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“Se chiudiamo noi, chiude il Paese”
I mandamenti di Bassano e Marostica di Confartigianato lanciano il grido d'allarme della categoria in vista delle elezioni. Fiscalità locale: “IMU e Tares incidono sulla competitività delle imprese, da Comune a Comune, in maniera diversificata”
Pubblicato il 20 feb 2013
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E' vero: per i grandi problemi del Paese, e per la situazione di difficoltà in cui versano oggi migliaia di piccole e medie imprese, tutte le strade portano a Roma.
Ma anche la politica locale, di fronte alle istanze e alla rabbia degli imprenditori, ha il suo bel carico di responsabilità.
E così le associazioni mandamentali di Bassano del Grappa e Marostica di Confartigianato Vicenza, coi rispettivi presidenti Sandro Venzo e Valter Franco Marcon, fanno fronte comune per lanciare il grido di allarme della categoria alle istituzioni di tutti i livelli. A cominciare dal livello base, e il più vicino ai cittadini-elettori: quello degli enti locali.
Da sinistra: il presidente mandamentale di Bassano di Confartigianato Sandro Venzo e il presidente mandamentale di Marostica Valter Franco Marcon (foto Alessandro Tich)
“I mandamenti di Bassano e Marostica - esordisce Venzo - rappresentano circa il 20% delle imprese artigiane del territorio provinciale. Nella nostra area registriamo una perdita di imprese dell'1,9%, superiore al dato provinciale (1,7%) e nazionale (1,4%). Ma teniamo più dell'industria. Continuiamo ad essere gli ammortizzatori sociali del territorio.”
Le aziende artigiane locali, nonostante tutto e tutti, tengono quindi ancora botta.
Anche se i dati sulla dinamica delle imprese, divisi per settori, fanno emergere luci e ombre: in trend positivo il settore alimentare, i servizi per l'estetica e l'igiene e, più di tutti (+ 4% a Bassano rispetto al 2011) le arti ausiliarie sanitarie. Stazionario l'abbigliamento/tessile; in flessione ceramica e vetro, metalmeccanici e trasporti. Profondo rosso infine, sommando i dati dei due mandamenti, per chimici-gomma-plastica, legno e soprattutto settore edile. “Se si ferma l'edilizia - commenta il presidente di Confartigianato Bassano - si ferma un mondo che gira attorno alla casa”.
E allora, come uscire dal vicolo cieco? “Ci sono politiche territoriali che possono aiutare il territorio - dichiara Venzo -. Il 50% dei Comuni, ad esempio, hanno percepito la legge regionale sulle ristrutturazioni. Bisognerebbe però applicarla realmente. Come Confartigianato noi facciamo la nostra parte, facciamo innovazione e andiamo in missione nei Paesi emergenti per cercare mercati nuovi per le nostre imprese. Ma anche i Comuni devono fare la loro parte, senza questa strategia non se ne esce fuori.”
Il problema dei problemi, nel nostro territorio, è la fiscalità locale. Secondo gli indicatori dell'Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza, l'impatto che avrà sulle aziende la Tares, il nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, “è molto importante”. “L'IMU più la Tares - sottolineano i vertici di categoria - incidono molto fortemente sulla competitività delle imprese, da Comune a Comune, in maniera diversificata. Si falsa la competitività delle imprese, da un Comune all'altro.”
E questo perché i tributi imposti dai diversi Comuni non sono omogenei e può capitare, ad esempio, che un pasticcere che abbia l'attività a Bassano non abbia le stesse regole, e lo stesso carico fiscale che va ad incidere sui costi d'impresa, di un pasticcere di Romano d'Ezzelino o viceversa.
Non c'è perequazione neanche sull'IMU sugli immobili produttivi: se l'aliquota media nazionale è pari all'8,4 per mille, nell'area Bassano-Marostica questa sale all'8,7 e addirittura all'8,9 se si considera il solo mandamento bassanese. E anche in questo caso “con differenze da Comune a Comune”.
“Le aliquote dei tributi locali sono strumenti che vanno rendicontati in maniera positiva assieme agli amministratori locali, con i quali dobbiamo interloquire - aggiunge Venzo -. Il nostro obiettivo è rendere partecipi i sindaci di questo problema, con il raggiungimento di una carta comune di intenti.”
Ma il malessere della categoria, espresso dalla base degli associati, è ancora più profondo.
“Questo è un momento drammatico - afferma il presidente mandamentale di Marostica Marcon -. Mi incontro settimanalmente con i nostri associati, e posso dire che il vaso è colmo. Questo è un momento in cui la politica dà dei segnali minimi. In questa campagna elettorale vediamo persone racchiuse in uno spazio tutto loro, che non prendono in considerazione la realtà del territorio. Continuano solo con le loro beghe, mentre hanno bisogno che i politici diano messaggi positivi. Per non parlare della burocrazia.”
Già: la burocrazia. Tra i vari problemi da risolvere per aumentare la competitività, la sburocratizzazione delle imprese “è al primo posto”. “Se un'azienda ha dieci dipendenti, uno deve occuparsi di burocrazia. Ma la stessa cosa vale se l'azienda di dipendenti ne ha tre. Il sistema crea posti di lavoro per la burocrazia, e non per chi produce e dà valore aggiunto all'impresa.”
Sui costi d'impresa incide anche la ricorsa ai pagamenti del settore pubblico: “La Pubblica Amministrazione impiega una media di 193 giorni per pagare una fattura. Questo si traduce in 86 giorni all'anno dedicati a corriere dietro alle pastoie amministrative, con un costo medio di oltre 5200 euro all'anno per ogni impresa.”
Che fare dunque, oltre a produrre meno montagne di carte, a richiedere pagamenti più veloci agli Enti Pubblici e a rivendicare tasse omogenee nei Comuni del territorio?
Venzo va dritto al sodo: “Un accesso diverso al credito, con le banche che ritornino a fare le banche, e un rapporto diverso con l'Agenzia delle Entrate, che non considera la compensazione tra debiti e crediti inevasi. E' assurdo che un'azienda chiuda per crediti.” E ancora “una riscrittura delle politiche sindacali”, “una riforma della giustizia” e “far ripartire l'economia con aziende nuove”. “Non siamo più attrattivi per le aziende nuove - incalza il presidente del mandamento di Bassano -. Nel Veneto c'è stato un crollo del 23% dei giovani imprenditori, nonostante Confartigianato continui a incentivare il settore con progetti di start-up.”
Istanze e problemi che, con l'avvicinarsi del voto di domenica e lunedì, si traducono in un forte appello rivolto a chi sarà chiamato dalle urne a tenere le redini del Paese, chiunque esso sarà.
“L'unica speranza è che nel prossimo parlamento ci sarà un ricambio sostanzioso - osserva Marcon -. Spero vivamente che da martedì della settimana prossima la politica si metta a fare le cose giuste per le nostre aziende in maniera tempestiva. Anche i sindaci dovrebbero pensarci bene sulla prossima tassazione della Tares, perché le aziende non ce la fanno più a pagare.”
Un appello indirizzato ai “diversi scalini” del potere istituzionale, invitati “a fare ognuno la sua parte, per la propria competenza, senza scaricare la responsabilità al livello superiore”.
La sensazione è che siamo ormai vicini al punto di non ritorno: “L'87% del Paese è fatto da imprese sotto i 20 dipendenti - avverte Venzo -. Se chiudiamo, chiude il Paese.”
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