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Gandhi e piccoli
“In cammino per l’acqua”: una “marcia gandhiana” in otto tappe dalla Val Cortella e fino a Venezia, con sosta anche a Bassano, per portare in Regione le oltre 12mila firme raccolte contro il progetto della diga e del bacino del Vanoi
Pubblicato il 04 nov 2024
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Per carità: non sarà il Cammino di Santiago o della Via Francigena, roba per pellegrini dalle gambe buone.
Ma sono comunque circa 200 i chilometri del percorso di “In cammino per l’acqua” da Canal San Bovo in Val Cortella, ovvero Val Vanoi, in Trentino e fino a Venezia.
Un itinerario in otto tappe, dal 30 ottobre al 6 novembre, organizzato dal Comitato per la difesa del Torrente Vanoi assieme all’associazione EQuiStiamo, a conclusione del quale saranno consegnate alla Regione Veneto le oltre 12 mila firme raccolte contro il progetto della diga e del bacino del Vanoi.
Foto Alessandro Tich
Si tratta di una marcia pacifica, persino “gandhiana” come sottolineano i suoi promotori, lungo i sentieri che costeggiano la via dell’acqua costituita dai torrenti Vanoi e Cismon e dal fiume Brenta, con destinazione la laguna.
Tutti insieme appassionatamente per dire ancora una volta e definitivamente “No” all’ormai ben conosciuto progetto del Consorzio di Bonifica Brenta di Cittadella.
E cioè quello di realizzare nella Valle del Vanoi un grande serbatoio idrico della capacità fino a 33 milioni di metri cubi d’acqua, contenuto da una diga di altezza complessiva di 123, 97 metri dal basamento a valle, a 800 metri di distanza dalla confluenza del Vanoi nel torrente Cismon, per disporre di una riserva d’acqua permanente a beneficio della pianura agricola veneta lungo l’asta del Brenta in caso di siccità.
Un intervento su cui è in corso il dibattito pubblico previsto dalla legge, a seguito della pubblicazione del Documento di fattibilità delle alternative progettuali.
Nel giorno di Ognissanti “In cammino per l’acqua” ha fatto tappa a Bassano del Grappa. Incrocio i partecipanti raccolti per una foto di gruppo in piazza Libertà, davanti al municipio.
C’è anche Renzo Masolo, consigliere regionale di Europa Verde.
“Oggi è una tappa di 25 chilometri da Cismon a Bassano - mi spiega Masolo -. Dopo otto tappe il nostro cammino arriverà a Venezia, mercoledì 6 novembre, dove un gruppo di camminatori pacifici - oserei dire gandhiani, perché è una marcia che segue veramente il corso dell’acqua con lo stile dell’acqua, lento e rispettoso - andrà a consegnare le oltre 12mila firme raccolte in questi mesi contro la diga del Vanoi al presidente Zaia.”
“È un gesto simbolico - prosegue -, anche perché Zaia non è il soggetto che decide se fare o non fare la diga, ma si chiede a Zaia comunque di prendere una posizione ufficiale, certa e nello stesso tempo di fare di tutto perché questo progetto venga abbandonato.”
“Perché è un progetto troppo costoso - aggiunge il consigliere regionale -. 150 milioni di euro destinati alla diga del Vanoi, che poi sappiamo diventeranno 200 se non 300 milioni. È inoltre un progetto molto impattante e gli ultimi avvenimenti drammatici in Emilia, in Toscana e soprattutto a Valencia ci dimostrano che una diga non può salvare l’Italia o la pianura bassanese, padovana e veneta, ma servono interventi decisi e diffusi su un territorio molto più ampio.”
“Io come consigliere regionale appoggio al cento per cento questa iniziativa - continua l’esponente bassanese di Europa Verde -. L’ho seguita oggi, la seguirò anche nei prossimi giorni per lanciare il messaggio che si possono destinare soldi non per una infrastruttura singola, molto costosa e non sicura, ma si possono destinare invece a una resilienza dei Comuni e dei territori in modo molto più diffuso, con opere di mitigazione e di adattamento a questi cambiamenti climatici, soprattutto sull’aspetto idrogeologico.”
“Ma nello stesso tempo - conclude Masolo - anche facendo un percorso di formazione e di informazione ai cittadini che devono imparare a reagire a questi fenomeni. Valencia ce lo insegna, perché se fossero state fatte delle comunicazioni pronte e precoci, e se la gente fosse già stata istruita, formata, pronta anche a far fronte a questi tipi di fenomeni, moltissime persone si sarebbero salvate.”
“In cammino per l’acqua” riprende l’itinerario de Il Fiume di Legno, un percorso che ripercorre l’antica via della fluitazione del legname dal Vanoi a Venezia, lungo i corsi d’acqua Vanoi, Cismon e Brenta, riproposto in anni recenti da Angelo Orsingher e dall’Ecomuseo del Vanoi.
A Bassano, tra gli altri, c’è anche Angelo Orsingher a Bassano, nella sua veste di organizzatore del percorso.
Proveniente da Canal San Bovo, si definisce “un figlio del Vanoi” e segue la vicenda dal contestato progetto della diga ormai da decenni al punto che chiama ancora il Consorzio di Bonifica Brenta con il suo vecchio e storico nome, “Pedemontano Brenta”.
Gli chiedo come stiano vivendo questa situazione lassù, nella valle del Vanoi.
“La viviamo male perché improvvisamente arriva il Pedemontano Brenta e fa una proposta senza aver avvertito nessuno del Comune - mi risponde -. Di solito quando uno va in casa altrui, chiede permesso e dice “guarda, noi abbiamo questa intenzione…”. Non lo hanno fatto. Noi abbiamo scoperto la cosa, il Comune non ha avuto nessun tipo di informazione, se non a fatto avvenuto e a progetto depositato con queste ipotesi progettuali della diga. E questa è stata una cosa sbagliata.”
“Nel ’98, e quindi stiamo parlando di 26 anni fa, il Consorzio aveva già tentato una richiesta - ricorda Orsingher -. Però l’approccio che ha avuto il presidente del Consorzio di allora, Dellai, era diverso. Io all’epoca ero vicesindaco del Comune, seguivo la questione, abbiamo portato su tra l’altro anche Marco Paolini per sensibilizzare la cosa e quindi per me sembrava che fosse chiaro che il Pedemontano Brenta aveva messo via tutto.”
“Adesso arriva di nuovo l’ipotesi - rimarca il mio interlocutore -. Però viene supportata dal fatto che ci sono 1 milione e mezzo di euro, di cui 1 milione che arriva dal Ministero dell’Agricoltura, per finanziare delle ipotesi progettuali.”
“Queste quattro ipotesi, che sono catastrofiche, passano dai 33 milioni ai 20 milioni di metri cubi d’acqua - continua -. Alternative ce ne sono. Domani Giustino Mezzalira, che fa parte del Comitato per la difesa del Torrente Vanoi ed è uno del settore che conosce i problemi, racconterà delle risorgive e dirà che ci sono alternative sul discorso dell’acqua.”
“Il Comitato è nato nel ’98 - conclude Orsingher -. Dopo che è saltata fuori questa cosa nuova si è allargato e ha preso anche contatti con la zona del Lamonese, di Fonzaso e del Feltrino. Questi territori sono i primi che verrebbero colpiti in caso del Dam Break previsto dalla simulazione dello studio progettuale, e si sono allarmati.”
Intanto, per i partecipanti alla marcia pacifica è il momento di camminare.
“Questo è il coronamento dopo una raccolta firme di tre mesi in cui abbiamo raccolto oltre 12mila firme contro quest’opera - sottolinea Michele Facen, referente del Comitato per la difesa del Torrente Vanoi -. Ci tenevamo a partecipare perché tantissime associazioni ci hanno appoggiato, dal CAI a Legambiente e dal WWF all’Associazione Studenti Medi.”
“Siamo molto felici - aggiunge Facen - perché abbiamo avuto la solidarietà larghissima praticamente di tutta la Provincia di Belluno e di quella di Trento, ma anche di molta parte del Veneto che ha capito che quest’opera è inutile, rischiosa e dannosa per l’ambiente.”
La mobilitazione itinerante da Canal San Bovo a Venezia diventerà il soggetto di un docufilm, con il coordinamento di Marco Pavan e la collaborazione di altri sette registi e videomaker, impegnati nelle riprese dalla Val Cortella fino al mare.
Per il tramite dell’associazione EQuiStiamo Aps, è stata lanciata un’azione di crowdfunding territoriale online per sostenerne i costi di realizzazione, sulla piattaforma ideaginger.it.
Questo il link per chi fosse interessato:
www.ideaginger.it/progetti/in-cammino-per-l-acqua-dalla-val-cortella-a-venezia.html
Rimarrà pertanto anche una testimonianza visiva di questo cammino che mette insieme abitanti della montagna e della pianura in compagnia di studiosi, artisti ed esperti, per un gruppo che varia e si arricchisce di tappa in tappa di nuovi camminatori e che comprende anche famiglie con figli al seguito.
È insomma un’iniziativa che coinvolge tutti: Gandhi e piccoli.
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