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Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it
Il ruolo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane in Iraq e nel Golfo
Le nuove unità risponderebbero direttamente ai Pasdaran per preservare l’influenza regionale di Teheran
Pubblicato il 23 giu 2026
Visto 20.339 volte
L'Iraq è un paese a maggioranza sciita, ospita numerose milizie, molte delle quali mantengono stretti legami con Teheran. Esse costituiscono un pilastro fondamentale dell'"Asse della Resistenza" iraniano, una rete che si estende da Gaza e dal Libano fino allo Yemen e all'Iraq con l’obiettivo di liberare la regione dall'influenza occidentale e israeliana.
I gruppi che agiscono sotto la bandiera della Resistenza Islamica in Iraq hanno rivendicato decine di attacchi di droni e razzi contro obiettivi americani nel Paese, provocando attacchi aerei di ritorsione. Tuttavia, da quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran non c'è stata alcuna mobilitazione di massa delle forze filoiraniane presenti sul territorio iracheno.
Membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane sfilano in una parata a Teheran per commemorare l'anniversario della guerra Iran-Iraq (1980-88) REUTERS/Stringer/Foto d'archivio
Fonti autorevoli riportano che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC), noto anche come Pasdaran, avrebbe creato nuove cellule segrete in Iraq per condurre attacchi contro i Paesi del Golfo che ospitano forze americane, aggirando le reti di milizie già esistenti per evitare di essere scoperti.
Tra il 20 aprile e il 17 maggio, alcune di queste cellule, composte ciascuna da circa 10 combattenti sciiti iracheni d'élite, avrebbero lanciato almeno sette attacchi con droni da località desertiche vicino alle città meridionali di Bassora e Samawa contro obiettivi in Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Diversi membri proverrebbero dalla Resistenza Islamica in Iraq, un'organizzazione che riunisce fazioni sciite radicali con migliaia di combattenti sostenute dall'Iran. Tuttavia, i nuovi gruppi opererebbero al di fuori della tradizionale struttura di comando dell’organizzazione, rispondendo direttamente all'IRGC.
La creazione delle nuove cellule irachene, finora non segnalata, riflette un cambiamento nelle tattiche delle Guardie Rivoluzionarie, volte a preservare la capacità dell'Iran di proiettare la propria influenza nella regione, in un momento in cui molti dei suoi gruppi alleati risultano notevolmente indeboliti e le risorse economiche e militari di Teheran sono sotto pressione
L’obiettivo delle Guardie Rivoluzionarie non sarebbe quello di sconfiggere militarmente gli Stati Uniti, ma imporre costi considerevoli ai propri avversari e resistere più a lungo. Una simile capacità di sopravvivenza, verrebbe presentata dalla Repubblica Islamica come una vittoria.
Diverse potenti fazioni sciite irachene hanno manifestato, a partire dallo scorso anno, la disponibilità al disarmo e a concentrarsi maggiormente sulla politica interna per scongiurare un'escalation del conflitto con l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump. Secondo Jasim al-Bahadli, generale in pensione dell'esercito iracheno, e secondo due parlamentari dell'alleanza sciita di governo, questo sviluppo potrebbe aver spinto le Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC) a creare gruppi sotto il suo diretto controllo.
Bahadli afferma inoltre che "i gruppi più recenti creati dalle Guardie Rivoluzionarie appaiono più piccoli, più rigidi ideologicamente e più strettamente controllati, a dimostrazione della necessità dell'Iran di conservare le risorse in un contesto di difficoltà economiche".
Per quanto riguarda l’Asse della Resistenza, l’accordo USA-Iran non affronta il tema del sostegno di Teheran ai propri gruppi alleati nella regione. Tra le principali organizzazioni sostenute dall’Iran figurano: Hezbollah in Libano, gli Houhis nello Yemen, la Resistenza Islamica in Iraq e Hamas nella Striscia di Gaza.
I leader di Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo preliminare per porre fine alla guerra, con negoziati in programma su questioni delicate come il futuro del programma nucleare di Teheran. Tuttavia funzionari iraniani hanno ribadito che il sostegno di Teheran ai cosiddetti "gruppi di resistenza" non rientra tra gli argomenti oggetto di trattativa.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), che risponde direttamente alla Guida Suprema, rappresenta una delle istituzioni più potenti in Iran. Concepito come principale difensore della rivoluzione del 1979, è divenuto nel tempo un anello di congiunzione fondamentale tra Teheran e i movimenti islamisti alleati presente in Medio Oriente.
L'IRGC dispone di una struttura fortemente radicata sul territorio nazionale. Ognuna delle 31 province iraniane prevede una propria catena di comando indipendente delle IRGC, capace di operare autonomamente rispetto al comando centrale. Le scorte di armi sono distribuite su tutto il territorio nazionale e risultano accessibili alle diverse unità provinciali.
In caso di conflitto, la cosiddetta strategia della "Difesa a Mosaico", consente ai comandanti locali di agire in modo indipendente, soprattutto qualora venissero eliminate le figure di vertice o interrotte le comunicazioni. Questa strategia risulta efficace anche nel contenere il potere aereo americano.
L'autonomia delle strutture locali affonda le proprie radici negli anni successivi alla rivoluzione del 1979. Durante il conflitto con i gruppi curdi iraniani, le Guardie Rivoluzionarie adottarono una struttura decentralizzata basata in parte sull'azione diretta a livello locale. Tale caratteristica si è consolidata durante la guerra Iran-Iraq e rimane ancora oggi un elemento distintivo dell'organizzazione.
Per rafforzare la difesa del Paese, l’Iran può vantare anche una notevole esperienza nella costruzione di tunnel, maturata attraverso decenni di costruzione di reti metropolitane e lunghe gallerie attraverso territori montuosi. Diversi analisti sostengono che l'Iran abbia perfezionato queste capacità anche grazie agli insegnamenti ricevuti dalla Corea del Nord. Secondo fonti vicine al regime islamico, molti siti strategici sarebbero stati realizzati in profondità tali da renderli invulnerabili ai bombardamenti aerei convenzionali.
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