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L’opera incontra il rock. Intervista al Maestro Diego Basso
Il Maestro Diego Basso con l’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana, renderanno omaggio ai Queen, il 25 novembre al CMP Arena di Bassano del Grappa.
Pubblicato il 18 nov 2023
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L’appuntamento di sabato 25 novembre al CMP Arena di Bassano, è con il Maestro Diego Basso e l’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana. Le voci soliste di Art Voice Academy nei nomi di Manolo Soldera, Sonia Fontana, Giuseppe Lopizzo, Claudia Ferronato, Barbara Lorenzato, Anna Danieli e Lorenzo Menegazzo, intoneranno i brani del gruppo rock più famoso al mondo, arrangiati per orchestra ritmico sinfonica con la voce lirica del soprano Claudia Sasso.
Promosso da DuePunti Eventi in collaborazione con Città Bassano del Grappa la serata sarà un’emozione crescente di musiche che hanno fatto la storia. Il pubblico potrà rivivere lo stile e il genio dei Queen grazie a introduzioni corali cantate a cappella, assoli di chitarra e l’opera.
Intervistare il Maestro Basso è stato per noi un piacere, soprattutto per conoscerlo di più e comprendere la figura di un direttore d’orchestra.
Il Maestro Diego Basso
Ecco la nostra intervista che anticipa una serata emozionante tra opera e rock.
Ognuno di noi ha un mentore, il suo chi è o chi è stato?
Di sicuro ce n’è più di uno. Inizio citando l’amico Paolo Limiti, un uomo di grandissimo spessore e cultura. Lo ricordo come anticipatore dei tempi. Sapeva cosa sarebbe successo a Hollywood, nel mondo della musica, del cinema, dei libri, prima di chiunque altro. La sua vasta cultura musicale iniziava con l’opera per arrivare al pop, dagli anni ’60, alla musica italiana in generale. Da Paolo ho imparato cosa significa la dedizione per questo lavoro. Seguo parlando della mia amicizia, consolidata negli ultimi anni, con Roby Facchinetti. Ho arrangiato e curato la direzione d’orchestra del “Roby Facchinetti Symphony”. Poi, Brian May, il chitarrista e fondatore dei Queen, che mi ha scritto una bellissima lettera, dopo aver coprodotto il brano Forever and Ever With You. Ricordo con affetto la collaborazione con Simon Le Bon e Massimo Ranieri. Ho arrangiato l’inno d’Italia per Gianni Morandi, cucendolo su misura per lui. Con il flautista di fama internazionale Andrea Griminelli ho diretto l’omaggio a Morricone dove hanno duettato artisti di fama mondiale come Sting, Zucchero, Nek, Chris Botti, Aida Garifullina. Tutte le persone con cui ho collaborato mi hanno insegnato qualcosa. L’elenco sarebbe davvero troppo lungo.
Maestro, il suo “anno zero” con la musica a quando risale?
Avevo cinque o sei anni ed ero la voce solista del coro della mia parrocchia. Possiamo definirlo il mio “anno zero”. Verso i dieci anni frequentavo il conservatorio di Castelfranco, un tempo sezione distaccata di Venezia, con alcuni amici. Un giorno il professor Fraccaro mi chiese di fare un provino per entrare ufficialmente al Conservatorio. Non avevo alcuna aspettativa, ma quando uscirono le liste e vidi il mio nome, restai a bocca aperta. Da non credere. Fui ammesso per il fagotto, poi passai alla tromba e così iniziò la mia carriera. Fu tutto un incatenarsi di eventi inaspettati, un po’ quello che accade alla maggior parte delle persone.
Parliamo del rapporto che lega la musica alla psicologia. Per la riuscita di un concerto quanto pesa il rapporto psicologico con i musicisti?
È fondamentale. La conoscenza dello strumento, il gesto, il saper leggere la partitura, sono tutte cose che per forza devi sapere. Ma come insegnano o hanno insegnato i grandi direttori d’orchestra, al calibro di Maazel, Pasolini, Muti, la vera forza è saper connettere l’uomo allo strumento. Se il direttore crea sintonia con i musicisti, il suono risulterà totalmente diverso. Le faccio un esempio. Stavo guardando un video di von Karajan e ricordo che pensai alla meraviglia della sua musica. Alla fine, finita la prova, von Karajan si infuriò con tutti. Disse di non aver sentito la connessione con i musicisti. Ecco quanto è importante l’aspetto psicologico e la sintonia tra tutti i componenti di un’orchestra. Comunque sia, il direttore veicola la musica che potrà risultare asettica o emozionale.
I gesti che fa un direttore d’orchestra sono molto teatrali. Ai non addetti ai lavori paiono tanto semplici, quanto confusi. Eppure, è proprio la sensibilità d’interpretazione che rende un direttore diverso da un altro. Che cosa c’è di così misterioso che noi non comprendiamo?
A volte neppure io comprendo dei gesti fatti da alcuni direttori d’orchestra, ma se chiudo gli occhi e mi emoziono con la loro musica, capisco che hanno fatto centro. Ci sono direttori che dirigono in uno spazio di 30 centimetri, altri come Lorin Mazeel, che comunicava le note forti solo con la forza del respiro e l’occhio che aveva sull’orchestra. Favoloso.
Insomma, dirigere può farlo anche un asino, ma fare musica è un'altra cosa, citando Toscanini.
Esatto, proprio così.
Un direttore può dirigere con o senza bacchetta, con o senza un coinvolgimento della mano, chi decide cosa?
La scelta dipende dal direttore. Se uno è abituato con la mano, la bacchetta non serve. Io, per esempio, se devo dirigere il coro della Cavalleria Rusticana di Mascagni non uso la bacchetta, perché è un brano talmente morbido ed emozionale che la bacchetta renderebbe il gesto troppo duro.
Può spiegarlo meglio?
A comandare in una direzione con la bacchetta sono solo gli ultimi dieci centimetri, in pratica la punta. Più piccolo è il gesto, più preciso è.
Il 25 novembre a Bassano sentiremo come la musica rock dei Queen si armonizza con un’orchestra. Un bel mix di suoni.
Anche quando faccio Verdi, Mahler o la Carmina Burana c’è la forza del mondo rock. Al concerto di Bassano faremo un Barcelona con un duetto classico, grazie al soprano Claudia Sasso che duetterà con Manolo Soldera. Il nostro non è un concerto di una cover band ma è la musica dei Queen portata nel mondo della sinfonica con diversi brani cantati da donne.
Brian May aveva sempre sognato di portare la sua chitarra in un’orchestra sinfonica.
Sì, era il suo sogno. Non dimentichiamo che Freddie Mercury aveva una grande passione per l’opera. Con Bohemien Rapsody i Queen mettono insieme due facce della stessa medaglia che è la musica. Il rock e la musica classica. Ne hanno fatto un capolavoro.
C’è un brano dei Queen che la emoziona in modo particolare?
È difficile trovarne uno, sono tutti grandi melodie. Sono come tante perle che formano una collana. L’insieme dona la preziosità, non la singola perla.
Dietro al prodotto finito di un concerto si contano una moltitudine di sacrifici, fallimenti, gioie e successi. Un lavoro immane.
Enorme. Oltretutto a Bassano ci sarà una novità. Faremo un’overture di otto minuti solo orchestrale dei Queen. Siccome la considero musica colta e di grande spessore mi sono permesso di riprendere i migliori brani che riproporremmo nella sera, introducendoli all’inizio con musica orchestrale. Per tornare alla sua domanda, c’è tanto sacrificio di lavoro da parte di tutti. Prove su prove dei musicisti, cantanti e coristi. Il concerto non ha nulla di elettronico, fatto tutto dal vivo e quindi ogni spettacolo è diverso da un altro.
Ci viene da salutarla dicendo: “Se manca il direttore d’orchestra casca il palco”.
Speriamo non caschi ( ride)
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