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Laura VicenziLaura Vicenzi
Giornalista
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Incontri

Con Bietti, l'arte di accompagnare all'ascolto

Alla Libreria Palazzo Roberti, Giovanni Bietti ha presentato i suoi nuovi libri dedicati a due figure geniali della musica

Pubblicato il 16-04-2024
Visto 3.991 volte

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Elena Donazzan

Un viaggio a tappe nella grande musica, quello proposto da Giovanni Bietti a Palazzo Roberti.
Sabato 13 aprile, ospite della Libreria, Bietti ha presentato i suoi nuovi libri dedicati a due figure geniali che appartengono all’Ottocento solo anagraficamente, per molti aspetti: Beethoven: Grande Fuga e Schubert: Sinfonia “Incompiuta” (Carocci Editore, collana “Dentro la musica”, diretta dallo stesso Bietti).
Musicista e compositore, Bietti è autore di saggi e pubblicazioni ed è uno dei migliori divulgatori musicali italiani, da anni è voce storica della trasmissione “Lezioni di musica” di Rai Radio3.

Giovanni Bietti alla Libreria Palazzo Roberti

Intervistato da Stefano Pagliantini in veste di musicologo, ha chiarito subito il concetto di divulgazione che ha abbracciato, riguardo al settore artistico in cui è esperto: lo stile delle sue narrazioni, sempre abbinate all’ascolto, è accessibile e modulato in alti e bassi, con un andamento non strettamente lineare, in modo da facilitare l’avvicinamento alla grande musica e alla sua storia anche del profano, ma senza rinuncia all’approfondimento degli aspetti tecnici più specialistici. I libri, redatti nella stessa ottica, sono corredati di ampi glossari e di tracce audio, ascoltabili tramite l’impiego di Qr code.
Bietti ha definito una sorte di “apostolato”, quello della divulgazione musicale ai nostri tempi: in un’epoca e in un Paese in cui sono nati tanti musicisti e capolavori della musica non c’è investimento finalizzato alla conoscenza del patrimonio storico e culturale musicale, tantomeno nella formazione. Tocca quindi ai musicisti occuparsi anche di questo doveroso adempimento, del resto «la cultura non è fruizione, è azione», ha ricordato.
Le due interessanti pubblicazioni presentate a Palazzo guardano e analizzano rispettivamente la Grande Fuga op. 133 per quartetto d’archi (1825) di Beethoven, originariamente scritta come finale del Quartetto op. 130, un brano straordinariamente complesso, misterioso e letteralmente ignorato per un secolo, perché incomprensibile all’orecchio del suo tempo — fu “riscoperto” solo nel Novecento; poi la Sinfonia “Incompiuta” di Franz Schubert, composta duecento anni fa, nel 1822, uno dei più celebri ed enigmatici brani musicali di sempre.
Oltre ad interessarsi dell’individuo, del soggetto che ha creato questi capolavori, è irrinunciabile considerare il rapporto di originalità con il contesto storico in cui l’autore ha vissuto, conoscerne i principali riferimenti, per tentare di comprendere la natura delle opere d’ingegno e d’arte che sono arrivate fino a noi, per intravvedere l’immagine del mondo non solo interiore che in questo caso restituisce la musica.
Per entrambe le opere, nate in prossimità, questo contesto era rappresentato dalla Vienna del 1820, quella degli anni immediatamente successivi al celebre Congresso, la Vienna della Restaurazione post napoleonica, la grande capitale culturale dove a un certo punto furono proibiti e puniti duramente gli incontri di più di quattro persone.
La Grande Fuga aveva il carattere di musica da camera, fu creata quando il grande compositore tedesco era già sordo, era ed è portatrice sana di afflati illuministi; Schubert, anagraficamente trent’anni in meno di Beethoven, pensava non sarebbe mai stata eseguita in pubblico la sua Sinfonia che viaggiava con un corredo d’ombre, di buio romantico frammisto a sprazzi quasi elettrici, affacci d’inconscio — opera che come altre non completò (morì a 31 anni).
Bietti nel corso della presentazione ha eseguito al pianoforte alcuni brani di entrambe le opere, per farne apprezzare i dettagli, i toni e le coloriture, e per sottolineare la sorprendente modernità di alcuni salti in avanti nel tempo che contengono: la musica leggera, pop (popolare) è sempre esistita, i Lied tedeschi, i valzer con i loro abbracci volanti ne sono un esempio, ma forse non a tutti è noto che Beethoven nei primi anni dell’Ottocento avesse già creato Swing e Boogie Woogie.

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Roberto Campagnolo SindacoElena Pavan

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