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Imprese

Commercio e servizi nel morsa dei rincari: 1 impresa su 3 perde fatturato

I dati dell'indagine Confcommercio su oltre 250 aziende. Tengono solo i servizi (+4%), mentre scatta la corsa al congelamento dei prezzi per evitare la fuga della clientela

Pubblicato il 26 lug 2026
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Spese di gestione in costante ascesa, clientela con il freno a mano tirato e fatturati complessivi in contrazione media del 4%.
Il primo semestre 2026 del terziario vicentino si chiude all'insegna della prudenza, come documenta l'ultimo report dell'Osservatorio Economico-Occupazionale di Confcommercio Vicenza basato su un campione di oltre 250 aziende del territorio.
A strozzare le marginalità è soprattutto la pressione sui costi operativi: l'89% delle realtà intervistate segnala un incremento delle spese correnti rispetto al 2025. Per oltre la metà (52%) i rincari si mantengono entro il 10%, ma una quota rilevante (35%) registra impatti superiori alla doppia cifra, con un 12% di aziende che dichiara aumenti oltre il +20%, con le sofferenze maggiori che si concentrano proprio nel comparto del turismo e della ristorazione. Sul fronte delle vendite, l'82% dei commercianti rileva segnali distinti di difficoltà nella clientela, legati a una minore frequenza di acquisto o a uno scontrino medio ridotto.

Ristorazione e abbigliamento i settori più colpiti dall'aumento dei costi di gestione.


Il bilancio dei primi sei mesi del 2026 vede il 33% delle imprese denunciare una contrazione del giro d'affari, contro il 19% che registra un'espansione. Il turismo e la ristorazione guidano i cali con il 37% di risposte negative, seguiti dal commercio all'ingrosso (36%) e dal dettaglio dei prodotti per la persona — abbigliamento, calzature, librerie e carburanti — con il 33%. Il punto più basso per stato di salute generale si registra nel settore "casa e giardinaggio", dove solo il 30% giudica buona la propria situazione. In controtendenza, il comparto dei servizi (alle imprese, alle persone e agenzie immobiliari) chiude in positivo con un incremento medio del fatturato del +4% e un picco del 57% di aziende in ottima salute.

Nonostante la stretta sui margini, le aziende hanno evitato di scaricare interamente i rincari sui consumatori finali: il 49% delle imprese ha mantenuto invariati i prezzi di vendita, il 40% ha applicato ritocchi entro il 10% e solo il 9% è andato oltre. Per il secondo semestre 2026, la metà del campione (49%) intende confermare la linea del congelamento dei listini, anche se spinte rialziste si preannunciano nell'ingrosso (69% prevede aumenti), nell'alimentare (60%) e nel turismo (54%).

L'indagine accende i riflettori anche sul nodo del passaggio generazionale: il 22% delle aziende prevede una successione entro cinque anni, a cui si aggiunge un ulteriore 20% con un orizzonte temporale più lungo. Se nell'ingrosso l'avvicendamento familiare risulta già ampiamente programmato, nei servizi la questione non è ancora prioritaria per il 33% degli imprenditori o riguarda strutture ancora giovani (27%).

«Più che di crescita dobbiamo parlare di stabilità», chiarisce Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio Vicenza. «Le nostre imprese dimostrano solidità ed equilibrio finanziario, ma operano in un quadro incerto. La preoccupazione principale riguarda l'ulteriore aumento dei costi energetici e l'impatto dell'inflazione, che nei prossimi mesi potrebbero comprimere ulteriormente la spesa per i consumi non primari».

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