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Marco Polo
Giornalista
Bassanonet.it
Un’impresa disperata non è un’impresa impossibile
Renzo Rosso sprona la squadra: “Fare quadrato e prendere di petto le ultime 6 partite”. Mateos: “La tensione ci ha bloccato. Ognuno si prenda le proprie responsabilità”
Pubblicato il 28 mar 2012
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Il tempo delle recriminazioni è proprio svanito. Il temporale scatenatosi sull’ambiente giallorosso nei primissimi giorni successivi al catastrofico esito dello spareggio salvezza contro l’Andria va via via esaurendosi. Ormai è chiaro a tutti che il tempo dei rimpianti non è ancora giunto anche se ormai la speranza di scongiurare la retrocessione è flebile, lo dice la classifica con 5 punti da recuperare in 6 gare, e la capacità di reazione della squadra è ai minimi storici, mai così male e il paragone diventa ancor più insostenibile se si pensa solo allo scorso campionato. “Spes ultima dea” dicevano i latini, la speranza è l’ultima a morire. Non c’è più nulla da perdere se non l’onore di una maglia che rappresenta la città e la faccia: tanto vale provarci. La settimana che porta all’affascinante sfida di Trieste dovrà essere quella dell’orgoglio giallorosso. Sono un po’ questi i concetti affrontati con Marcelo Mateos nella consueta conferenza stampa settimanale. Inutile addentrarsi in schemi tattici, compiti offensivi, organizzazione di gioco se alla base non ci sta una squadra. L’aveva sottolineato prima del passo falso (!) con l’Andria mister Brucato, sposa appieno il concetto il centrocampista giallorosso. Perché si la squadra ha deluso in maniera viscerale ma è altrettanto vero che 5/11 dei giallorossi scesi in campo domenica scorsa facevano parte della brutale armata che la scorsa stagione si sarebbe gettata tra le fiamme dell’inferno piuttosto che mollare un centimetro in campo. Salernitana e Hellas Verona tornarono a casa con le ossa più o meno rotte e se lo ricordano ancora della falange macedone messa in campo da Osvaldo Jaconi: “Ho sentito e letto di scarso impegno, di tifosi giustamente arrabbiati e disgustati – attacca Marcelo Mateos che è in attesa di sapere l’esito del ricorso per la riduzione delle 4 (!) giornate di squalifica che lo costringerebbero a saltare sia Trieste che La Spezia – ma vi posso garantire che non si è trattato di scarsa volontà o attaccamento ai colori. Il guaio è che per l’ennesima volta siamo stati attanagliati dalla tensione. Un blocco mentale: quando sei ultimo o riesci a reagire bene come a Siracusa oppure puoi andare ancora di più nel pallone come contro l’Andria. L’abbiamo rivista anche in tv e ci ha fatto male ancora una volta perché sembrava non ci fosse reazione. È proprio su questo su cui dobbiamo lavorare questa settimana, rendiamoci conto che certi blocchi ormai non hanno più senso, non c’è più nulla da perdere. Dobbiamo onorare la maglia, il resto non conta più niente”. Il problema è che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, e lo diciamo senza arroganza. Riuscire a tradurre in fatti concreti non è così semplice altrimenti con la formazione pugliese avremmo visto un Bassano diverso: “Si può lavorare sull’aspetto emotivo. Ognuno di noi deve prendere, uscire dal campo d’allenamento e rimuginare su quello che ha fatto e su quello che invece poteva fare. Senza caricare troppo la situazione, prendersi le proprie responsabilità e tradurre questa fame in campo. Ognuno deve dare tutto, ma non tutto a fini personali ma tutto per la squadra. Se un compagno non ci arriva ce ne deve essere un altro pronto a soccorrerlo”. Con la Triestina è la prima di una serie di finali: “Lo scorso anno con una squadra che reputo decisamente meno attrezzata di questa abbiamo fatto quello che abbiamo fatto. Per questo dico alla gente di venire a Trieste: partite del genere il Bassano non le ha mai fatte e la maggior parte dei ragazzi che c’erano lo scorso anno, e che hanno dimostrato tantissimo, ci sono anche quest’anno. Altri invece non si sono mai trovati a gestire certe pressioni quindi non è semplice. Facciamo al meglio questo minicampionato, portiamo a casa più punti possibili”. Che squadra mandare in campo al “Nereo Rocco”? In questo momento mister Brucato più che a inseguire schemi e moduli tenderà ad affidarsi agli uomini. E per uomini intendiamo quei giocatori che possono dare qualcosa in più sul piano del temperamento, della grinta, dell’esperienza. Non è un fatto di giovani o meno giovani ma di gente che abbia il carattere e, perché no, l’esperienza per saper gestire certe pressioni.
Renzo Rosso incontra la squadra. Il patròn nella giornata ieri ha tenuto a colloquio la squadra al termine dell’allenamento. L’input presidenziale invita la squadra a crederci fino in fondo anche se ormai molto può apparire compromesso: “La società ha dimostrato di essere ancora una volta migliore di tante altre – continua Mateos -. I giocatori devono trovare le motivazioni dentro sé stessi, è tutto lì il segreto. Siamo in un ambiente che merita per questo dobbiamo fare di tutto per salvare questo patrimonio che è la Prima Divisione”. A quanto ci risulta Renzo Rosso ha espresso dei concetti chiari partendo dal presupposto che non è questo il tempo dei processi e soprattutto parlando di “noi” e non di “voi”. Il patròn si è messo in prima linea, per almeno sei settimane ha invitato caldamente tutti a stringere i denti e remando tutti nella stessa direzione e tirando fuori il 110%. L’obiettivo è quello di cercare di costruire un’impresa sportiva che avrebbe dello straordinario. Se non ci si crede è già finita oggi stesso.
Marcelo Mateos, 31 anni, si è presentato davanti ai taccuini dei cronisti nel momento più difficile della stagione (foto Roberto Bosca)
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