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Aurora Bertollo

Aurora Bertollo
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Bassanonet.it

Radici

I «Porteghi Longhi» e il Porto di Brenta

Dalla difesa, al commercio, fino alla modernità: le tracce del tempo in una via

Pubblicato il 28 ago 2026
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Quando nasce la curiosità di conoscere il passato di una città, il nostro sguardo si rivolge prima di tutto ai monumenti, ai palazzi storici e alle piazze, ai nomi illustri e ai grandi eventi.
Ma la storia di una città non è fatta solo di questo. È composta anche di piccoli mercanti, pescatori, falegnami, contadini e operai; di mercati e odori; di vicoli e strade che, silenziose, hanno assistito a cambiamenti epocali.
La verità è che anche un dettaglio apparentemente insignificante può diventare una porta d'accesso al passato, come ad esempio l'inclinazione di una strada.

Ciò che rimane oggi delle iscrizioni e degli stemmi della Porta Soranza, demolita nel 1866. ( Foto Bassanonet.it )

È il caso di Via Portici Lunghi, il passaggio in discesa che ancora oggi collega Piazza della Libertà alla sponda del Brenta. Se oggi è parte integrante del centro cittadino, un tempo ne segnava i confini: qui sorgevano infatti le antiche mura medievali che, insieme al fossato che le abbracciava, proteggevano il nucleo urbano. La ‘’Via del Fossà’’, nome con il quale furono per lungo tempo chiamati i Portici Lunghi, rispondeva quindi innanzitutto a esigenze difensive, fortemente necessarie in un contesto segnato dai continui scontri tra le signorie che si contendevano i territori veneti, e nel quale Bassano si trovava al crocevia.
Tuttavia, proprio questa collocazione strategica, assieme alle preziose acque del Brenta, favorì fin dal Medioevo il progressivo sviluppo dei traffici fluviali.
A essere trasportato e commercializzato fin dai tempi più antichi era soprattutto il legname che, fatto scendere dalla Valsugana, passava per l’importante snodo commerciale bassanese, dirigendosi poi sino a Padova e Venezia dove sarebbe stato impiegato come materiale edilizio.
A segnare il definitivo passaggio di Bassano da una prevalente funzione militare a una sempre più importante vocazione commerciale, fu quella fertile stagione di pace e stabilità quattrocentesca, inaugurata dall’ingresso nella Repubblica di Venezia. In questo clima sorsero sempre più botteghe, magazzini e attività manifatturiere, e non pochi furono gli interventi urbanistici per migliorare la città. Tra questi, non manca Via Portici Lunghi, che venne lastricata e in seguito trasformata in una sorta di scivolo per favorire il passaggio delle merci provenienti dalla piazza e dirette verso il Porto di Brenta. Qui, a regolare il traffico delle zattere ma anche dei traghetti per attraversare il fiume, stava la Porta Soranza, ricostruita nella seconda metà del Cinquecento dal podestà Vettore Soranzo sulle macerie della precedente Porta di Brenta. Di essa, demolita nel 1866, possiamo ancora osservare i resti, inglobati in un edificio poco lontano dal porto.
Al commercio del legname si aggiungono progressivamente quelli del vino, del rame, della carta e del ferro, fino alla grande espansione, nei secoli XVI e XVII, delle pregiate produzioni di lana e seta, particolarmente apprezzate e richieste dai patrizi veneziani.
Questa lunga fase di prosperità entrò in declino verso la fine del Settecento, con la crisi e l'instabilità portate dalle guerre napoleoniche e la successiva caduta della Repubblica di Venezia. Sebbene i trasporti fluviali non si interruppero mai del tutto, i traffici diminuirono, l'importanza commerciale del Porto di Brenta calò e Via Portici Lunghi mutò nuovamente aspetto. Dal centro della città, venne infatti qui trasferito il maleodorante mercato del pesce, poiché la pendenza di Via Portici Lunghi permetteva di lavare più facilmente la strada, nonostante ben presto ci si accorse che il problema igienico era stato semplicemente spostato.
Sarà alla soglia della modernità, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo, che la questione dell’igiene diventerà un tema centrale nel dibattito pubblico, assieme alla crescente attenzione verso le condizioni di vita dei popolani e della nascente classe operaia.
«Realizzate questo sogno, levate tanti poveri operai da luoghi che per ironia si chiamano case, giacigli invece più da cani che da uomini, magazzini di malaria fermenti di malattie» (‘’Il Vessillo Bianco’’): molti erano gli articoli di denuncia e gli appelli che richiamavano l’attenzione sull’insalubrità delle vie cittadine, sulla mancanza di bagni pubblici e sul rischio di epidemie e infezioni.
In realtà, le progressive iniziative non mancavano e portarono a una generale modernizzazione e ristrutturazione della città, denotando un particolare impegno urbanistico non solo pubblico, ma anche di iniziativa privata. Ed è proprio in Via Portici Lunghi, ormai «ridotta a un luridume» di «catapecchie», come scriveva il giornale ‘’La Provincia di Vicenza’’, che nel 1902 Cesare Bortolotto, appartenente alla famiglia erede del patrimonio dei Vanzo-Mercante, fu tra i primi a fare edificare, a proprie spese, delle abitazioni salubri e arieggiate per gli operai. Un intervento che la stampa dell'epoca definì disinteressato, dal momento che gli affitti difficilmente avrebbero potuto garantire un guadagno, ma che fu accolto con grande entusiasmo, nella speranza che altri potessero replicarne l’esempio.

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