Cinema

Naza, il documentario sul genocidio in Palestina sfida la censura e sbanca il box office

143.000 spettatori italiani in due giorni: dopo i 25 minuti di applausi a Venezia, il film arriva nelle sale e sarà distribuito gratuitamente a novembre

Accade una cosa anomala al termine della proiezione di Naza: il silenzio.
A Venezia, dopo 80 minuti di film, sono arrivati 25 minuti di applausi; fuori dalla sala, invece, resta solo una domanda difficile: come si può commentare ciò che si è appena visto, quando quelle immagini e quelle testimonianze parlano di fatti reali? Come si ritorna nelle nostre case calde e al sicuro come se niente fosse?
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Naza, di Yuval Abraham e Rachel Szor, è un documentario che deve essere visto, non farlo sarebbe un’occasione persa per costruirsi una opinione personale su ciò che sta accadendo a Gaza negli ultimi tre anni.
Lo scalpore generato da questo documentario, tanto da spingere il primo Ministro Netanyahu a a minacciare di revocare la cittadinanza ai due registi israeliani, non è soltanto per ciò che vediamo, ma soprattutto per chi lo racconta.
Sono 24 le testimonianze raccolte da soldati dell’intelligence israeliana che spiegano nel dettaglio il sistema utilizzato per colpire gli obiettivi, l'uso dell'intelligenza artificiale il cui margine di errore non tiene in considerazione le vittime civili.
Un genocidio raccontato da chi ne ha fatto parte ha un peso che va al di là della politica, è un modo per smuovere gli animi e obbligarci a vedere ciò che fa male.
Il titolo stesso contiene la chiave del film: “Naza” è un termine militare usato per indicare il numero di civili che si prevede possano morire durante un bombardamento.
Una parola tecnica che trasforma le persone in una quantità, rendendo più distante la realtà della morte, disumanizzandola.
Questo “allontanamento cognitivo” è voluto dai registi anche nella fotografia, le interviste sono ambientate sui tetti di palazzi lussuosi di Tel Aviv, dove la quotidianità procede indisturbata, mentre a 70 km circa è in corso un genocidio.
I militari parlano di bersagli umani con una indifferenza sconcertante, utilizzando un gergo tecnico e matematico che in qualche modo li allontana da ciò che hanno contribuito a fare, per loro è solo una uccisione sistematica, una mera operazione militare anche quando dall’altro capo del telefono intercettato sentono le urla dei bambini.
Naza ha fatto ciò che si credeva impossibile, ha rotto la coltrina del silenzio, nel bene e nel male ha smosso le coscienze e l’opinione pubblica, tanto che nei cinema italiani stanno aumentando le proiezioni e i due registi hanno deciso di rendere il documentario gratuito, da novembre, sul sito del Guardian.
È possibile che Naza cambi il modo di vedere le cose, senza necessariamente prendere una posizione politica, ma semplicemente una posizione etica, su ciò che è giusto e sbagliato.

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