molto più ampia del disagio adolescenziale che non arriva sui giornali. Ci sono ragazzi che si chiudono in sé stessi, che si allontanano dalla scuola, che vivono solitudine o fragilità senza attirare l’attenzione. Sono proprio questi ragazzi, spesso, i più difficili da riconoscere.
Dentro questo quadro si inserisce anche il tema delle sostanze, una realtà con cui oggi anche il territorio e le famiglie del bassanese sono chiamate a confrontarsi.
Il timore è che, accanto ai ragazzi, possano muoversi anche persone esterne agli istituti in grado di favorire attività di spaccio. Da qui la richiesta di un monitoraggio costante da parte delle forze dell’ordine, non soltanto come risposta a eventuali episodi, ma anche come presenza capace di garantire maggiore serenità alle famiglie e agli stessi studenti.
Per Adelante, il lavoro educativo passa dalla costruzione di luoghi e relazioni in cui i ragazzi possano essere visti e ascoltati. Doposcuola, laboratori, attività educative e spazi di aggregazione diventano così presidi quotidiani.
Lo Giudice parla di “punti luce”: luoghi e persone capaci di mantenere una relazione stabile con i ragazzi anche fuori dalla scuola.
Può essere un educatore, un insegnante, un allenatore, un’associazione o semplicemente un adulto disposto all’ascolto. La possibilità di avere accanto qualcuno capace di accorgersi di un cambiamento può fare la differenza.
In questo quadro si inseriscono anche gli interventi di “cittadinanza” portati avanti da Adelante nella cornice della giustizia riparativa. Sono percorsi rivolti a ragazzi e ragazze che hanno ricevuto provvedimenti disciplinari, ma anche a chi attraversa un momento di forte difficoltà o rischia di allontanarsi dalla scuola. L’obiettivo non è ridurre tutto alla punizione, ma lavorare sulla responsabilità, sulle conseguenze delle proprie azioni e sul rapporto con la comunità.
Riconoscere un disagio non significa necessariamente risolverlo subito. A volte significa semplicemente fare in modo che un ragazzo non resti solo con quello che sta vivendo.
È per questo che, nella prospettiva di Adelante, la prevenzione non va abbandonata ma rafforzata. «Continuiamo a farla, facciamola meglio e andiamo avanti», sottolinea Lo Giudice.
La sfida è non aspettare il prossimo episodio per ricordarsene.
Con la scuola che ricomincia, la questione torna nei luoghi quotidiani dei ragazzi: nelle aule, nei corridoi, negli impianti sportivi, nei quartieri, nei doposcuola e negli spazi di aggregazione: è forse da qui che conviene ripartire.
Non dalla ricerca di una generazione “perduta”, né dalla convinzione che ogni ragazzo sia un potenziale problema.
Ma dalla consapevolezza che, quando un adolescente entra in difficoltà, il tempo può fare la differenza.
Perché prevenire non significa prevedere ogni episodio di violenza.
Significa costruire una comunità abbastanza attenta da accorgersi del disagio prima che diventi emergenza. E forse è proprio questo il senso della riflessione di Lo Giudice: non perdere la bussola.

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