ADS
ADS
Sabrina Crapella

Sabrina Crapella
Contributor
Bassanonet.it

Famiglia

Il ponte dei silenzi

Come accompagnare un figlio nell'adolescenza tra distanza, ascolto e nuova vicinanza

Pubblicato il 18 ago 2026
Visto 141 volte

ADS

Fino a ieri era un bambino che correva spensierato per casa, ti veniva incontro e ti abbracciava quando ti vedeva, ti accarezzava e baciava in pubblico, ti raccontava ogni dettaglio della sua giornata: il voto preso a scuola, il litigio con il compagno, il gol segnato durante la partita, la battuta che aveva fatto ridere tutta la classe. Bastava una domanda per aprire un mondo di parole.
Cercava il tuo sguardo per avere conferme, chiedeva consigli e opinioni, condivideva emozioni grandi e piccole.
Poi, quasi senza accorgertene, qualcosa è cambiato.

Non interrogatori né consigli dall'alto: l'arte di essere genitori di un adolescente sta nel costruire ogni giorno un ponte di fiducia per quando vorrà raccontarsi.

Non è successo da un giorno all’altro, eppure ai nostri occhi di genitori sembra improvviso.
Quel bambino inizia a chiudere la porta della sua camera, a preferire di trascorre più tempo con gli amici, i suoi sguardi sembrano cercare altrove, comunica a monosillabe con gli auricolari nelle orecchie, risponde con “bene” o “niente” a domande che prima avrebbero dato vita a lunghi racconti, il silenzio prende il posto delle confidenze.
A volte sembra infastidito dalle nostre attenzioni, altre rivendica con forza la propria autonomia e le proprie opinioni.
Di fronte a questo cambiamento, come genitori ci sentiamo disorientati. Ci chiediamo se e dove abbiamo sbagliato, perché quel figlio così affettuoso ed esuberante sembri improvvisamente distante e solitario.
Non si tratta di un amore che si è spento né di chissà quale grosso errore che abbiamo fatto; è semplicemente un modo tutto nuovo con cui un adolescente prova a cercare ed esprimere se stesso.
Quel bambino non è scomparso! Sta attraversando uno dei passaggi più delicati della crescita, l’adolescenza. Una stagione della vita intensa, fatta di cambiamenti, scoperte, dubbi, in cui si cerca la propria identità, si mette in discussione chi si è stati e tutte le certezze avute finora, si sperimentano nuove relazioni e si prova, spesso con fatica, a trovare un equilibrio tra il bisogno di indipendenza e quello, ancora profondissimo, di sentirsi amati e protetti.
Anche la comunicazione in famiglia cambia. Non è più spontanea come durante l’infanzia e richiede ai genitori un passo diverso. Se prima erano i figli a cercarci continuamente, ora siamo noi a dover imparare l’arte dell’attesa, dell’ascolto e della discrezione. Non significa rassegnarsi alla fine del dialogo, ma comprendere che il rapporto con un adolescente non si conquista con domande insistenti, prediche e consigli “dall’alto”, perche noi sappiamo come va la vita, bensì creando ogni giorno, con amore e pazienza, un clima di fiducia nel quale un figlio possa sentirsi libero di tornare, ogni volta che ne avrà bisogno, con i suoi tempi e i suoi modi.
E’ una sfida che accomuna molte famiglie, ma è anche una straordinaria opportunità: quella di trasformare un rapporto basato sulla dipendenza in una relazione fondata sulla fiducia reciproca. Perchè, anche quando sembra prendere le distanze, un adolescente continua ad aver bisogno di sapere che troverà sempre qualcuno pronto ad accoglierlo e sostenerlo.
Educare un adolescente significa accettare che una parte del bambino che è stato non c’è più, così da poter fare spazio all’uomo e alla donna nuovi che stanno diventando. In questo vuoto silenzioso, ogni conversazione fatta con rispetto e ascolto è un mattone che rafforza la crescita e il rapporto tra genitori e figli.
Proprio quando sembrano non averne bisogno e rimarcano con forza la distanza, una ragazza e un ragazzo hanno invece più che mai necessità della presenza dei genitori.
Non di una presenza invadente, ma discreta; non di interrogatori, ma di ascolto, non di domande chiuse a cui è facile rispondere si, no, non so, ma di domande aperte e piccoli gesti che comunichino interesse, e che invitano i figli a raccontarsi, quando lo vorranno.
Ascoltare un adolescente significa mettere da parte il desiderio di correggere, di giudicare o di trovare subito una soluzione in qualità di “esperti di vita”. Significa accogliere i dubbi senza sminuirli, i sogni senza distruggerli o rimpicciolirli, le emozioni senza lasciarsene spaventare.
Le conversazioni più importanti, spesso, non avvengono seduti uno di fronte all’altro; possono nascere durante un tragitto in auto, mentre si prepara la cena, al centro commerciale o alla fine di una giornata qualunque. Bastano uno sguardo che dice “io ci sono”, un abbraccio delicato senza il bisogno di parole.
Molte delle confidenze più importanti arrivano proprio quando smettiamo di rincorrerle.
A volte possiamo scegliere proprio noi genitori se creare distanza o vicinanza. Se ogni sera a tavola si parla solo di compiti, voti e regole, il dialogo rischia di diventare un elenco di doveri e prescrizioni. Da simili conversazioni ci svincoleremmo in fretta anche noi!
Proviamo invece a raccontare qualcosa della nostra giornata, un piccolo successo, una difficoltà , un aneddoto divertente. Facciamo vedere che siamo anche emozioni e non solo raccomandazioni.
Ci saranno giorni in cui il dialogo sembrerà impossibile e ogni tentativo sembrerà inutile. E’ normale. Crescere significa anche prendere le distanze. Il nostro compito, anche in questi momenti, soprattutto in questi momenti, è far sapere loro che quando avranno bisogno noi ci saremo sempre. Essere genitori di un adolescente è un cammino che richiede umiltà. Un giorno quel figlio tornerà a cercare il nostro sguardo, cresciuto, con il desiderio di raccontare la persona nuova che è diventato, grazie a quel ponte solido che abbiamo saputo costruire tra il suo cuore e il nostro.

Scopri di più su questi argomenti

New

Notizie flash sul tuo smartphone

Unisciti al nostro nuovo canale Telegram, ricevi una notifica ogni volta che pubblichiamo una notizia.

ADS
ADS

Più visti