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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Sguardi e visioni d'autore, attorno a Villa Angaran San Giuseppe
Conclusa la quarta edizione degli Stati generali della Letteratura in Veneto, messi al centro il rapporto tra territorio, scrittura e grande schermo
Pubblicato il 22 giu 2026
Visto 10.670 volte
Si è conclusa ieri, domenica 21 giugno, la quarta edizione degli Stati generali della Letteratura in Veneto.
Organizzata da diversi attori che fanno capo a Villa Angaran San Giuseppe, come Alba Pratalia, e tra gli altri da Metropolis Cinemas e Operaestate Festival Veneto, insieme a molti partner, sostenitori e patrocinatori, Dietro lo sguardo. La forma del cinema è stata aperta giovedì 18 giugno da un appuntamento ai Giardini Parolini con la visione di Io sono Li, film del 2011 di Andrea Segre, preceduta da un incontro affidato a Mattia Pontarollo, Enrico Grando e Marco Lo Giudice intitolato: O.S.T. in Translation.
Il momento di spettacolo ispirato a “Las Flaviadas” ha proposto un percorso narrativo e di ascolto, le immagini solo evocate, allestito intrecciando riflessione, film e colonne sonore.
da sx Alessandro Rossetto, Romolo Bugaro e Valerio Mazzuccato, a Villa Angaran San Giuseppe
Tra i film citati: Il compleanno di Enrico, cortometraggio del 2023 di Francesco Sossai, abbinato al brano Lucio, del gruppo bellunese Non Voglio Che Clara; This Must Be the Place, film del 2011 di Paolo Sorrentino, il titolo e l’ispirazione tratti dalla canzone omonima di David Byrne dei Talking Heads — artista che sarà in concerto a Marostica il 26 giugno — e con la sua potenza visionaria targata Anni Settanta Incontri ravvicinati del terzo tipo, fatta riascoltare tra gli alberi la celebre sequenza di cinque note con impresso l'incontro con l'ignoto che tutti ricordano.
Il cinema come punto d'incontro tra forme artistiche diverse e come luogo in cui immagini, musica, parole e territorio continuano a dialogare al centro già dalle prime battute della rassegna, dunque. Il tema poi è stato sviluppato nel corso della quattro giorni bassanese in diverse declinazioni, allestiti appuntamenti destinati alla visione, all’approfondimento con alcuni protagonisti del settore e attività laboratoriali.
Dedicata in particolar modo al legame tra cinema e letteratura, è stata la conversazione animata dagli interventi dei registi Alessandro Rossetto e Claudio Cupellini, da Marina Zangirolami e dallo scrittore Romolo Bugaro, nel preserale di sabato. Tolta di mezzo l’annosa questione di quanto e come “debba” essere fedele un film al testo da cui nasce, il dibattito ha spostato l'attenzione dalla fedeltà alla trasformazione.
Letteratura, teatro e cinema sono linguaggi differenti, ciascuno dotato di strumenti propri: la scrittura può muoversi senza limiti nello spazio e nel tempo dell'immaginazione; il teatro affida il racconto alla presenza fisica della voce e dei corpi; il cinema costruisce il proprio sguardo attraverso immagini, montaggio, luce, suono e tecnica. Da qui l'idea, più volte ribadita, che ogni adattamento sia un tradimento necessario e creativo, con la scrittura interpretata come “fascio di potenzialità”, come l’ha definita l’intervistatrice Rosamaria Salvatore.
A emergere è stata anche una riflessione più ampia sul Veneto contemporaneo e sul modo in cui il cinema ne racconta le trasformazioni e le peculiarità, lo sguardo prioritariamente rivolto al paesaggio, ai temi del lavoro e dello sviluppo economico, a crisi e contraddizioni che costituiscono un filo rosso che attraversa molte delle opere collocate al centro della rassegna.
Di Cupellini, autore de Il sopravvissuto, ultimato lo scorso aprile, dal romanzo di Antonio Scurati, è stato proiettato alla Multisala Metropolis La terra dei figli, film del 2021 ispirato a un fumetto di Gianni Pacinotti (Gipi) ambientato nel contesto di una catastrofe, con interpreti, tra gli altri, Valerio Mastandrea e Valeria Golino.
Nel corso della manifestazione è tornato più volte il nome di Francesco Sossai, già dalla serata inaugurale, come citato. Del regista bellunese è stato proiettato sabato sera a cospetto di un folto pubblico Le città di pianura, film che ha fatto incetta di premi ai David di Donatello nell’ultima stagione cinematografica italiana.
Più volte, negli incontri e nelle conversazioni informali, è stato sottolineato come il successo di Sossai si possa leggere come il risultato di un percorso collettivo che negli ultimi decenni ha visto numerosi autori raccontare il Veneto sul grande schermo. Da nomi noti e affermate produzioni ad autori giovani e a film indipendenti, si è andata costruendo una narrazione che intende raccontare il territorio nelle sue trasformazioni sociali, economiche e paesaggistiche, cercando di evitare retorica e luoghi comuni - non sempre riuscendoci.
In questa prospettiva, Le città di pianura appare quasi il punto d'approdo di una lunga stagione culturale: il film giusto arrivato nel momento giusto, ma sostenuto da un terreno fertile preparato da anni e da un lungo lavoro di ricerca e sperimentazione svolto su più fronti artistici e culturali.
Nel calendario di domenica mattina è stata programmata la visione al Metropolis di The Italian Banker, film del 2021 firmato da Alessandro Rossetto, seguita in Villa da un incontro con il regista, l’autore Romolo Bugaro e l'attore Valerio Mazzuccato, quest’ultimo già interprete di Effetto Domino, altra interessante opera del regista padovano.
La conversazione guidata da Farah Polato ha approfondito soprattutto il delicato tema del punto di vista. Rossetto, con Bugaro, scelsero infatti di raccontare a teatro e in parallelo al cinema la vicenda ispirata ai grandi, recenti, dissesti bancari veneti che ferirono persone, imprese e territorio attraverso gli occhi di chi ne è stato l’artefice e del suo “imprenditoriale” entourage. Ciò significa assumersi il rischio di mostrare una prospettiva scomoda, ma raccontare anche lo sguardo del "cattivo" può essere uno strumento per esplorare la complessità dei fatti e interrogare responsabilità individuali e collettive, hanno ribadito gli autori. Accanto, il tentativo di mettere in luce i meccanismi “umani” che hanno prodotto una delle ferite più profonde della recente storia economica del territorio.
Nel pomeriggio, è stata inserita la proiezione di Brenta Connection, film indipendente che ha rappresentato un fenomeno per la fortunata accoglienza nelle sale presentato dal regista Cristian Tomassini. A precedere la visone, un corto realizzato da Elia Colla.
A chiudere il programma è stata la proiezione ai Giardini Parolini di Il sale della terra, celebre opera di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, introdotta dalla direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi. Il documentario dedicato a Sebastião Salgado, artista a cui sarà dedicata un’importante mostra in città dal 24 ottobre, offre una riflessione d’autore sullo sguardo stesso: sulla responsabilità di osservare e di restituire il mondo attraverso le immagini.
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