Ultimora
Sociale
30 giu 2026
Da OTB Foundation 75 mila euro a Medici Senza Frontiere: ad Amman l'ospedale che ricostruisce vite dopo la guerra
Politica
30 giu 2026
Il caso del Tribunale della Pedemontana, l’Avvocato Mauro: «L’ascolto a Roma sia completo, non selettivo»
Attualità
27 giu 2026
Caldo record sulla Pedemontana: attese massime fino a 40 gradi nel fine settimana
30 Jun 2026 17:28
Malore dopo il turno di lavoro, morto un operaio nel Trevigiano
30 Jun 2026 16:46
Il Gruppo Nem acquisisce Telefriuli
30 Jun 2026 15:58
Italgas partecipa all'esercitazione contro le alluvioni dl Po
30 Jun 2026 15:41
Regioni del Nord fanno squadra, 'strategia comune su sviluppo economico'
30 Jun 2026 14:52
Dal 3 luglio La Bohème arriva all'Arena di Verona con quattro date
30 Jun 2026 20:21
Wimbledon: Sonego batte Etcheverry in quattro set. Wawrinka-Berrettini 1-0 DIRETTA
30 Jun 2026 20:12
Alessandro Bastoni indagato a Milano per prostituzione minorile
30 Jun 2026 20:06
++ Alessandro Bastoni indagato a Milano per prostituzione minorile ++
30 Jun 2026 19:40
Due supereroi al bar, Spider-Man incontra Lionel Messi nell'ultimo spot Sony-Marvel
30 Jun 2026 19:34
L'appello di Leone ai lefebvriani, vi prego tornate indietro
Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
In Modalità lettura: tra le pagine di Black Tulips
Per la nostra rubrica da lettori: una recensione del romanzo postumo di Vitaliano Trevisan
Pubblicato il 12 ott 2022
Visto 6.263 volte
Saltiamo a piè pari le questioni sulla correttezza del pubblicare o meno l’ultima opera incompleta di uno scrittore morto e sull’editing presente o assente nel testo: Black Tulips, il libro postumo di Vitaliano Trevisan consegnato ai lettori da Einaudi è questo e la piccola lista di capitoli non presenti come titoli di coda ultima il quadro, se dovesse interessare.
Trevisan aveva annunciato sul suo profilo Facebook circa un anno fa, lo scorso ottobre, che stava “chiudendo” il libro; aveva postato anche una foto che lo mostrava smagrito e teso, dichiarando in modo inequivocabile la fatica che gli era costata ultimare l’opera e consegnarla alla casa editrice e anche la fragilità del suo stato di salute in quei giorni. Si era anche in più occasioni lamentato in precedenza e successivamente, con rabbia e sofferenza, che i suoi libri, Works escluso, non si trovassero da tempo nelle librerie e neanche su ordinazione: anche questo è un fattore non ininfluente da considerare, un aspetto che passa in sordina alle commemorazioni, spesso tese a ricordare quanto fosse strano ma in fondo simpatico e di sicuro bravo ma in fondo insicuro, dimenticando che il tema del lavoro e della sua retribuzione, l’architettura malata del commercio e le difficoltà economiche delle persone sono sempre stati centrali nell’opera di Trevisan, nella narrativa come a teatro.
Se avesse pensato per il titolo a un richiamo al romanzo quasi omonimo di Dumas padre non è possibile chiederglielo — quello che parla del caso tutto olandese di bolla speculativa legato a produzione e vendita di tulipani e di “commercio del vento” — ma certo l’assonanza, anche chiuso il libro dopo p. 221, è forte.
Vitaliano Trevisan
Il quaderno nigeriano (un quaderno nigeriano, così lui) si apre con una dichiarazione che è una battuta del tutto nel suo stile: «Al soggetto si addice il Bianco e il Nero». Bianco e nero è anche il panorama in cui si muove uno scrittore, è l’associazione non è casuale.
Il testo si sviluppa in frantumi e frammenti, o meglio, in “figure” che affiorano alla memoria dell’autore provenienti in gran parte da un viaggio da avventurieri con soggiorno di una quarantina di giorni, da marzo a maggio, in Nigeria compiuto una ventina di anni prima.
La memoria mente, si sa, quindi per districarsi tra i suoi meandri «l’unica cosa che posso fare è scrivere, e leggere» afferma Trevisan, e sono davvero tante le note di suo pugno che invitano alla lettura per approfondire, per sviluppare e ampliare, come si trattasse di un’opera architettonica di cui non si indovina bene il disegno ma che ha alla base un cantiere costruito in sicurezza, solido, esemplare. Da fondo pagina, a volte le note salgono a togliere spazio al testo, e aprono scorci, come li chiama l’autore, sulle tematiche di cui si parla, su vicende della storia personale del narratore, su riflessioni illuminate e taglienti che escono dalla soggettiva analizzando in particolare le tematiche del sesso e delle relazioni di potere tra gli uomini e che riguardano il nostro cosiddetto vivere civile.
Alcune note brevi annunciano l’uscita nel 2021 o nel 2022 di altri libri, ancora in embrione ma già definiti nella mente con tanto di titolo: To whom it may concern forse il più bello, che non leggeremo.
L’idea, o meglio la necessità del viaggio nel paesaggio a tratti prospettico, a tratti esplorato con moto circolare, a passo umano, che costituisce la realtà raccontata nel libro è nata dalle relazioni con prostitute e ex prostitute nigeriane e narrato dall’oyibo (l’uomo bianco marchiato da un razzismo al contrario rispetto a quello che conosciamo noi Europei) che le ha frequentate. Ade (una Giulietta mutilata dalla clitoridectomia) e le sue colleghe parlano nel loro mondo una lingua cruda e schietta di quelle che affascina e spesso riesce a zittire anche i pensieri del narratore, ma soprattutto gli fanno intravvedere un mondo di sicuro non meraviglioso che però ammalia, dove si riflettono o per meglio dire si compiono alla luce del sole, realizzandosi in un ingorgo che crea un conglomerato dall’aspetto del tutto edile-stradale ma in vero culturale, le peggiori aberrazioni nate dal progresso della civiltà umana.
Per una sintesi alquanto efficace dello stato/Stato frammentario della Nigeria, il cui governo è stato definito una cleptocrazia, Trevisan che era un batterista (ha studiato batteria jazz ed era un grande appassionato di musica funky) a pag. 36 consiglia l’ascolto di Another Story, Burna Boy feat M.anifest.
L’amore per l’Africa e le sue donne, ha raccontato, è nato da piccolo, grazie a un regalo dello zio Lorenzo che di passaggio gli ha lasciato una statuina raffigurante una bellissima donna forse Yoruba, che Trevisan da allora ha sempre tenuto con sé. Le donne che esercitavano “la professione” che parlano nel libro sono tutte donne forti, determinate, del tutto terrene, lontane dai fantasmi di altre donne citate che hanno invece fatto di una mimata debolezza la loro arte.
"Stigma" è una parola che compare molte volte nel libro, scelta anche per connotare una serie precisa di capitoli: stigmatizzato è il lavoro della puttana; porta addosso uno stigma chi intrattiene rapporti con le prostitute in quanto è imputabile di sfruttamento o di favoreggiamento, quale che sia il tipo di relazione umana che intrattiene con loro; stigmatizzante è la nozione di normalità e di a-normalità; non c’è scritto, ma il marchio d’infamia colpisce duro anche chi entra e esce dai reparti di psichiatria per sua colpevole debolezza. Lo scrittore parla in alcuni passi della sua tendenza depressiva, dei ricorrenti disturbi nervosi, dell’angoscia unita a vergogna che gli faceva provare la comparsa repentina ma mai abbastanza del tremore essenziale, annunciante il pericolo di un crollo.
Un cenno particolare va alla scelta di non tradurre parte delle espressioni e anche dei testi soprattutto contenuti in nota lasciati in Inglese: la conoscenza fluida dell’Inglese, e in particolar modo la pratica di quel tipo di lingua franca meticciata chiamata Pidgin-English che è utilizzata in Nigeria, è stata il veicolo, il vettore che ha consentito all’oyibo di tessere relazioni umane con le "ragazze” e poi con le persone incontrate a Lagos, l’uomo che parla ne era orgoglioso e grato: “tradire” con una traduzione di ritorno all’Italiano non avrebbe avuto senso. Per le traduzioni dei brani che potrebbero interessare, appunto, ognuno per sé.
Forse dopo l’uscita di quest’opera, l’etichetta di scrittore del Nord-Est che ha accompagnato a lungo il lavoro di Vitaliano Trevisan sbiadirà finalmente un po’, perché sarebbe il caso. Vicenza c’è, con il suo quadrilatero del degrado, e c’è anche Rovigo, con il delta che richiama in piccolo quello nigeriano, città dì e notte molto diverse, come tutte le altre città. Certo, nulla a che fare con la baraccopoli di Makoko, la “Venezia d’Africa”, ma il fatto è che ovunque tutto ubbidisce al principio che “si crea domanda saturando l’offerta”, motore del centro commerciale di qualsivoglia genere, da quello che prosperava sulla cosiddetta SS11 che collega Vicenza a Verona fino ai traffici affaristici che hanno portato all’obbrobrio della nuova megalopoli nigeriana per ricchi da 249 milioni di dollari rubata all’oceano.
Se come ha scritto «per difendersi da se stesso e dal mondo, è nella trasparenza che si è sempre ritenuto in equilibrio» — e non sempre, comunque, ha aggiunto — il vizio di scomparire di Trevisan qui appare poco: deve essere stato faticoso e da lettori gliene siamo grati. Come si sente meno del solito la bella musica imparata dai suoi maestri, non ha temuto di metterla a tacere o di “sporcarla” in diversi passi, soprattutto nei dintorni della scena recitata dello scontro con gli Okaba Boys, dove il narratore sembra lallare, facendo propria una costruzione del linguaggio straniera entrata a contaminare, rendendoli costellazioni metamorfiche, anche i pensieri.
Il libro è molto visivo — in tanti, oltre ai libri, ricorderanno le fotografie che scattava Trevisan, gli scorci particolari quasi sempre affettuosi che coglieva il suo sguardo — in diversi punti è anche documentaristico e cinematografico, nessuna sorpresa se diventasse materiale da film. Che ci sia anche la propensione al disegno, e la passione-amore per l’architettura, è evidente nelle descrizioni di luoghi e oggetti e in alcune “Avvertenze” disseminate nel testo, che l’autore avrebbe desiderato avere la forma di bugiardini infilati a caso tra le pagine e che invece appaiono mimetiche e colloquiali, come abitanti di un boudoir. Sempre questioni di prospettive.
“Non posso non ricordare che la radice della prospettiva è nel teatro: si veda: Agatarco (scenografo di Eschilo), Commentarius” (Vitaliano Trevisan)
Black Tulips, Vitaliano Trevisan, Einaudi 2022, pagine 232, 17 euro.
Scopri di più su questi argomenti
New
Notizie flash sul tuo smartphone
Unisciti al nostro nuovo canale Telegram, ricevi una notifica ogni volta che pubblichiamo una notizia.
Più visti
Attualità
25 giu 2026
Bassano cambia volto: 50mila metri quadri in trasformazione
Visto 27.271 volte
Geopolitica
23 giu 2026
Il ruolo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane in Iraq e nel Golfo
Visto 20.191 volte
Attualità
26 giu 2026
Due candidature per un solo posto: il paradosso veneto verso la Capitale della Cultura 2029
Visto 17.327 volte
Attualità
26 giu 2026
Caos Capitale della Cultura 2029: il centrodestra si spacca e il PD attacca
Visto 14.815 volte
Geopolitica
27 giu 2026
Il Pentagono presenta una nuova richiesta di fondi per la guerra contro l'Iran
Visto 12.817 volte
Attualità
27 giu 2026
Caldo record sulla Pedemontana: attese massime fino a 40 gradi nel fine settimana
Visto 12.501 volte
Attualità
25 giu 2026
Bassano cambia volto: 50mila metri quadri in trasformazione
Visto 27.271 volte
Attualità
08 giu 2026
«Rispondiamo a un impegno assunto con i cittadini»: Nicola Finco dà il via al piano per la spiaggetta
Visto 23.576 volte
Politica
11 giu 2026
Comunicazioni politiche sui canali dei Quartieri, Pietrosante attacca "È il Momento"
Visto 21.620 volte
Politica
15 giu 2026
Conti della Polizia Locale e tessere contese, Pietrosante gela FdI: «Con Giangregorio tempo perso»
Visto 21.339 volte
Attualità
09 giu 2026
Don Andrea Guglielmi lascia Bassano: il saluto della città all’abate del dialogo
Visto 21.253 volte
Politica
09 giu 2026
Bassano, la minoranza porta in Consiglio il caso della ciclopista del Medoaco: "Mancano i 600mila euro"
Visto 21.168 volte
Attualità
17 giu 2026
A Bassano l'ultimo viaggio nello sguardo di Sebastião Salgado
Visto 20.813 volte
Attualità
20 giu 2026
La Ciclopista del Canale Medoaco slitta al 2027: nuovo progetto da 1,2 milioni di euro
Visto 20.593 volte
Geopolitica
11 giu 2026
Lo Stretto di Malacca: uno dei colli di bottiglia più importanti al mondo
Visto 20.558 volte