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In 4000 a Sant’Eusebio per la 22° Festa dell’Uva

Tradizioni che piacciono e che vengono interpretate con stile

Pubblicato il 27 set 2023
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L’edizione di questa rinomata festa ha accolto 4000 persone dal 22 al 24 settembre, segno positivo per gli organizzatori.
Potremmo definire la “Festa dell’uva di Sant’Eusebio” una tradizione ben radicata nella vita sociale del bassanese.
L’agricoltura è sempre stata nei secoli la prima fonte di reddito del territorio, con la coltivazione della vite e dell’ulivo che compaiono già negli Statuti in epoca medievale.

La Festa dell’uva di Sant’Eusebio. Foto Giorgia Bonato

La manifestazione, organizzata dalla Compagnia dei Canevaroli della Terra di Bassano, è diventata nel tempo un appuntamento atteso ogni settembre.
A fare da motore al crescente sviluppo della festa è il ricco programma di eventi collaterali che si tengono nei tre giorni di manifestazione.
Quest’anno sono stati coinvolti artisti, scrittori, vignaioli, band musicali, oltre a proporre la tradizionale Pissotta e la gran festa della pigiatura a conclusione domenica 24 settembre. 180 i volontari e 4000 le persone che nel fine settimana hanno invaso letteralmente la corte di villa Angarano Bianchi Michiel.
“La festa dell’uva affonda le radici da tempo immemorabile” ci racconta il presidente emerito della compagnia dei Canevaroli, Otello Fabris. Lo storico ha raccolto nel libro “Canevaroli. Viti, Vigneti, Vino.
Gente della Terra di Bassano “ la storia della vite in tutto il comprensorio di Bassano del Grappa. 40 anni di ricerche che testimoniano quanto il vino faccia parte della personalità dei bassanesi. Vocazione adattata da un linguaggio diverso nel tempo, ma restando un’identità determinante nei secoli.
Per ricostruire l’origine del nome “Canevaroli” dobbiamo tornare indietro nel 1404, quando Bassano entrò ufficialmente a far parte della Repubblica di Venezia.
I bassanesi, autorizzati a vendere il vino al minuto, entrarono ben presto in contrasto con Venezia per i dazi troppo elevati. Fecero così squadra unendosi in una corporazione, i Canevaroli appunto. Ottennero così la commercializzazione del nettare senza pagare dazi per il trasporto su zattere, che partiva dal porto di Brenta con destinazione Padova e Venezia. In quel di Venezia c’era persino un attracco riservato a Bassano e una casa cosiddetta “dei bassanesi”, dove veniva “incanevato” il vino. Termine dialettale che deriva da “caneva” che tradotto in italiano significa cantina. “Incanavare” vuol dire esattamente “mettere in cantina”.
Ed è proprio quest’azione che dà origine alla corporazione dei Canevaroli. Un tempo era conosciuta come una “consorteria”, perché uniti nella stessa sorte a tutela dei diritti dei produttori di vino bassanesi. Negli Statuti è riportato in modo minuzioso la tipologia delle uve prodotte. Si trovano le “Schiave” provenienti dalla Schiavonia e importate dal padre di Cecilia da Baone sposa di Ezzelino da Romano. Le uve bianche Durasiga provenienti dai Colli Euganei, che gli antichi romani chiamavano Duracina per via dell’acino duro, antenata della nostra Durella. Tra tutte spicca la Pinella che dava un vino molto dolce.
La Festa dell’Uva nasce quindi da un’antica tradizione di Sant’Eusebio che celebra da 22 anni la popolare vendemmia.
Sempre dai racconti dello storico Otello Fabris si evince come la festa abbia fatto un salto di qualità nel tempo. Partita con mostre e spazi limitati per il companatico, si è giunti oggi ad occupare l’intera corte di villa Angarano Bianchi Michiel, dimora palladiana inserita dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità dal 1996.
Conservare queste memorie popolari significa mantenere inalterati i valori anche nella contemporaneità. È indispensabile una continuità nel tempo, solo così la nostra storia acquisterà un valore aggiunto ai saperi e ai sapori della tradizione italiana.
In questa 22esima edizione ogni provento che è stato raccolto, come riferisce il vicepresidente Luca Bertapelle, sarà devoluto al sostegno della comunità. I bisogni del paese e le urgenze sociali prima di tutto.

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