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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Via Fogazzaro, Via Zanella, Via Leopardi
Tante le iniziative sul territorio per conoscere e ricordare le opere dei grandi letterati del passato. Una conversazione con il critico Gianni Giolo e una passeggiata tra le Vie del centro della cultura
Pubblicato il 02 apr 2011
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Giovedì 31 marzo presso la sala civica "G. Bressan" di Cavazzale, il professor Gianni Giolo, docente e critico letterario apprezzato e conosciuto nel bassanese, ha tenuto una conferenza sul tema "Zanella interpreta Leopardi". L’appuntamento, rientrante nel programma finalizzato alla riscoperta della figura e delle opere di Giacomo Zanella, ha fatto parte di un sentito omaggio corale che Cavazzale dedica da alcuni anni all'autore vicentino. Cavazzale è il paese in cui il poeta è vissuto a lungo - nella famosa villetta in riva all’Astichello - e in cui è morto nel 1888. Una passeggiata e una conversazione con il professor Giolo tra le Vie del centro della cultura.
Fogazzaro, Zanella, tante iniziative culturali sul territorio sono dedicate ai grandi letterati di un passato recente, a loro volta ancorati al mondo classico. Il recupero di parole che hanno lasciato traccia, nella letteratura e nella memoria, può servire a comprendere meglio questo piccolo mondo vicentino, e il suo presente, la sua attualità?
Certamente, il piccolo mondo vicentino è il piccolo mondo del seminario di Vicenza, dove Zanella studiò fino al 1854 e compì la sua formazione culturale. In questo mondo – come nota il suo allievo Fogazzaro – Leopardi era sconosciuto e si studiavano solo i classici latini e il purismo dell’abate Cesare e del Puoti che vedevano nel Trecento l’epoca d’oro della lingua italiana e che si opponevano al gusto francesizzante che allora andava di moda. In questo ambiente chiuso e solitario la forma accademica era sacra ed eterna ed era – come dice il Fogazzaro – una “senilità conservatrice che aveva radici nella deficienza della stessa base classica dell’insegnamento, con una relativa scarsezza dell’elemento greco che avrebbe aggiunto al pensiero vigore e dato alla parola semplicità”, quell’elemento greco che costituisce il fondamento invece della luminosa prosa leopardiana che pensava che si potesse scrivere in italiano soltanto con la lingua del Trecento e lo stile greco.
Andrea Zanzotto, un grande poeta contemporaneo, ha dichiarato di essersi avvicinato alla poesia, alla sua carezza fonica, anche grazie all’amore per l’opera di Zanella. Quanta vitalità ci può essere in una Conchiglia fossile
La Conchiglia fossile è stata l’ode più famosa della seconda metà dell’Ottocento prima che salisse l’astro del Carducci che offuscò la stella zanelliana che era stata messa in luce in tutta la sua purezza dalla Nuova Antologia, l’ode che Spadolini definì - negli atti del convegno di studi sullo Zanella del 1988 - “certamente la più celebre della sua generazione”. Carducci, ebbe parole di alto elogio per le poesie dello Zanella, in particolare per la Conchiglia e l’altrettanto celebre ode saffica Egoismo e carità che definì “una perla degna di Orazio, dei lirici greci e dell’Antologia”. La vitalità dell’ode consiste nella visione moderna che Zanella propone della storia della terra, una storia che supera la visione biblica dell’uomo, una storia di milioni di anni in cui la terra si è sviluppata dal caos originario e che vede l’uomo come l’ultimo venuto, un uomo giovane e pieno di speranze che crede nelle magnifiche sorti e progressive e nella missione divina di popolare la terra e farne il suo regno, un regno di giustizia e di libertà, sede di popoli industri e laboriosi senza più schiavi e senza più lacrime.
Sono numerosi i tributi dedicati da Zanella all’opera di Giacomo Leopardi. I temi e i rimandi più significativi
Zanella vede nel Leopardi il massimo luminare della scuola classica cui lo stesso Zanella si sentiva di appartenere. Di lui fa elogi altissimi che destano stupore anche oggi e che devono aver fatto scalpore al suo tempo, soprattutto perché fatti da un prete. Zanella parla di Leopardi come di “una mente altissima, disposta ai più splendidi concepimenti poetici come alle più severe ricerche filosofiche, un cuore ardentissimo innamorato di ogni cosa grande e bella, uno smisurato desiderio di gloria giustificato dal robusto suo ingegno e dai pazientissimi studi”. Se si leggono con attenzione i sonetti dedicati all’Astichello ci sono moltissimi richiami a versi leopardiani, a cominciare dal primo sonetto Una villetta fabbricai, in cui parla di “quindi dell’Alpi la nevosa schiena… quindi il cheto Astichel” che rimanda ai celeberrimi versi dell’ode leopardiana a Silvia “e quinci il mar da lungi e quindi il monte”.
Zanella, come tanti letterati, è stato oggetto in vita anche di solenni stroncature. Vittorio Imbriani ad esempio in un suo saggio gli ha rimproverato oltre all’indifferentismo e all’accettazione a-problematica della realtà, addirittura che “i suoi versi non arricchiscono il nostro mondo fantastico né d’un concetto, né di un’immagine”. Lei è anche un critico, un suo parere sul ruolo destruens della critica
Prima accennavo ai giudizi del Carducci che metteva in luce i pregi della poesia zanelliana, mentre nessuno dà più valore ai giudizi pieni di acrimonia e di livore dell’Imbriani, che ai suoi tempi sarà stato famoso, ma che oggi non viene nemmeno più ricordato né citato come critico. La critica italiana – lo ha notato il Momigliano – è sempre stata caratterizzata da un fortissimo laicismo e anticlericalismo e questo spiega i giudizi tanto severi nei riguardi della poesia “seminaristica” (l’aggettivo è di Croce) di un prete come Zanella.
Un verso di Zanella che, vista l’occasione, le fa piacere ricordare
Naufrago anch’io del mondo e di me stesso / possa qui ber l’oblio dell’universo
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