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Marco Polo
Giornalista
Bassanonet.it
In casa giallorossa si schiuma rabbia
I punti lasciati all’AltoAdige hanno reso indigesto il posticipo. Il salto di qualità passa per la consacrazione di Correa, De Gasperi, Bonetto e Galabinov. Daniele Ferretti: "Non cerco scuse, mi prendo le mie responsabilità"
Pubblicato il 07 feb 2012
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Ha lasciato qualche strascico in casa Bassano Virtus il pareggio casalingo contro l’AltoAdige. La possibilità poi sfumata di bissare il successo contro il Latina, vista la superiorità numerica conseguita attorno al 20’ della ripresa, ha lasciato l’amaro in bocca sia all’interno della squadra che nell’ambiente giallorosso. Gli attacchi sono stati confusi, poco precisi, poco incisivi. Anche dal punto di vista caratteriale ci si sarebbe aspettati un Bassano più indomito che invece non è nemmeno riuscito ad innescare più di tanto l’ispirato iron-man Galabinov.
Poco coraggio. È questo il principale banco d’accusa che viene mosso nei confronti del gruppo allenato da Osvaldo Jaconi. L’espulsione di Furlan al 20’ della ripresa, quando già il Soccer Team aveva costretto gli ospiti sulla difensiva, aveva fatto presagire una squadra assatanata, con la bava alla bocca, rabbiosa nel voler portare a casa il risultato ad ogni costo. Invece, oltre a tanta buona volontà, i giallorossi non sono riusciti a mettere in campo un’indispensabile continuità di attacchi pur riuscendo a produrre 4 ottime occasioni (tiri di Galabinov e Ferretti con salvataggio sulla linea di Iacoponi, destro di Morosini, cross di Mateos e conclusione da rivedere di Galabinov e, infine, palo a portiere battuto sempre del centravanti bulgaro) ma nessuna concretizzata. Sarebbe stato sufficiente che una di queste palle fosse entrata e i discorsi odierni sarebbero di tutt’altro tenore. Invece quello che rimane negli occhi è il ticchettio dell’orologio che indica l’inesorabile passaggio del tempo senza che l’AltoAdige venisse messo seriamente alle corde, aggirato sulle corsie laterali per innescare il panzer di Sofia. Si è trattato di una specie di remake del pareggio casalingo contro lo Spezia. Cos’è mancato? Essenzialmente il coraggio e la lucidità di attaccare con più costrutto.
Ferretti alla conclusione. Il fantasista è il primo ad ammettere come la sua prova contro l'AltoAdige sia stata negativa (foto roberto Bosca)
Paura intrinseca. L’ha ribadito immediatamente al termine del match Osvaldo Jaconi. “La mia squadra paga l’eccesso di frenesia. Tutti vogliamo lasciare il prima possibile le ultime posizioni in classifica ma non è facendosi sopraffare dall’emotività che si raggiungono i risultati. È un difetto che dobbiamo limare in fretta, anche se il miglior rimedio sono i risultati”. Frenesia ma anche paura. Paura perché, al contrario di quanto poteva sembrare, ai rapidi attaccanti dell’AltoAdige non poteva essere concessa troppa libertà. Sarebbe bastato un contropiede per perdere una partita giocata alla pari o addirittura meglio dell’avversario. Eh si, le ferite lasciate nell’anima e nella testa da Piacenza, Lanciano, PergoCrema (anche se tale match verrà rigiocato) e Cremonese sono state suturate dal blitz di Latina ma continuano a sanguinare. Per questo, nonostante il tentativo del tecnico di aggiungere Gasparello a Galabinov, Guariniello e Ferretti, la squadra è stata fin troppo bloccata e accorta nel non sbilanciarsi in massa.
Limiti tecnici. In questo paragrafo tratteremmo principalmente due temi: le caratteristiche della squadra così come era stata pensata, al risparmio, in estate e l’assenza dei due giocatori che più di tutti possono far fare un salto di qualità: Lucas Correa e Jack De Gasperi. La prima annotazione riguarda le caratteristiche dell’undici che è sceso in campo contro la formazione di Bolzano che con poche differenze è lo stesso che ha ripreso per i capelli il campionato nel girone d’andata dopo un avvio disastroso: abiurato l’insostenibile 4-2-3-1 e il poco entusiasmante 4-4-2 (anche nella versione sprint 4-4-1-1), Jaconi ha rimesso ben presto Caciagli nel cuore del centrocampo e l’esplosione di Ferretti ha di fatto dato la svolta. Sono arrivate così le imprese con Triestina e Frosinone e il grande match contro lo Spezia. E sempre così sono arrivati punti strappati più con il cuore che con il gioco contro Andria e Prato. Quali indicazioni si ricavano? Che le grandi partite di questo Bassano arrivano principalmente contro squadre che scendono in campo per giocare a viso aperto, dove la straordinaria fase difensiva giallorossa fatta di pressing e concentrazione assassina (non di catenaccio) si sposa in un connubio perfetto con gli spazi che inesorabilmente si vanno ad aprire dalla trequarti avversaria in su. Ad onor del vero sul finire dell’anno i giallorossi hanno subito troppo (!) gli attacchi sulle corsie laterali ma questo è un altro discorso. Viceversa ricordiamo in maniera estremamente nitida le partite soffertissime, agoniose e senza sbocchi contro le pari grado o squadre che lasciavano al Soccer Team il compito di condurre le danze, chiudendo gli spazi e aggredendo. Probabilmente è verosimile, come ricorda qualcuno, che FeralpiSalò, Andria, Piacenza verranno al “Mercante” a fare le barricate. Come se ne esce? Con l’impiego di 4 giocatori che inseriti in un ottimo contesto di base come la squadra vista contro l’Alto Adige possono fare la differenza sul piano dell’individualità ma anche nel far lievitare la manovra. Correa, De Gasperi, Galabinov e Bonetto. Il primo deve far girare la squadra, Galabinov aprire spazi anche là dove non ce ne sono (e con l’Alto Adige ha dato un grande saggio delle sue qualità), De Gasperi – ma anche Ferretti – far fruttare proprio le seconde palle giocate dal centravanti. Infine Bonetto: il terzino dev’essere lanciato e stantuffare costantemente sul binario di sinistra. Nessun altro nella rosa può dare al Bassano una così fondamentale alternativa di gioco. Chiudiamo con concetto espresso da Jaconi: “Avevamo delle carenze congenite, siamo intervenuti sul mercato proprio per questo. Cosa pensate che abbiamo comprati a fare Correa, De Gasperi e Galabinov? Se poi questi vengono a mancare noi andiamo avanti lo stesso, gli altri li considero più che all’altezza della situazione, ma non è la stessa cosa”.
Individualità e terreno inadeguato. Chi ha mai assistito a match esaltanti su un terreno ghiacciato alzi la mano. Chi ha visto un giocatore del Bassano saltare l’uomo durante l’incontro con i biancorossi faccia altrettanto. Non si può analizzare questo pareggio casalingo senza mettere nel piatto della bilancia questi due dati. L’Inter del triplete nel gelo di Kiev passò il turno grazie ad una giocata di Sneijder. Il Milan di Ancellotti, quello che dominava in Champions, si è impantanato più volte sul Perugia di Serse Cosmi. Cosa vogliamo dire? Su un campo che non agevola chi attacca - e chi attacca è una squadra che ha tanti pregi ma non la peculiarità di sciorinare una manovra avvolgente - che ostacola i rapidi cambi di direzione nell’uno contro uno, fronteggiando una formazione che veleggia in alta classifica e si difende alla perfezione ma che può punirti da un momento all’altro in contropiede, e con almeno tre elementi davvero sottotono (Baido e Ferretti su tutti ma anche Mateos) un pareggio non è un risultato così assurdo. Anche se indubbiamente e profondamente intriso di rammarico.
Delusione Ferretti. “Ce l’abbiamo messa tutta per vincere contro l’AltoAdige. Resta la rabbia per non aver trovato l’episodio gusto che ci avrebbe condotto al successo. Abbiamo perso 2 punti ma il campionato è aperto e tiratissimo. Dispiace da morire perché una vittoria ci avrebbe proiettato in pole position per la salvezza diretta. Dobbiamo rimediare e rimediare in fretta. Non c’è nulla di scontato, neanche la vecchia regola del vincere in casa e non perdere fuori vale più di tanto visti i numerosi successi esterni che si verificano domenicalmente”. Per la terza partita il fantasista ha giocato assieme a Galabinov: “Giocare con Andrej è un gusto, è un grande giocatore, fa un grosso lavoro per la squadra”. A livello di singoli spesso le sue prove sono risultate determinanti ai fini del risultato ma contro l’AltoAdige non si è praticamente mai visto un dribbling andare a buon fine: “Mi prendo le mie responsabilità. Non cerco scuse, non ho fatto una grande partita. È un periodo un po’ così, gli avversari mi conoscono di più quindi tendono a lasciarmi sempre meno libertà. Devo essere bravo a trovare soluzioni diverse. Fra quanto vedremo il miglior Bassano? Beh già adesso non mi lamenterei. Sto vedendo una squadra cattiva, vogliosa, che non prende gol, siamo sulla buona strada”.
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