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Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it
Le Svalbard, futuro terreno di scontro tra Nato e Russia?
L'arcipelago norvegese ha un'importanza strategica significativa per il controllo dell'accesso da e verso la penisola di Kola, sede della Flotta del Nord russa, che ospita i sottomarini nucleari strategici
Pubblicato il 06 giu 2024
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Le Svalbard sono un gruppo di isole norvegesi, con una superficie leggermente più piccola della Lettonia, situate a circa 650 chilometri a nord della terraferma norvegese e a 1.000 chilometri dal Polo Nord. Le isole contano una popolazione di circa 3.000 abitanti e una dozzina di agenti di polizia che si muovono in motoslitta, in elicottero o su imbarcazioni per mantenere la pace tra gli abitanti. Il territorio è caratterizzato da montagne aspre, la maggior parte coperte da ghiacci perenni. La costa occidentale è libera dai ghiacci solo per circa la metà dell'anno, sono presenti fiordi lungo la costa occidentale e settentrionale.
Grandi paesaggi aperti, vegetazione rada e ghiacciai infiniti, le Svalbard sono così a nord che in inverno il sole non sorge per più di tre mesi e in estate non tramonta mai, con luce 24 ore su 24.
Dal 1997, vi ha sede la base italiana «Dirigibile Italia», un centro di ricerca multidisciplinare gestito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), che ospita fino a sette ricercatori nelle discipline di chimica e fisica dell’atmosfera, biologia marina, fisica dell’alta atmosfera, ricerca tecnologica, geologia e geofisica, glaciologia, nivologia e permafrost, paleoclima, oceanografia e limnologia, ecosistemi terrestri, studi ambientali, biologia umana e medicina.
Dalla contesa tra Russia e Norvegia per l'arcipelago nell'Artico potrebbe passare un eventuale conflitto con la Nato.
L'origine dello status giuridico delle Svalbard risale al suo ruolo di luogo per il commercio e per gli scambi di secoli fa. Inizialmente chiamato Spitsbergen dall'esploratore olandese Willem Barentsz nel XVI secolo, l'arcipelago fu rinominato Svalbard dalla Norvegia nel 1925. Solo all'inizio del XX secolo, in seguito a promettenti scoperte di carbone e alla creazione di miniere, vennero avviate trattative per istituire un'amministrazione dell'arcipelago, inizialmente motivate dal desiderio della Norvegia di definire lo status giuridico del territorio dopo la dissoluzione dell'unione con la Svezia nel 1905. I negoziati del dopoguerra nel 1920, dopo la conferenza di Parigi, sfociarono nel “Trattato delle Svalbard”, che confermò la sovranità della Norvegia sul territorio. A ogni modo, a tutti i firmatari del trattato (Norvegia, Stati Uniti d'America, Danimarca, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Irlanda, Svezia e ad altri che si aggiunsero nel corso degli anni. I firmatari sono attualmente 46) venne garantito un diritto assoluto di pesca, caccia e sfruttamento delle risorse minerarie per evitare l'insorgere di ulteriori conflitti.
La Russia, all’epoca parte dell’Unione Sovietica, non era presente durante i negoziati del trattato a causa della guerra civile in corso, e nel 1924, tuttavia, Mosca riconobbe incondizionatamente e unilateralmente la sovranità norvegese sull'arcipelago e aderì al trattato nel 1935. Nel novembre del 1944 il ministro degli Esteri sovietico Molotov chiese l'annullamento del trattato sulle Svalbard dichiarando che la responsabilità dell'arcipelago doveva essere condivisa tra Norvegia e Unione Sovietica. Il governo norvegese avviò un processo per preparare una rinegoziazione del trattato, ma il parlamento lo annullò nel 1947. Nel 1949 la Norvegia entrò nell’Alleanza Atlantica e nel 1951 le Svalbard furono incluse nell'area di difesa della NATO.
Le compagnie minerarie norvegesi e sovietiche hanno svolto attività economiche nell’arcipelago. I governi norvegesi che si sono succeduti hanno cercato di mantenere la popolazione norvegese sulle isole, soprattutto sovvenzionando l'estrazione del carbone e sostenendo la più grande comunità delle isole, a Longyearbyen. Allo stesso modo, i governi di Mosca che si sono succeduti hanno cercato di mantenere una consistente popolazione sovietica attraverso la compagnia mineraria statale Arktikugol nelle città di Barentsburg, Pyramiden e Grumant, di cui solo Barentsburg rimane oggi attiva.
Grazie agli sviluppi del diritto del mare, la Norvegia ha potuto espandere notevolmente il proprio territorio marittimo e nel 1977 ha dichiarato una zona di protezione della pesca di 200 miglia nautiche intorno alle Svalbard. La Norvegia rivendica la piena sovranità sul mare e sulla piattaforma continentale in quest'area, ma ciò è contestato da altri Stati.
Lo status unico delle Svalbard come territorio sovrano della Norvegia con norme per i cittadini stranieri, la presenza della Russia sul territorio e i suoi interessi in mare, nonché la vicinanza dell'arcipelago a posizioni militari russe critiche rendono le Svalbard un potenziale punto di infiammabilità geopolitica.
L’ubicazione geografica delle Svalbard è particolarmente rilevante. L'arcipelago ha un'importanza strategica significativa, in quanto la sua posizione potrebbe essere cruciale per controllare l'accesso da e verso la penisola di Kola, sede della Flotta del Nord russa, che ospita i sottomarini nucleari strategici.
Ci sarebbero state proteste da parte della Russia in merito alla stazione satellitare norvegese situata alle Svalbard, una delle più grandi al mondo, che ha spinto Mosca a chiedersi se i dati raccolti vengano utilizzati per scopi bellici.
Secondo l’articolo 9 del “Trattato delle Svalbard”, “la Norvegia si impegna a non creare né a consentire la creazione di alcuna base navale nei territori specificati nell’articolo 1, a non costruire nei detti territori alcuna fortificazione e che non potrà mai essere utilizzata per scopi bellici”.
L’aumento dell’attività militare russa nell’Artico europeo dal 2005 ha evidenziato la posizione geostrategica delle Svalbard. La Norvegia, in caso di un conflitto su vasta scala tra NATO e Russia, teme che l’arcipelago diventi un bersaglio appetibile da parte russa con la successiva presa di controllo.
La vicinanza dell'arcipelago alla Flotta del Nord russa, situata a Severomorsk nella penisola di Kola, e la posizione strategica delle Svalbard come potenziale base per le cosiddette operazioni di anti-accesso e di negazione dell'area (A2AD) nel Mare di Barents e nel Nord Atlantico sono ancora i fattori principali degli interessi di sicurezza russi nella regione.
La Flotta del Nord è la più grande delle quattro flotte della Marina russa. È anche l'unica a essere designata come distretto militare separato. Con sede a Severodvinsk, la flotta dispone della maggior parte dei sottomarini con missili balistici atomici che costituiscono la parte marittima della triade strategica russa (missili balistici intercontinentali (ICBM), sottomarini nucleari lanciamissili balistici (SSBN) e bombardieri strategici).
L’arcipelago, alla porta tra il Mare di Barents e il Nord Atlantico è all’interno del concetto operativo storico russo della zona di “difesa del Bastione”. Questa combinazione di fattori ha portato a descrivere le Svalbard come un potenziale “punto critico geopolitico” o “epicentro delle tensioni”. L’arcipelago è stato inoltre presentato come “il tallone d’Achille artico della NATO” e ci sono state preoccupazioni circa una potenziale conquista delle Svalbard da parte delle forze russe.
Secondo la Jamestown Foundation, nel caso in cui la Russia decidesse di attaccare un paese NATO, l’arcipelago delle Svalbard potrebbe essere l’obiettivo ideale. Ad un eventuale attacco conseguirebbe una risposta ai sensi dell'Articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, che presuppone l'intervento armato e sancisce la difesa collettiva, questa possibilità continua a dividere la NATO in quanto alcuni paesi non avrebbero una posizione univoca. Proprio per questa potenziale divisione, Mosca potrebbe valutare un suo eventuale attacco come un’azione a basso rischio. Il governo russo potrebbe, addirittura, essere tentato di mettere alla prova la NATO con l’occupazione delle Svalbard. Naturalmente, siamo sempre nel campo delle ipotesi.
Dal punto di vista della sicurezza, la guardia costiera norvegese attracca normalmente a Longyearbyen per rifornirsi, mentre la marina norvegese invia regolarmente una fregata nell’arcipelago per evidenziare la sovranità e le capacità norvegesi nell'area. La Russia sostiene che questa sarebbe una sfida al “Trattato delle Svalbard”.
Il primo impegno della Cina nell'Artico risale invece al 1925, quando aderì al Trattato delle Svalbard su invito del governo francese. Negli ultimi anni, la Cina ha potenziato in modo significativo la sua capacità artica, con forti interessi nella regione. Attualmente la Cina, ha installato le proprie strutture scientifiche a Ny-Ålesund, insediamento situato nel nord-ovest dell'isola di Spitsbergen, con la capacità di raccogliere dati sulle operazioni specifiche dell'Artico.
Gli sforzi cinesi mirano a normalizzare la loro presenza e perseguire un ruolo più ampio nella governance regionale artica e nelle questioni di sicurezza.
Secondo quanto riportato dal Center for Strategic and International Studies, lo scorso anno, le agenzie della guardia costiera di Russia e Cina hanno firmato un accordo di cooperazione sul rafforzamento delle forze dell’ordine marittime a Murmansk.
In occasione della sospensione della partecipazione al Artic Coast Guard Forum - ACGF da parte dei paesi membri (Canada, Danimarca, Russia, Stati Uniti, Svezia, Finlandia, Islanda e Norvegia), la Russia ha invitato la Cina alla riunione, chiari segni della crescente presenza della Cina nell’estremo nord. Il compito principale del Forum è quello di “promuovere un'attività marittima sicura, protetta e responsabile dal punto di vista ambientale nell'Artico”.
Oltre all’importanza strategica dell’area, le acque attorno alle Svalbard contengono abbondanti riserve di pesce, come merluzzi e gamberi, oltre a vasti depositi di minerali metallici. Lo scioglimento dei ghiacci migliorerà gradualmente l'accesso ad alcune di queste risorse e potrebbe favorire un aumento dell'attività di navigazione in questa parte dell'Artico.
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