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Pfas a San Michele: la commissione Ambiente fa il punto della situazione. Dalle rassicurazioni del sindaco Finco alle osservazioni dei consiglieri di minoranza, fino ai coleotteri che servono all’Arpav (ma non a Bassano) per rilevare i Pfas
Pubblicato il 04 ott 2024
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Caspita: me ne ero quasi dimenticato.
A forza di scrivere di ecopiazzole a San Vito e XXV Aprile e di Polizia Locale e Unione Montana del Bassanese, avevo trascurato già da tempo il terzo angolo del Triangolo delle Bermude alla bassanese: i Pfas a San Michele.
Ma ecco che, come per incanto, la questione ritorna di attualità. Merito della 3° commissione consiliare Urbanistica, Arredo Urbano e Ambiente che si riunisce in municipio con l’unico punto all’ordine del giorno “Aggiornamento situazione Pfas a San Michele a seguito del Tavolo Tecnico Permanente del 29/08/2024”.
Foto Alessandro Tich
Si tratta di un “aggiornamento” relativo alla prima riunione della commissione tecnica, tenutasi più di un mese fa. Ma tutto fa brodo, con l’accortezza però di non mettere nella pentola del brodo le acque superficiali di via Morelli e delle pertinenze idriche attigue all’ex discarica Pascolara.
Partecipo come cronista alla commissione con la consapevolezza che sentir parlare di sostanze perfluoroalchiliche è quanto di meglio possa offrire il tardo pomeriggio di un piovoso giovedì di inizio ottobre.
Attorno al grande tavolo ovale di sala Ferracina, i commissari (si chiamano così i membri della commissione), il sindaco Finco, l’assessore Viero e i tecnici che rappresentano due degli enti competenti che fanno parte del Tavolo Tecnico Permanente, Arpav ed Etra, partecipano così ai lavori coordinati dal presidente della commissione consiliare Valentino Antonio Piccolotto.
L’esito della riunione si può comunque riassumere così: niente di nuovo sotto il sole, o sotto la pioggia per meglio dire.
Il sindaco Nicola Finco, che è anche il presidente del Tavolo Tecnico, riferisce di aver chiesto agli organi competenti quali misure avrebbe dovuto adottare “alla luce dei dati rilevati”.
Si ricorderà che nel consiglio comunale dello scorso 30 luglio - quando la presenza di perfluoroalchilici a San Michele e in particolare nelle acque di scolo dal celebre tubo di via Morelli era ormai un fatto assodato - un’interrogazione del consigliere Roberto Campagnolo in tema di Pfas chiedeva al sindaco, tra le altre cose, “di mettere in atto tutte le azioni utili a garantire la salute dei cittadini vietando l’uso delle acque superficiali in quella zona per usi irrigui a fini domestici”.
Una misura prudenziale in attesa di avere un quadro più chiaro della situazione.
Ma il sindaco, a fronte di tale richiesta, non ha emesso alcun provvedimento restrittivo.
“Dal tavolo tecnico ho avuto rassicurazioni per cui non c’era la necessità di fare ordinanze di divieto di uso delle acque di ruscellamento a usi irrigui”, riferisce il primo cittadino. Anche perché, come aggiunge, “i dati in quel sito sono rilevati dal 2016 e il sito è monitorato fin dal 2006” e perdipiù “i rilevamenti delle acque in uscita dal tubo ci dicono che i Pfas non sono più riscontrati pochi metri più a sud”.
Tutto chiaro, fin qui? Spero di sì.
Non venite a dirmi che non avete capito un tubo.
Ma, Houston, abbiamo nuovamente un problema.
Il consigliere Paolo Retinò fa le pulci alla tempistica della questione: la richiesta del consigliere Campagnolo in consiglio comunale di vietare precauzionalmente l’uso delle acque superficiali della zona è del 30 luglio, mentre la prima riunione del Tavolo Tecnico Permanente con le rassicurazioni del caso è di un mese dopo e cioè del 29 agosto.
“Perché - chiede Retinò - nel mese trascorso tra il consiglio comunale e il primo Tavolo Tecnico l’amministrazione ha scelto di non procedere in autotutela? Chi ha deciso di non prendere precauzioni per le acque di ruscellamento senza avere ancora il parere degli enti competenti? È stata una scelta politica o tecnica?”.
Nicola Finco gli risponderà più tardi ribadendo che la situazione era già nota dal 2016 e che da allora non era mai emersa la necessità di emanare un divieto.
“Bassano del Grappa è piena di corsi d’acqua - afferma il sindaco -. Non posso fare un’ordinanza di divieto per ciascun corso d’acqua in cui si pensa che ci sia qualche sostanza. Nel caso in cui a San Michele aumentassero i valori rilevati, il Tavolo Tecnico mi dirà quali misure adottare.”
La commissione sui perfluoroalchilici si avvale anche - e ci mancherebbe altro - del contributo di informazioni da parte dei tecnici.
L’ing. Fabio Strazzabosco, responsabile dell’unità organizzativa Qualità delle Acque e Tutela della Risorsa Idrica dell’Arpav regionale, che si rivelerà la vera guest star della riunione di commissione, attesta che “la situazione che abbiamo trovato qui non desta particolare allarme”.
“Se i monitoraggi produrranno una variazione e se c’è un trend in crescita, solo allora potremo indicare al sindaco le misure da adottare”, spiega Strazzabosco indicando i paletti entro i quali poter intervenire, se del caso.
Il tubo di via Morelli, ormai il tubo più famoso del mondo dopo YouTube, si trova a sud dell’ex discarica Pascolara e convoglia le acque che dalla zona dell’ex discarica arrivano.
Ma l’ing. Sergio Russo, responsabile Gestione Impianti Ambiente di Etra e tecnico responsabile per l’ex discarica Pascolara, conferma:
“La Pascolara è chiusa dal 2002, all’esterno c’è il punto Arpav di monitoraggio che è stato sempre campionato. La conclusione, dopo diversi anni di confronto con Arpav, è che la discarica è fuori dai giochi. Non è la discarica che ha creato potenzialmente questa anomalia.”
È risaputo inoltre che il rilevamento di Pfas a San Michele non riguarda la falda acquifera né tantomeno l’acquedotto per l’acqua ad uso potabile.
Lo assicura ulteriormente la dott.ssa Barbara Lovisetto, responsabile Laboratorio di Etra Spa, che riferisce del Piano Sicurezza Acquedotto di Etra, con un monitoraggio ad hoc che accompagna capillarmente l’erogazione dell’acqua potabile.
L’acqua di rubinetto a San Michele è dunque totalmente sicura.
Chiarissima e Purissima. Acqua Viera.
A proposito: l’assessore all’Ambiente Andrea Viero riferisce che “si è già ipotizzata col Tavolo Tecnico una campagna trimestrale o quadrimestrale di campionamenti” e dichiara che “il tema non è trascurato ed è ancora gestibile”.
La consigliera Giulia Moro, che tra l’altro è esperta della materia, rimarca che “non esistono livelli più o meno alti ma limiti di legge che dobbiamo rispettare”, osserva che i campionamenti in particolare dei Pfos “stanno superando i valori di soglia” e aggiunge che “accanto ai Pfas oltre i valori di soglia dobbiamo fare attenzione ai livelli di manganese, che sono un campanello d’allarme per la presenza di rifiuto organico, e di solfiti”.
Roberto Campagnolo consegna al sindaco e tramite esso al Tavolo Tecnico la relazione “Inquinamento da Pfas acque superficiali in zona San Michele”, redatta a seguito dell’incontro sul tema tenutosi nella frazione lo scorso 2 settembre con il supporto dell’ex consulente Arpav Francesco Basso e sulla quale invita a un confronto con i tecnici perché, afferma, “qualche dubbio ce l’abbiamo”.
Poi si sofferma sulla vecchia “cava di saldame” di San Michele, nei pressi dell’area Pascolara, risalente agli anni ’60, che i racconti dei residenti più anziani della frazione e di vari addetti ai lavori indicano come il punto in cui, in anni in cui gli scarichi abusivi erano all’ordine del giorno, “buttavano di tutto”.
Campagnolo sottolinea che “un tema di approfondimento c’è, per capire cosa sia successo” e per verificare se il problema odierno dei Pfas tragga origine proprio da lì, anche attraverso una tomografia ambientale “che costerebbe 35-40mila euro”.
I ricordi di chi c’era e lavorava all’epoca convergono tutti in quella ex cava.
“Testimonianze”, per chi le ha raccolte a San Michele.
“Chiacchiericcio”, per il sindaco Finco.
Per concludere, non resisto dal riportare due annotazioni tratte dal “best of” degli appunti sulla commissione nel mio bloc notes.
La prima riguarda un quesito posto dal consigliere Riccardo Poletto che “per andare a casa contento” (non è la prima volta che usa questa formula) vuole sapere dai tecnici, in modalità terra-terra, se con l’acqua che esce dal tubo di via Morelli si possono abbeverare le galline e si possono bagnare l’insalata o i pomodori.
“È tutto ok?”, è la sua domanda fatidica.
La dott.ssa Emanuela De Stefani, del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’Ulss 7 Pedemontana, che interviene in collegamento video, gli risponde così:
“Non ci sono limiti applicabili, purtroppo. La Regione Veneto ha richiesto all’Istituto Superiore di Sanità di indicare dei limiti per le acque ad uso irriguo, ma il parere dell’Istituto Superiore di Sanità non è ancora arrivato.”
Perdinci!
La seconda, riferita a un’informazione resa ai presenti dall’ing. Fabio Strazzabosco in merito ad alcuni aspetti dell’attività di Arpav, è invece degna di un documentario di Focus, anche se alquanto raccapricciante.
Laddove c’è il sospetto ma non l’evidenza di contaminazione da Pfas nel terreno, prima di fare dei carotaggi si può ricorrere a dei coleotteri, che si chiamano carabidi.
I carabidi sono dei grandi divoratori di insetti terricoli. Le loro prede vivono a diretto contatto col terreno eventualmente contaminato e pertanto questi coleotteri sono dei potenziali accumulatori di Pfas.
Vengono catturati con delle apposite trappole e portati in laboratorio dove vengono essiccati per essere analizzati allo spettrometro.
Se all’interno dei poveri coleotteri essiccati vengono rilevate determinate concentrazioni di Pfas, allora si può procedere con i carotaggi del terreno nei cosiddetti punti di campionamento.
Il referente di Arpav mi dice poi, a commissione conclusa, che questo sistema non riguarda Bassano ma è già stato utilizzato nel Bellunese e in altre zone del Veneto.
Perfluoro!
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