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Scherza coi fanti
Caritas Diocesana e Caritas Vicariale replicano al nostro articolo “Accolto dalla pianta” sul Giardino dell'Accoglienza ad Angarano. “Dispiace constatare che ad una bella esperienza si sia voluto dare una lettura negativa a tutti i costi”
Pubblicato il 22 apr 2018
Visto 3.461 volte
Scherza coi fanti, ma lascia stare i migranti. Siano essi già riconosciuti nello status di rifugiati oppure ancora richiedenti asilo, fa poca differenza. Sottolineare con una vena di ironia un'iniziativa di solidarietà che a nostro modo di vedere va ben oltre il concetto di “far sentire a casa” queste persone che hanno cercato e trovato una via di scampo nel nostro Paese, a quanto pare, non è politicamente corretto. Anzi: è addirittura un modo per dare una “lettura negativa” della realtà delle cose “senza riscontro nella verità dei fatti”.
È la critica mossa congiuntamente nientemeno che dalla Caritas Diocesana Vicentina e dalla Caritas Vicariale di Bassano del Grappa, che tramite un comunicato congiunto trasmesso in redazione replicano al nostro articolo “Accolto dalla pianta”, pubblicato ancora lo scorso 7 aprile su Bassanonet.
Nel pezzo in questione, come si ricorderà, abbiamo scritto del giardino n. 15 in concorso alla manifestazione “Giardini a Bassano” organizzata dalla Pro Bassano.
Il Giardino dell'Accoglienza a San Donato in borgo Angarano (foto Alessandro Tich)
Si tratta del giardino allestito nel cortile della canonica della chiesa di San Donato in borgo Angarano, intitolato “Omaggio a San Donato. Il Giardino dell'Accoglienza” e realizzato dal Consiglio di Quartiere Angarano. “Allestito” per modo di dire: non si tratta infatti di una creazione “verde” realizzata ex-novo come tutte le altre in concorso, bensì della sistemazione dell'orto-giardino già esistente davanti all'edificio della canonica, all'interno del quale dimorano attualmente due “aspiranti profughi”, come abbiamo scritto nell'articolo. Non perché ce lo siamo inventato, ma perché il presidente del Consiglio di Quartiere Angarano Gianni Castellan, da noi interpellato, ci aveva detto che si tratta di due “richiedenti asilo”. Apprendiamo invece, dal comunicato delle due Caritas, che le due persone in questione l'asilo lo hanno già ottenuto, godendo dello status di “protezione internazionale”. Precisazione che, dal punto di vista cronistico, va assolutamente fatta.
Ma che non cambia tuttavia il nocciolo della questione.
A Bassano il Giardino dell'Accoglienza, come pure abbiamo scritto, sta facendo rumore. E anche questa non è un'invenzione. Innanzitutto perché non è un giardino temporaneo, come gli altri in concorso, ma permanente: dopo essere stato sistemato per la manifestazione della Pro Bassano - dai volontari di quartiere Angarano e da altri tre migranti del gruppo alloggiato in quartiere San Vito - sarà infatti sottoposto a manutenzione costante e a curarlo, in determinati giorni del mese, saranno ancora i tre richiedenti asilo (speriamo che la dicitura sia corretta) sistemati a San Vito.
Il tutto a beneficio dei due occupanti della casa-canonica di San Donato, che in questo modo avranno sempre a disposizione un “mezzo orto e mezzo giardino” generatore di decoro urbano e di ortaggi da mangiare. Nel nostro articolo - che le due Caritas evidentemente non hanno voluto leggere con attenzione - non abbiamo dato minimamente una “lettura negativa” della cosa. Abbiamo persino scritto che “l'idea in sé è anche interessante e ben si sposa con i principi della carità cristiana”.
Ma abbiamo anche sottolineato, con altre parole, che una tale overdose di attenzione nei confronti di questi migranti che già godono di cura e assistenza “non può non generare discussione”. Apriti Cielo: Caritas Diocesana e Caritas Vicariale ritengono pertanto “doveroso sottolineare alcuni aspetti su cui l’articolo non si sofferma, travisando quindi a nostro parere il senso dell’iniziativa”.
“Quando il progetto “Giardini a Bassano” ci è stato proposto dal Consiglio di Quartiere l’abbiamo subito ben accolto - afferma il comunicato -. Parrocchia e volontari impegnati con le persone (attualmente due) ospiti dell’abitazione in quartiere Angarano hanno da subito espresso simpatia per l’iniziativa, che aveva l’intento di valorizzare il bello e far crescere le relazioni nella comunità, favorendo in questo caso anche l’integrazione.” “Abbiamo quindi spiegato alle due persone accolte la proposta - proseguono congiuntamente le due Caritas -, proprio per avvalorarne il significato e le potenzialità: “Tenete pure sempre aperto il cancello di accesso al giardino in modo che chiunque possa entrare, vedere e, perché no, scambiare qualche parola anche con voi!”: questo è stato il nostro invito. E loro non solo hanno tenuto aperto il cancello, ma uno dei due ha anche aiutato i volontari a predisporre l’area.”
“Si tratta di persone - continua la nota - che da qualche anno vivono in Italia, attualmente non come “aspiranti profughi” (come scritto nell’articolo) ma come titolari di protezione internazionale. Sono inseriti in progetti di “seconda accoglienza”: una proposta che Caritas Vicentina offre a chi, legittimato dalla legge, ha già sostenuto il faticoso iter di riconoscimento della protezione internazionale, dopo la prima accoglienza, e che, attraverso il prezioso aiuto dei volontari, permette loro di viversi pienamente come membri della comunità. Come ciascuno di noi: lavorano per garantirsi un futuro di autonomia economica ed abitativa; studiano, per migliorare l'apprendimento della lingua italiana; vivono di relazioni per ricostruire la loro identità. Motivi per cui spesso non è possibile trovarli a casa.” “Come Caritas Vicariale e Diocesana - conclude il comunicato - riteniamo molto importanti tutte le iniziative che aiutano le nostre comunità ad aprirsi e mettersi al fianco dell’Altro, chiunque esso sia. Dispiace constatare che ad una bella esperienza si sia voluto dare una lettura negativa a tutti i costi, peraltro senza riscontro nella verità dei fatti.”
E allora, in senso giustamente cristiano, ben venga questa iniziativa di apertura e di solidarietà nei confronti dell'Altro. Il problema nasce quando in questo nostro sempre più indefinito Paese - nei rapporti con lo Stato, con le banche, con le scadenze, con le bollette da pagare, con la perdita di un lavoro, coi problemi della vita quotidiana e in definitiva con il nostro futuro - ci accorgiamo di essere da soli. Facendo sorgere il dubbio, come recita la famosa canzone, che gli Altri siamo noi.
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